gennaio 23, 2007


Sas peraulas che ispantu,
e tue
chene cresura las remunis
che abba o fumu,
isoltas.
Tacas in su muru
frommas de grogu
chi faeddan, a boltas.

Sinzas, aias nadu,
si sos ojos
non esseren birgonzosos
disisperados
sena podet ischire.

Si ch’ isteggias su tempus
cando idias tottu in pasu
pitzinnu minore.
In istiu, su fiagu bellu
‘e ghineperu, in mare
tottu in colore ‘e chelu.

Commo sonan sas peraulas
las cheres seberade
che curridores
dae supra ‘e su monte.

E invetze colan derettas.
Lassandeti un’ ispezie ‘e morte.

……………………………………………………………………………………………..

Le parole accadono
e tu
senza arginarle le accogli
come acqua o fumo
intrattenute
macchie sulle pareti
forme gialle
che parlano a volte

di segni diresti

se gli occhi non fossero timidi
disperati e timidi
incapaci a seguire.

E senti che si fa lontano il tempo
in cui vedevi le cose
con calma
adolescente
sotto il profumo estivo
di ginepri di mare
nell’azzurro mai chiuso
il tuo corpo.

Risuonano, ora, le parole
e vorresti distinguerle
come i ciclisti nel giro
dalla cima del monte.

Invece passano.
E ti lasciano una specie di morte

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