maggio 24, 2007

Intervallo numero due

Otto o nove per Cento

Lodi dall’alto

Cento e Lodi

  

Erba nella cartina

maggio 18, 2007

                                                                 

                                                                         B. Pope  –  Lula


La chiesa ce le canta anche dal Brasile…

she’s my baby…

maggio 16, 2007

Tando, si pesaiat su entu,
in sa die iscurighende.
Sa neula a bellabellu isolta,
lassaiat sa carrela
a sos ojos,
a sa lughe ‘e sas domos.

Ispravinada,
in mesu ‘e sos ortos,
una oghe de incantu
sigura e connotta
carinna galana, pedida
de amore
una noa,  intro ‘e sa vida.

Sa presse torrabat a domo
in su sole gai longu,
o s’asiu, de muda solidade.

Tando, lu connoschìa su mundu,
sas ultimas dies de maju.
Dae kudda ventana, la idìa,
sa nettesa ‘e su piantu.

Cresceva il vento, allora,
nel declinante giorno.
La nebbia sfumava lenta e
dalla strada una luce
giungeva, nuova
sugli occhi delle case.

Si spandeva intorno ai cortili
una voce d’incanto, una nenia di madre
antica e sicura, come notizia di vita
una carezza in mancanza d’amore.

Fra i rari passanti, la fretta
il rientro, nel sole sì lungo
o la noia di oscure solitudini.

Riconoscevo il mondo, allora,
alla fine dei giorni di maggio,
da quella finestra,
lo sguardo
la purezza del pianto.
.

maggio 15, 2007

Post Ballarò: due sardi a zero.

-Ma che ha preso Soru?- mi sono chiesto per quasi due ore -quali sostanze miracolose ha assunto? E’ dopato, non c’è dubbio alcuno, io non l’ho mai visto così.
Sembrava un ciclista superpompato che vince con trenta minuti di distacco. Anzi no, un pugile che vince per KO dopo pochi secondi della prima ripresa, senza neanche preoccuparsi di tenere la guardia alta.
Poi ho capito: davanti a sé aveva un sacco, un pungiball. No, così non vale. 

maggio 11, 2007

Foro di Biella

Bari nelle carte

        

Raccomandata per Brindisi


 

Colonne di Trapani

  

maggio 8, 2007


tragedie in due battute, sette

Laicità

Personaggi:
Garibaldi
Il commercialista

La scena si svolge nello studio del professionista. Mancano poche ore alla scadenza della dichiarazione dei redditi.

Il commercialista: Allora, cosa facciamo con la quota da devolvere?
Garibaldi: Che opzioni abbiamo?
Il commercialista: Solo lo Stato Pontificio.
Garibaldi: Giammai. Ci scriva che io lotto per mille.

Sipario.

Misure

Personaggi:
Un vecchio fantino
Un vecchio sarto

Un antico laboratorio artigiano, fra stoffe, macchine da cucire e manichini di legno. Seduti uno di fronte all’altro, i due personaggi si guardano intensamente in silenzio.


Il sarto: Come ti va la vita?
Il fantino: Abbastanza bene. Però…
(pausa)
Il sarto: Però e però. Sempre un però. Io sono qui per aiutarti. Cosa c’è ora che non va?
Il fantino: Non sento più  il cavallo.
Il sarto: Eeeeh?

Sipario


Tempo libero

Personaggi:
Un ex clown
Un becchino in pensione

La scena si svolge in un bar. I due protagonisti si incontarno e si salutano con affetto. Poi si siedono a un tavolino.

Il clown:  Quanto tempo…
Il becchino:  Già.
 (pausa)
Il clown:  Eppure potremmo vederci  di più.  A parte la campagna, ho un sacco di tempo libero.
Il becchino:  Pure tu coltivi? Cosa?
Il clown: Ho un campo.  Pianto riso. E tu?
Il becchino:  Campo di vite.
Il clown: Mmmh.

Sipario.

maggio 5, 2007

Tragedie in due battute, sei

Contrappassi


Personaggi:
Antonio Meucci
La voce registrata

Buio. Si sente una musichetta elaborata da un computer, Le quattro stagioni di Vivaldi.
La luce di uno spot illumina, al centro del palcoscenico, una scrivania. Il famoso inventore sta parlando al telefono.

