giugno 22, 2007

Quando fa così caldo hanno tutti qualcosa da dire, ognuno la sua: ieri era più caldo, oggi di più, ci sono due gradi di meno, con l’umidità lo senti di più. Oppure: è vento da sud, è grecale, l’unico vento che conosci è quello che hai in testa, l’effetto serra.
Ma chi se ne frega? A me non me ne fotte nulla delle vostre opinioni, statevene zitti e basta. Anche quelli della televisione, anticiclone e baggianate varie, fatevi impiccare!
A me quello che mi interessa è che c’è caldo, punto. E quando c’è caldo il freezer scoppia di ghiaccio perché lascio tutto il tempo il frigorifero aperto e mi piazzo davanti, con una rivista porno e una lattina di coca. Però non posso stare troppo a lungo così, perché le immagini finiscono e poi il ghiaccio viene fuori come un blob e un po’ mi innervosisco, e allora tanto vale cercare ristoro se poi produco calore coi nervi. E’ tipo la legge della termodinamica.
Eppure ci deve essere qualcosa in casa un po’ più fresca del mio corpo. Il muro no, la vasca da bagno no, il pavimento solo per cinque secondi poi è peggio che mai. Allora provo col buio, chiudo tutto, entra solo un raggio di luce da sotto la porta delle scale, da quella stessa fessura dove passano gli spifferi d’inverno. Quei cazzo di spifferi ci sono solo quando non ne hai bisogno, adesso nulla. Ho sentito dire che al buio l’effetto del calore viene attenuato: ecco una delle tante stronzate. Stai al buio, non puoi leggere o guardare le donne nude ma il caldo è sempre quello. Anzi, se stai al buio ci pensi anche di più, come quando hai l’insonnia, mica ci pensi durante il giorno, ci pensi quando spegni la luce. Anche quello è un gatto che si morde la coda.
Al numero verde dicono che bisogna bere tanto e mangiare molta frutta. Sì ma quanto, non è che posso passare tutto il mio tempo sempre a far pipì. E poi il frigo è in quelle condizioni, l’ho dovuto staccare.
Provo col vino, tanto il vino anche se non è fresco non fa così schifo. I vecchi dicevano che un buon bicchiere di rosso è come la mano di dio. Facciamo tre che tanto uno non mi fa né freddo né caldo, lo so. Questa del freddo e del caldo si è creata da sola, io non c’entro.
Al quarto sto un po’ meglio, così mi sembra. Mi gira un po’ la testa, la mano di dio me la svita e me la riavvita. Poi mi accorgo che anche gli antichi erano dei babbei. Li giustifico solo perché non avevano studiato e perché non avevano dovuto fare i conti con il buco dell’ozono.
Tutte le ho provate. Nudo, vestito di lana, doccia freddissima, doccia tiepida, doccia mezzo calda, calda, cubetti di ghiaccio fra le dita dei piedi, la lingua fuori come i cani. Nulla.
L’unica che non soffre il caldo è la vecchia del piano di sopra. La sento camminare da una parte all’altra, ininterrottamente. Poi lava i piatti, poi passa l’aspirapolvere, poi si mette a cantare, parlami d’amore mariù. Sarà che a una certa età il corpo si sfredda, che ne so, ma allora perché dicono sempre che quelli a rischio sono gli anziani che li mettono dentro i supermercati. O forse questa è bionica, vai a sapere. Adesso prendo e la chiamo.
– Senti io non ce la faccio più, quanto vuoi per sventolarmi un po’?
– Pronto… ma chi parla?
– Sono l’inquilino di sotto.
– E allora?
– Ho caldo, ho bisogno di qualcuno che mi faccia un po’ d’aria.
– Senti, razza di maniaco, tu sei quello che chiama alla tre di notte per farsi contare le pecore, non è così? Ringrazia solo che mio figlio è in ferie, se no te la farebbe vedere lui!
– Guarda che io ti pago, ti verso pure i contributi.
– Vai al diavolo, figlio di puttana!

Dopo un po’ uno ha suonato alla porta. Mi sono dovuto alzare, mi sono messo le mutande e ho aperto. Era uno che vendeva trapani elettrici, voleva fare una dimostrazione. Mi è sembrato diverso da un altro che era passato tempo fa, quello vendeva bibbie. Era sudato ma aveva un aspetto più accettabile. Forse me l’ha mandato la mia amica Dariedda, lei è esperta di rappresentanti.
L’ho fatto entrare.
“Fa caldo eh?” mi fa.
L’ho ucciso.
Ora ho il problema che fra non molto questo puzzerà.
Allora ho aspettato un po’ di frescura, verso le dieci di sera, e con uno dei suoi arnesi mi sono messo a trapanare tutto il soffitto. Così un po’ di tanfo andrà dalla vecchia.
Il frigo è quasi a posto, il ghiaccio si è tutto sciolto.

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