dicembre 8, 2004

 Dejà vu
 
 
Sì, io l’ho già visto questo momento, non scherzo, non scherzo.
Ora, una donna si affaccerà a quel palazzo, guarderà noi e il cielo, per un istante, e chiuderà rumorosamente le imposte. Tu mi dirai che sta per piovere, io ti chiederò se ricordi quella volta in cui il temporale ci sorprese a Madrid.
Non mi risponderai, distratta da due gatti che si inseguono, e il tuo sguardo di meraviglia mi sembrerà diverso da tutti i tuoi sguardi che conosco. Mi ricorderà, ma non sarà la stessa, l’espressione dei tuoi occhi davanti al fiume di Bosa, quando il tempo si dilatò su noi due, era maggio, e cercavamo speranze nei fossili, fra la sabbia e le canne.
Mi verrà voglia di prenderti per mano e dirti che voglio fissare i dettagli, elencarli ad uno ad uno, su un foglio a quadretti, per essere sicuro di averli vissuti.
Non lo farò, prigioniero di un nuovo pudore. Dirò solo “che strano un minuto fa c’era il sole”.
Sono sicuro. Fra pochi secondi ti volterai per chiedermi una sigaretta. Una ciocca di capelli ti cadrà sulla fronte, la tua nuova sciarpa mi sembrerà più colorata, fisserò una ruga sottile che si formerà in un sorriso forzato. Mi domanderai a cosa penso. A te, risponderò, alla tua sciarpa. E a come tutto si mostri diverso, oggi, non avevo mai visto così. Guarda, anche queste case di pietra e questa piazza, dove ho passato migliaia di giorni, e questa pianta che ha visto mio nonno bambino, tutto mi appare come nuovo. Anche il monumento ai caduti. Mi mostra lo strazio, con quelle lettere staccate nei nomi, Atnio Dga e Mrio Deog. Di soldati che urlano contro l’oblio, che chiedono di non morire un’altra volta, sfigurati da granate e scordati per sempre in un silenzio immedicabile. Antonio Daga, Mario Delogu, ripeterò ad alta voce.
Mi guarderai stupita, lo so, e io non saprò se quella che sento è voglia di amarti.
Sarà allora che cominceranno a cadere le prime gocce di pioggia, mentre mi dico che i mutamenti del nostro sentire sono lentissimi, a volte. Oppure improvvisi, come il tempo variabile di questa mattina d’autunno.
Affretteremo il passo. Poi tu ti metterai a correre, per cercare riparo. Io no, guarderò la tua nuca, da lontano, sparire dietro l’angolo, all’incrocio più avanti. Penserò che è inutile cercare un’alleanza fra noi. Mi lascerò bagnare, fino a rendere goffi gli abiti che indosso, fino a confondere un lieve tremore del labbro con un accesso di pianto.
Ho già visto, sono certo.
Ti raggiungerò, sotto i portici di Via delle viole, fra qualche minuto. Vedendomi, mi dirai che ti sembra di aver già vissuto quel momento, ma in un altro luogo, con un altro uomo. E io, per la prima volta, ti chiederò di pronunciare il mio nome.












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