ottobre 31, 2006

L’idea è del solito Zop che ne combina una al giorno.
Due piccoli tentativi

Verso le sei


Il giorno e l’ora me li ricordo benissimo, era un sabato pomeriggio, verso le sei. Me lo ricordo perché stava per iniziare una partita in Tv e mi ero appena sistemato sul divano con le sigarette e la birra a portata di mano. Avevo spento il cellulare, non volevo seccature. Quando a giocare era la mia squadra dovevo isolarmi dal resto del mondo e godermi quell’unico piacere che la vita ancora mi riservava.
Invece, proprio in quel momento, suonarono alla porta.

– Salve! Lei si starà chiedendo come mai venga a visitarla a quest’ora, senza preavviso. E fa bene a chiederselo signor Birambai, anche se non troverà una risposta, non c’è una spiegazione precisa, non c’è mai quando a decidere è il caso, quando la fortuna stabilisce che è arrivato il tuo momento.
Lei è un uomo fortunato signor Birambai, me lo lasci dire, il destino oggi ha deciso di passare dalle sue parti.

Si presentò così, rovesciandomi addosso un fiume di parole, con un’irruenza che non riuscii a contrastare minimamente.
Era un uomo sulla cinquantina, piccolo di statura, con un vistoso riporto sulla zucca quasi pelata e un sorriso forzatamente stampato sulla faccia. L’abito blu che indossava era di una misura più grande rispetto alla sua minuta statura, e le maniche della giacca gli arrivavano fino alle nocche.
Aveva già fatto due passi avanti e, mio malgrado, me lo ritrovai dentro casa.
Continuava a parlare, senza prendere fiato, sembrava una macchina programmata con delle sequenze obbligate. Credetti di trovarmi di fronte a un venditore di enciclopedie o a uno di quei personaggi che girano per le case a convincerti che bisogna svegliarsi e scoprire le grandi verità contenute nella Bibbia. La prima cosa che considerai fu di rispondergli che ero ateo e che non avevo bisogno di niente. Ma così avrei rischiato di alimentare la sua verbosità, magari innescando una discussione che non avevo nessuna intenzione di affrontare. Lo lasciai sfogare.
Parlò ancora per cinque minuti. Mi disse che la vita di ognuno di noi può cambiare da un momento all’altro, che non bisogna rassegnarsi alla mediocrità, che la qualità della nostra esistenza dipende anche da noi: tutte cose che avevo già sentito da quei predicatori d’assalto o nelle convention sulla produttività che la mia azienda ogni tanto organizzava.
Lo ascoltavo in silenzio, cercando di mostrare qualche segno di impazienza. Nel frattempo la partita era cominciata e questo non fece che aumentare la mia insofferenza.
– Ora vorrei farle vedere una cosa, le ruberò solo pochi minuti – mi disse, a un certo punto.

Appoggiò la sua ventiquattrore su una sedia, si chinò e fece scattare le chiusure di metallo.
In quel momento lo vidi di spalle. Gli osservai la nuca, mentre ancora mi parlava. La sua voce mi giungeva sempre più sgradevole.
Fu in quel momento che la mia vita cambiò. Senza che l’uomo potesse vedermi, afferrai la mazza da baseball che tenevo appesa vicino al portone d’ingresso. Mi bastò un colpo, uno solo.
Ecco, così, più o meno come vi ho raccontato. Un sabato pomeriggio, verso le sei.
E’ cominciata così. Io, io non avevo proprio detto niente. Niente.
(Céline, Viaggio al termine della notte )

Io questa storia

Sì, sul divano, signor brigadiere, anche se le sembrerà strano. Me ne stavo manzo davanti alla tv  già da un bel po’,  se proprio lo vuole sapere. Invece di andarmene in giro a zillerare con gli amici e farmi una birra eccetera eccetera, io quella sera ero a casa. Anche perché a Nughes il martedì sera cosa vuoi fare. Ho visto tutto  il telegiornale delle otto e poi la pubblicità e poi quella cosa dell’apri il pacco chiudi il pacco o come diavolo si chiama. E di nuovo la pubblicità e via discorrendo.