Meucci: Sì, ho capito, ma quanto devo stare così?
La voce: Benvenuto nel servizio clienti dell’ufficio brevetti, la preghiamo di restare in linea per non perdere la priorità acquisita…
Meucci: Va bene, me l’ha già detto. Comunque io non perderò un bel niente, sono stato io il primo, questa invenzione è mia. Lo volete capire o no che quell’altro mi voleva fregare l’idea?
La voce: La preghiamo di restare in linea per non perdere la priorità acquisita…
Meucci: Ma io ho sonno, quante volte ve lo devo ripetere, è mi-a, è mi-a, è mi-a… non posso stare così tutta la not…(si addormenta, la cornetta gli cade dalle mani)
La voce: …per non perdere la priorità acquisita.

Musica. Sipario

Linea di difesa


Personaggi:

Raffaello
L’avvocato

Un’aula di tribunale. Sullo sfondo, a lato della corte, un grande dipinto con un Cristo. Dietro il banco degli imputati, il pittore sta confabulando col suo difensore.

L’avvocato: Dobbiamo cambiare strategia.
Raffaello: Ma quella deposizione è mia, l’ho pure firmata.
L’avvocato: Sì, ma ora ho in mente un altro disegno.
Raffaello: Cosa mi consiglia di fare?
L’avvocato: Ritratti.

Sipario.

maggio 4, 2007

Non so perché mi è tornata in mente questa poesia di Pasolini.   Non so perché mi è venuta voglia di postarla. Forse è il clima.

A un Papa

Pochi giorni prima che tu morissi, la morte
aveva messo gli occhi su un tuo coetaneo:
a vent’anni, tu eri studente, lui manovale,
tu nobile, ricco, lui un ragazzaccio plebeo:
ma gli stessi giorni hanno dorato su voi
la vecchia Roma che stava tornando così nuova.
Ho veduto le sue spoglie, povero Zucchetto.
Girava di notte ubriaco intorno ai Mercati,
e un tram che veniva da San Paolo, l’ha travolto
e trascinato un pezzo pei binari tra i platani:
per qualche ora restò lì, sotto le ruote:
un po’ di gente si radunò intorno a guardarlo,
in silenzio: era tardi, c’erano pochissimi passanti.
Uno degli uomini che esistono solo perchè esisti tu,
un vecchio poliziotto sbracato come un guappo,
a chi s’accostava troppo gridava: "Fuori dai coglioni!"
Poi venne l’automobile d’un ospedale a caricarlo:
la gente se ne andò, restò qualche brandello qua e là,
e la padrona di un bar notturno, più avanti,
che lo conosceva, disse a un nuovo venuto
che Zucchetto era andato sotto un tram, era finito.
Pochi giorni dopo finivi tu: Zucchetto era uno
della tua grande greggia romana ed umana,
un povero ubriacone, senza famiglia e senza letto,
che girava di notte, vivendo chissà come.
Tu non ne sapevi niente: come non sapevi niente
di altri mille e mille cristi come lui.
Forse io sono feroce a chiedermi per che ragione
la gente come Zucchetto fosse indegna del tuo amore.
Ci sono posti infami, dove madri e bambini
vivono in una polvere antica, in un fango d’altre epoche.
Proprio non lontano da dove sei vissuto,
in vista della bella cupola di San Pietro,
c’è uno di questi posti, il Gelsomino…
Un monte tagliato a metà da una cava, e sotto,
tra una marana e una fila di nuovi palazzi,
un mucchio di misere costruzioni, non case ma porcili.
Bastava soltato un tuo gesto, una tua parola,
perchè quei figli avessero una casa:
tu non hai fatto un gesto, non hai detto una parola.
Non ti si chiedeva di perdonare Marx! Un’onda
immensa che si rifrange da millenni di vita
ti separava da lui, dalla sua religione:
ma nella tua religione non si parla di pietà?
Migliaia di uomini sotto il tuo pontificato,
davanti ai tuoi occhi, son vissuti in stabbi e porcili.
Lo sapevi, peccare non significa fare il male:
non fare il bene, questo significa peccare.
Quanto bene tu potevi fare! E non l’hai fatto:
non c’è stato un peccatore più grande di te.

(Pier Paolo Pasolini, da "La religione del mio tempo" 1958)

maggio 3, 2007

Modus in rebus