dicembre 20, 2006

Certe volte i pensieri ti arrivano in testa come pigne secche che cadono dall’albero. Sono assurdi, certe volte, chissà cosa li guida.
Ho pensato ai regali di natale, quest’anno dirò come sempre che non compro niente e poi comprerò qualcosa. All’improvviso ho visto una tartaruga di plastica e il pacemaker di Berlusconi.
Poi quel vecchietto di Sunis, quello delle rime coi colori, che ci rispondeva sempre a noi bambini. Tu gli dicevi nieddu e lui ti rispondeva “a cu t’occhidan a burteddu; gli gridavi viola e lui senza scomporsi “a cu ti fettan a cansola”. Se qualcuno diceva amaranto la risposta era “Fizz’e bagassa”.
In tutto questo si è infilata l’immagine del muschio per il presepe e un agnello tristissimo al mattatoio.
Non so a voi, ma a me sembra strano.

Oppure:

Eravamo al buio, riuniti in spiaggia.
A luglio, – o forse era agosto- io, Polanca e due ragazze. Nude, quasi nude.
Noi no, timidi, assorti in tanta bellezza, con la luna che era una torcia che ci illuminava.
Polanca guardava anche il cielo, ogni tanto, le stelle cadenti lassù.
“ La cometa, l’ho vista, sì sì!” esclamò, d’un tratto, felice, "è lei, ne sono  certo. Però che ci fa fuori stagione  a Tresnuraghes?"
Forse era quella birra non so, forse era troppa, perché mentre gli ridevo in faccia, tenendomi la pancia, e con cattiveria gli dicevo buon natale e cantavo gingolbèll, apparve improvvisamente un tipo con la barba bianca, un vecchio rincoglionito vestito di rosso.
"Merda ho perso la strada” ci disse.
Io lo guardai come se fosse un marziano e forse lo era.
“Sono Babbo Natale, non vedi che sono Babbo natale, che cazzo di film ti stai facendo in testa?” obiettò, offeso.
Polanca disse: “Senti, posso darti una lettera?”
“Se vuoi ma non so leggere”.
“E allora che ci fai?”.
“La immagino!”.
Così, a un certo punto, ci fece vedere anche la neve e le palle colorate. Giuro.
Se ne andò, dopo averci chiesto indicazioni per Sennariolo, doveva comprare della malvasia, disse.
Restammo per dieci minuti immersi in quella strana situazione.
Forse la luna, o il fumo troppo forte o la risacca del mare, forse fu questo a rovesciare il calendario.
Vero è che  restammo estasiati. Basiti, un po’. Oh sì.
Fu così. Magica, quella notte.
Poi le ragazze cominciarono a rotolarsi sulla sabbia. E anche noi due.  E più tardi,  sussurrando qualcosa, ci tolsero i vestiti.
Una si chiamava Brenda.

Grazie babbonatale.

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