giugno 8, 2005

– Chiii? Parli più forte per favore, più forte. Chiii… aaah, tu sei! Tadannu, non ti stavo conoscendo!

Alle otto del mattino, la signora Anna sta urlando, aggrappata alla cornetta del citofono, al sesto piano del condominio “L’Avvenire”.  Venti metri più in basso, all’altro capo del filo, anche Irma urla a squarciagola:
– Mamma, che è tutto questo baccano? Che succede?
– Niente, figlia mia, è la televisione, tuo padre. Ma non sali a salutarlo?
– No mamma, sono in ritardo, devo accompagnare il bambino a scuola. Senti, ti sto lasciando una busta di mele.
– Daniele? E dopo passi a riprenderlo? Ma perché, oggi non va a scuola?
– Nooo, mele, mamma, meeleee! Siamo andati a prenderle all’orto, con Franco, la settimana scorsa. Chiama l’ascensore, le trovi lì. Ciao, saluta babbo.
– Ciao, ciao…

Poco dopo, la vecchia infila la testa piena di bigodini, forcine, retina e lacca alla vaniglia, dentro la scatola metallica ( la Dottoressa Carriego le ha insegnato a chiamarlo così, che  ascensore non riusciva proprio a dirlo e faceva ridere tutti quell'assessore). Si incastra per qualche secondo nella chiusura automatica. Poi rientra in casa e ciabatta in direzione del marito.

– Antò, mì che cosa ha portato tua figlia, le mele. Te le cuocio? Con lo zucchero, buone mì. Dall’orto. Tua figlia. Te le mangi. Buone.

Antonio non si volta. Seduto nella poltrona grande, con un plaid sulle ginocchia, sembra concentratissimo su una televendita: sguardo fisso, tremolio delle mani, volume a palla, pentole.
Lei insiste: – Allora, te le faccio? Mele di Sunis, mì, quelle piccole. Dolci. Adesso le sbuccio e le metto a bollire. Bene ti fanno.

Nessuna reazione.

-Ohi, ma tu non mi stai sentendo! Ma perché non ti metti l’apparecchio? E stai anche guardando la televisione. Cosa sentirai, così. Boh. Te lo porto?

Ancora assenza.

La vecchia, allora, tira fuori dalla busta una mela e, allungando un braccio, la mette davanti agli occhi di lui, impallando lo schermo della tv. Lui è costretto a guardare.
– Mì, che bella! Adesso la preparo, con le altre. Così fai colazione. Che non hai mangiato nulla. E poi ti fanno bene.

L’uomo sorride, quell’immagine sfocata, a dieci centimetri dal suo sguardo, lo riporta in vita. Si gira verso di lei e la guarda con tenerezza. Sembra che quel frutto rossolucente lo conduca alla memoria di qualcosa. Forse è una memoria che riguarda lui e la signora Anna. Magari è la loro giovinezza che si affaccia, di quando, fidanzatini, andavano a "su Grumene" a raccogliere favette e meline.

Sta così, col sorriso stampato, gli occhi languidi. Lei lo guarda con affetto. La mela è un ponte fra le loro esistenze: che bella immagine!
Poi, la faccia di Antonio improvvisamente si fa dura. E anche lui urla qualcosa.
– Ficcatela nel culo, nel cuuulooo!

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