Poi non mi ricordo, probabilmente sono andato in camera mia a leggere un libro. E’ così, adesso ce l’ho ben chiaro in testa quel momento che ho detto a mia madre che palle questo film sgrauso l’ho già visto, meglio se vado a studiare un po’, domani ho interrogazione di matematica e lei mi ha guardato come se fossi fuori di melone. Ecco potete chiedere a lei, a mia madre, lei vi confermerà tutto, mia madre è una tipa molto precisa anche se sembra bette sbiellata dall’alcol.  Lo so che la giustizia deve seguire il suo corso e le testimonianze e compagnia bella ma lei signor brigadiere, scusi se glielo dico, non vuole proprio ascoltarmi. E anche lei signor appuntato ride per ogni cosa che dico. Anche se somiglia a mio zio Fernando che mi vuole bene e non ride mai. 

E’ così, vi dico. Stavo ancora leggendo. A mezzanotte io stavo ancora leggendo quel romanzo.
Quella storia è proprio ganza, la matematica me l’ha fatta  scordare come niente. Il tipo era massiccio,  era stato bocciato in quattro materie come me e parlava in un modo tutto strano, si vedeva che lo studio non gli piaceva tanto. E diceva un fracco di balle, mai visto uno che le sa dire così  bene.  Ma quando ci si metteva sapeva anche scrivere e oltre a farmi ridere mi ha fatto  emozionare, se capite cosa voglio dire. Mi ha preso di brutto non so bene perché ma in qualche punto mi sono commosso, mi sono sentito dalla sua parte come un fratello, forse perché anche io…

No, non lo so perché. E poi adesso basta, io questa storia non ve la voglio raccontare, tanto lo so come va a finire.

Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne.

(Salinger,Il giovane Holden)

 

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11 Risposte to “”

  1. zop said

    🙂 no non sono piccoli tentativi!!! io archivio tutto… e verrĂ  un giorno…

  2. triana said

    Benissimo riusciti tutti e due, Holden carino soprattutto per il linguaggio, Cèline è un po’ di piĂą, è bello proprio come racconto in sĂ© oltre che perfetto come falso incipit, anzi, antefatto. Bravo bravo Giannuzzo

  3. ArimaneBis said

    Da correo degli stupri letterari, mi congratulo assai (Celine mi ha ricordato i delitti esemplari di Max Aub, Salinger è un perfetto calco stilistico).

    Arimane
    (www.provediseduzione.splinder.com)
    (www.altreprove.splinder.com)

  4. Complimenti anche te, quello di Celine e’ fantastico!

  5. Piacciono entrambi, per motivi diversi.
    Questa idea di Zop invita al ballo 🙂

  6. ritabonomo said

    Anch’io sto per Celine. A lei invece volevo dire: la vuole smettere d’andare in giro a seminare indovinelli che non capisco chĂ© poi mi fa passare per tonta?
    (umph)

    Rrr

  7. Piaciuti entrambi, va da sé che la classe non è acqua, monsieur biramba..

  8. Ciao birambai, buon fine settimana.
    Ascò, ma sto blog, ahn, a lo aggiorni o no.
    Bobbò.
    Ciao

  9. aquatarkus said

    Io verso le sei avevo un alibi, verso le sei.
    Cercavo Nughes su googleearth, ma non lo trovavo. Sentivo una vocina che mi diceva nella mia testa che diceva: Birambai, birambai, birambai, lui lo sa dov’è Nughes. A quel punto sentii un colpo di pistola, signor maresciallo, veniva dall’appartamento del mio nuovo vicino. Quello che ritorna sempre all’alba.
    “Non sono fatti miei.” ho pensato.
    Così ho ripreso a leggere “Il giovane Holden”. Cosa? Nughes?
    No. Mica c’è su googleearth, Nughes. Deve chiederlo a Birambai, signor maresciallo, era lui che ho visto scappare con la pistola fumante. Che peccato sembrava una brava persona, scriveva così bene.

  10. utente anonimo said

    te prego, vieni da me a vedere che sta combinando Aquartus in un tranquillo piccolo borgo nella campagna toscana.

  11. utente anonimo said

    sloggata in centro internet sono Triana lì sopra

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