ottobre 13, 2005

Balentias (uno)

A Sunis dovevano ancora stabilire chi fosse il più balente del paese.
Dopo quaranta giorni di prove massacranti, erano rimasti in gara solamente Bobore Frissura e Billia Corbinzolu. Il primo, meglio conosciuto come “Culunzone”, era noto in paese per la strabiliante capacità del suo stomaco di fronte ai ravioli fatti in casa (dieci centimetri per dieci). Si raccontava che fosse riuscito a mangiarne 164 in una sola volta, contro tutte le regole della fisica. E della capacità, appunto. Il secondo si portava dietro il soprannome di “Romanu”, forse eredità degli antenati che vantavano antiche origini continentali o, più presumibilmente, da quella volta che dopo un viaggio di tre giorni a Roma, in visita al Papa, era tornato a Sunis con un accento vagamente capitolino e aveva pronunciato la frase “non me ce drovo più in st’ impedrado !”
Dunque Bobore e Billia (o, se preferite, Culunzone e Romanu) erano i finalisti.
Avevano eliminato oltre quaranta concorrenti, compresi fra i diciotto e i cinquant’anni, vincendo con relativa facilità in tutte le discipline: dalla morra a s’istrumpa, dalla mungitura con una sola mano alla tosatura della pecora nera, dal salto a piè pari con i “cusinzos”, gli scarponi pesanti due chili l’uno, all’uso della “lesorza” in tutti i suoi possibili impieghi. Si erano distinti nelle acrobazie a cavallo, nel cavalcare tenendo in groppa una vitella di 120 chili, nel riuscire a contare più di trecento pecore senza addormentarsi, nello stordire a testate il montone più grosso del circondario. Avevano sbaragliato il campo nelle prove di stappatura di birra Ichnusa con i denti, nella resistenza a stare in piedi dopo mezzo litro d’acquavite e nell’invenzione dei peggiori insulti da rivolgere ai pastori del vicino paese di Birimbò. Erano risultati i più bravi anche nell’attitudine al commercio con i turisti, riuscendo, nelle semifinali, a vendere trentaquattro forme di pessimo pecorino ai frequentatori della spiaggia di Frigau marina e spacciando come pranzo tipico della Barbagia -al costo di trenta euro- un piatto fatto di solo pane carasau e poche gocce d’olio d’oliva ad una comitiva di cento pensionati brianzoli.
Ora si dovevano fronteggiare nelle ultime fatiche che la giuria aveva stabilito per loro.
Dopo un lunghissimo dibattito, il presidente della commissione esaminatrice, Antoni Tilingone, aveva radunato in piazza l’intera comunità e aveva spiegato i termini della questione. Poiché nelle gare di forza e di destrezza i due balentes si erano equivalsi, si era deciso di valutarne il loro grado d’istruzione con un test di cultura generale e, in caso di ulteriore parità, a mò di spareggio, di far combattere i loro cani, considerati da sempre i più feroci cani pastori che la gente avesse mai visto nelle campagne di Sunis, in una lotta all’ultimo sangue. Dopo un breve applauso della folla, il presidente aveva invitato i due candidati a stringersi la mano e aveva dato appuntamento al giorno successivo in sa Piatta Manna, per le nove del mattino.
Il giorno dopo, all’ora stabilita, erano tutti radunati in piazza. Tilingone aveva tirato fuori un numero della settimana enigmistica del 1965 e a voce alta aveva letto due definizioni da un cruciverba di Bartezzaghi : “E’ bianca a Washington, quattro lettere”… “Sei romano, due lettere”.
Dopo un quarto d’ora di sofferta concentrazione gli sfidanti avevano scritto le loro risposte in un foglietto di carta e l’avevano consegnato a Maria Piliruja, la segretaria della giuria. In un crescendo di tensione, il pubblico aveva cercato di carpire il verdetto dagli sguardi dei giudici che leggevano con estrema calma le soluzioni proposte. Poi, chiedendo il silenzio assoluto, Antoni Tilingone si era alzato in piedi e con rassegnazione aveva detto: – Anche questa gara finisce in parità, hanno risposto entrambi correttamente. Alla prima domanda sia Bobore che Billia hanno risposto NEVE, ed è giusto, alla seconda uno ha risposto SI’ e l’altro ha risposto NO, ed è corretto in tutt’e due i casi, perché ci sta e perché uno solo di loro è romano, anche se si chiama Corbinzolu.-
Alcuni risero, fra l’incredulità e lo stupore, altri cominciarono a pensare che ne avrebbero visto delle belle, qualcuno mormorò che non era giusto affidare la sentenza finale sulla valentia di un uomo alla ferocia del suo cane. Ma così era stato deciso.
Si stabilirono poche regole: 1) la lotta doveva svolgersi al chiuso, in una stanza di una casa colonica alla periferia del paese. 2) dentro la stanza, assieme ai cani, potevano stare solo i loro proprietari. 3) la gara non poteva durare più di cinque minuti e la vittoria poteva essere assegnata anche ai punti dal veterinario di Sunis che avrebbe giudicato la migliore integrità fisica dopo la lotta.
Una settimana dopo arrivarono in paese centinaia di curiosi, anche dalle località vicine. Fu istituito un servizio d’ordine per contenere la folla schierata intorno all’ovile designato come campo di gara. In un frastuono di voci delle avverse tifoserie e fra nuvole di polvere, sollevate da quelli che nelle ultime file saltavano per cercare di vedere qualcosa, i due rivali si diressero verso la stanza, tenendo al guinzaglio Runzinu e Pensapodè, spaventati da quanto succedeva intorno e pertanto mansueti come due agnellini. Una volta dentro la stanza, porte e finestre furono sprangate e Tilingone, con un colpo di fucile caricato a salve, diede inizio alla sfida. Per tre minuti non si sentirono che urla disumane, incitamenti selvaggi, ringhi inaudibili. Poi silenzio. Dopo una lunga attesa, i commissari di gara si consultarono e decisero di aprire la porta. Lo fecero con grande cautela, facendo allontanare i curiosi.
Sul pavimento, al centro della stanza, giacevano le due code dei pastori fonnesi, una vicina all’altra, inanimate. Nient’altro: i cani pastori e i pastori erano spariti, divoratisi gli uni con gli altri.
Per trovare il più balente di Sunis si doveva ricominciare da capo.

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5 Risposte to “”

  1. Materiale da maneggiare con cura, la balentia. Anche indigesta, a prenderla sul serio. Rischio che lei – bravissimo! – si guarda bene dal correre, restituendoci una pagina di rara godibilità. Ancora rido, caro Biramabai. E non posso che essergliene infinitamente grato. A menzus… riere!

  2. triana said

    Mamma che ridere sta sfida! Io ne so qualcosa della vendita di pecorino ai bagnanti, chissà se quel losco individuo che mi attendeva dietro il cespuglio con la sua caciottesca offerta tutto intabarrato da pastore sotto il sole d’agosto era Culunzone o Romanu…La storia della settimana enigmistica, che spulcio tutte le sere prima di dormire, mi ha fatto morì: d’altra parte, sulle risposte al secondo quesito non c’era proprio niente da eccepire.

  3. Q.lla said

    E adesso dove li trovano due con una cultura generale come quella? Si aprono tempi duri per la balentia di Sunis!
    Divertente.

  4. utente anonimo said

    iscusade si bo lu naro ma custol duoso sun bistadoso propriu maccoso…

  5. birambai said

    Iscasciados abberu, caru anonimu. Ma chie sese, chi faeddasa custa limba chi mi che palzo in carrela e domo?

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