marzo 18, 2005

 

                                                     

                                      fretta e velocità

Franco Bulla è la persona più appiccicosa che io abbia mai conosciuto. Che non vi capiti d’incontrarlo, soprattutto se andate di fretta. Ieri, mentre andavo a comprare il pane da tia Mallena, lo vedo che parla a tutta birra con un tipo che aveva arpionato per strada. Lo sfortunato ascoltava in silenzio, ma era chiaro che non vedeva l’ora di mollarlo, faceva di sì con la testa e avanzava di qualche passo, come per andarsene. Bulla lo inseguiva, però. Lo tratteneva per la manica della giacca e, ti fippo narande, continuava nel suo monologo ininterrotto, sembrava avesse sniffato Duracell con repeat. Poi, il passante-bersaglio ha avuto una botta di culo: il suo cellulare ha squillato, lui ha risposto alla chiamata e, come si fa in questi casi, ha voltato le spalle al polpo. In quell’attimo, Franco si è girato. E ha visto me, porca puttana.

– Ooooh, ciao, ebbè – urlava come un giocatore di rugby impazzito.
– Non b’at male. Ciao, ciao.
– Aspeeè, ascò una cosa, ti devo parlare, ooh, ti devo chiedere una cosa.
– No, Frà, vado di fretta, scusa ma mi chiude il negozio.
– Ebbè, un minuto no, e cosa hai i cani appresso? Già sei poco…

Prima ancora di riempire i puntini di sospensione, sento una manata sulla schiena, come una frustata di battipanni. – Arte drammatica, no ? – mi fa, a mo’ di saluto, con un sorriso tutto felice. E il disco riparte, probabilmente da dove era stato interrotto pochi secondi prima.

– Ma tu lo sapevi che in Argentina ci sono venti milioni di cavalli allo stato brado? Sto pensando di andarci e catturarne qualcuno, poi me li vendo. Hai visto come va di moda il cavallo, per non parlare della possibilità di partecipare al palio e vincere qualche decina di milioni. I fantini buoni non mancano, qui a Sunis. Cosa dici, mi conviene? Perché lì sono gratis eh! Tu vedi un cavallo, lo prendi al lazzo ed è tuo. Certo c’è da calcolare il costo del trasporto, il tempo che ci vuole per arrivare sul posto e quello del rientro, soprattutto. Quanto tempo ci vuole per l’America Latina? Mio nonno, mi ricordo, raccontava che lui ci impiegava un mese con la nave, e di sicuro dovrò usare la nave anch’io, non posso certo trasportare cavalli non ancora domati in aereo! E poi l’aereo costa troppo, a quel punto non mi conviene più, tanto vale che un buon cavallo me lo compri a Sedilo o a Santulussurgiu, che i mezzosangue che stanno allevando in quella zona sono i migliori nelle gare lunghe, pare che abbiano più resistenza.

Prende mezzo fiato, guardo l’ora, provo a dire che è tardi. Ma sulla sillaba “de” di “devo correre al market”, lui è già ripartito.

– Però a me più che la resistenza mi interessa la velocità, la velocità naturale. Per questo mi piacciono i cavalli. E gli atleti, quando non sono dopati. O gli struzzi, al limite. Sto pensando che in Sardegna sarebbe bene allevare struzzi da corsa anziché da carne, con tutto lo spazio che abbiamo possiamo farli allenare dove ci pare. E costruire delle piste, con le tribune per gli spettatori e tutto il resto, secondo me è un affare. Ma lo struzzo in sardo come si chiama? Istruzzu? Non credo. Bisognerebbe chiedere a Pillolla, lui queste cose le sa. No, sai, perché con la storia del bilinguismo è meglio saperle certe cose, non puoi farti prendere in castagna per una stupidaggine del genere, metti che stampiamo i biglietti d’ingresso anche in limba, per dire.Organizziamo le gare, altro che formula uno! La gente, qui, neanche lo sa quanto vanno veloci gli struzzi.
A proposito, ma tu pensi che la terra vada a una velocità pazzesca, nell’universo, o che stia ferma? Sai quella cosa della teoria della relatività, non mi convince del tutto. Certo che a pensarci fa una certa impressione, è peggio che stare sulle montagne russe, rischiamo di schiantarci. Dio non è mica un vigile urbano eh! Sempre che Dio esista, naturalmente. Da qualche parte ho letto anche che il suo movimento produce un rumore infernale. Noi non lo sentiamo perché siamo nati con lui, col rumore, dico. E’ come abituarsi al rumore del traffico o al suono della sveglia, dopo un certo tempo, non lo senti più.

Si blocca, per qualche secondo. Alza lo sguardo verso il cielo pieno di stelle, con un’espressione di stupore. Scuote la testa, mi sorride di nuovo. Sembra un bambino al circo. Mi risveglio.

– Mannaggia a te e alla sveglia, che ore sono? Ecco, le sette e mezza, addio pane. Anche stasera dovrò mangiare pane carasau bagnato. Per colpa tua, Frà.
– Eeeeh, mì che sei, mì. A proposito di pane carasau, ma tu lo sapevi che…
– Lascia stare, questa me la racconti un’altra volta. Cosa mi dovevi chiedere, piuttosto?
– No, niente, volevo solo sapere che ora era, quel signore di prima non aveva l’orologio. Ma mi hai appena detto che sono le sette e mezza.

Sto per mandarlo al diavolo. Poi, invece, improvvisamente, mi prende una strana letizia. Forse quel suo sguardo.
– Senti, Frà, facciamo una cosa. Andiamo su a casa mia, ti invito a cena. Ho due buone bistecche e una bottiglia di vino. Col carasau, così mi spieghi tutto.

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