settembre 27, 2006

                                     

Dovrei decidermi, ora. Ora che il grigio nasconde le strade, in questa città che si fa silenziosa, così ferma. Potrei fissare la chiarezza. Così, lasciando spenta la stanza, alle sette.

Ecco, lo sapevo, l’autunno è così. Appena lo senti avvicinarsi ti sembra subito di essere un poeta. E cominci a scrivere cazzate che neppure il tuo diario delle scuole medie riuscirebbe a sopportare. Poi, magari, domani arriva di nuovo l’estate e ricominci a essere prosaico, a programmare il fine settimana al mare, a chiederti se è meglio cucinare zucchine al forno o lumache fritte. A sperare che l’allenatore non venga esonerato anche se ha fatto solo un punto, che giochi Langella, che tolgano il gradone e robe varie.
Intanto, però, scrivi stronzate.
Alle sette. Non vedi quasi niente, sei tutto preso dalla battaglia che gli aggettivi hanno ingaggiato tra loro e ti dimentichi pure di accendere la luce: sarà meglio “ferma” o “calma”, chiedi alla tastiera. Hai fame, devi fare pipì, svuotare il posacenere, fare quella telefonata, disdire l’appuntamento. Niente, non ti muovi: è arrivato l’autunno e ti senti maledettamente poetico, non c’è niente da fare, il verso diventa incontrastato signore reggi e governa me.
Lo so che sarebbe meglio chiamare Patrizia, senti perché stasera non vieni a cena, niente di speciale ma almeno parliamo un po’ non ci vediamo da un mese no non portare niente sì ho pure il vino figurati ma dai. E guardare insieme a lei quel dvd che ho comprato a maggio e che ancora sta lì bello bello impacchettato con l’adesivo Siae e tutto quanto. Pensare alle sue tette, per tutto il tempo, fingendo che il film sia molto divertente e dire alla fine è una storia bella soda.
Lo so bene, lo vedo meglio di voi, è inutile che vi prodighiate in consigli, fai questo fai quello.
Potrei anche finire quel romanzo che ho lasciato a pagina settantadue, se è per questo. Sì, quel romanzo che parla del tipo che ha ereditato una grossa fortuna e comincia a girare in auto per tutta l’America e non riesce a levarsi dalla testa il pensiero della moglie, che si sono appena lasciati e che hanno una figlia che però vive con la sorella di lui molto ricca, con metà della fortuna, essendo l’unica sorella. Ma non mi ricordo bene la trama, forse dovrò riprenderlo dall’inizio. Oppure potrei mettermi d’accordo con Mario per andare a funghi, sabato, che un collega stamattina, credendo di fare lo spiritoso, mi ha detto che nelle campagne del suo paese escono come funghi e io gli detto che in Australia escono come funghi.
Quindi lasciate perdere le possibilità che mi potreste elencare per farmi contento. Ve l’ho già detto non posso oppormi a questa lirica che mi sovrasta, alle parole che la pioggia reca con sé… oplà, ci risiamo.

E’ il senso che conta. Poiché il ricordo ti inganna, fingendosi uguale. Questa sera è nuova, di piogge e lucidi sgomenti.

Cazzarola, siamo ancora a Settembre e già sto messo così, anche sgomenti mi è sfuggito. Se non cambia il tempo sono fritto, sarò costretto a cercare anche il significato di silloge e rifare la visita dall’oculista. Sono molto preoccupato, altroché. Perché uno non ci pensa finché non gli succede di essere acchiappato dal travaglio interiore che piovigginando sale, ma quando ci cadi, come questa sera…stonf, senti anche il rumore. Dev’essere il rumore dell’anima, son so.
Non posso neanche telefonare a Polanca, figurati se a lui posso parlare di questo problema, che una volta, mentre si discuteva di donne, per sbaglio ho pronunciato la parola melanconia e lui non ha smesso di prendermi per il culo per mesi. “Solo se non hai la poetica della melachitonza” mi diceva, quando gli proponevo di andare in pizzeria.
Boh, adesso provo a forzare le lettera della tastiera, a scrivere a “sa macconazza”, senza senso, quel che esce esce. Sperando che non mi venga la sindrome dadaista. Quella è ancora peggio, porca zozza. Una volta, a Ottobre del 2000, mi ha fulminato e sono rimasto in quarantena.

Il maestrale, come puro suono.

No, non trovo scampo. Lo dico a tutti: se apro un altro blog, uccidetemi.

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2 Risposte to “”

  1. Faula said

    Dovrei decidermi, ora.
    Ora che il grigio nasconde le strade
    in questa città che si fa silenziosa
    così ferma.
    Potrei fissare la chiarezza.
    Così, lasciando spenta la stanza
    alle sette.
    E’ il senso che conta.
    Poiché il ricordo ti inganna
    fingendosi uguale.
    Questa sera è nuova
    di piogge e lucidi sgomenti.

    Il maestrale
    come puro suono.
    ………………………
    Scusa, ma così raccolta mi piace di più. Ciao 🙂

  2. mai l maestrale chi?, la casa editrice? ma male sto capendo? ah, eiaeia… ora già ho capito, già

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