gennaio 31, 2007

Est chi no agguanto a sor bisos,
no isco nadare impresse
in su riu frittu de sa notte
a s’atter’ala asseliada.
Su mudiore mi narat
de andare abbellu, a cust’ora.
Una carrela torrat
su fragu ‘e su fenu
a s’intrinada
adhae de s’ultima domo.
Una oghe, un’attera,
de zente chi andat a banzos
a sa funtana ‘e tottus.
Medas torrant, pighende
cun brocchittos de terra
e mi cumbidan abba,
un’ocrada, su saludu.
Unu sinzu chi mudo
cun kussa craresa
chi non balet a nudda.

………………………………………………………..

E poi no so resistere ai sogni,
non so nuotare veloce
nel fiume freddo delle notti
all’altra sponda tranquilla.
Il silenzio mi chiama
e mi dice vai piano.
Una strada ritorna
l’odore di fieno al tramonto
che avanza
oltre l’ultima casa.
Una voce, poi un’altra,
di gente che va al lavatoio
o la fonte che tutti riunisce.
Molti che tornano
con le brocche di terra
mi offrono l’acqua,
lo sguardo, un saluto.
Un sogno che cambio
con la vana chiarezza.

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