luglio 17, 2007

Nella terrazza ho piantato i gerani. Ma anche pomodori e basilico. Per ricordarmi l’orto di molti anni fa. E’ solo un’idea vaga, un richiamo, niente di più. Per avere la sensazione d’orto avrei dovuto piantare anche le zucchine, le melanzane e le angurie. Ma nei vasi non ce la faccio, allora ho fatto una cosa più che altro simbolica.
In più, quest’anno, ci sono un sacco di coccinelle.
Belle, le coccinelle, ma così sono troppe. Vabbe’ che mi dicevo sempre che non ci sono più le farfalle e le mantidi e le cavallette e le lumache e tutte le specie di animaletti che mi ricordano l’infanzia, ma adesso sono arrivate tutte qui, devono aver fatto le uova perché sono pieno di coccinelle. E appena ne prendo una per cantare la canzoncina della “pipiola”, ne arriva sempre un’altra e si appoggia sulla mano. Sembrano gelose, sono anche un po’ stupide. Eppure, quando ero piccolo mi sembravano le più intelligenti, capivano anche che tu gli avevi detto di volare via e di andare a Cagliari a portare un anello. Più intelligenti delle cavallette senz’altro. Invece adesso non so più a quale delle due avevo detto di andare a portarmi un desiderio e sono costretto a ricominciare sempre daccapo.  Ce ne sono a centinaia.
Forse ho capito anche il segreto dei gechi, sempre che siano gechi. Sì, perché la terrazza è diventata anche la casa di questi rettili che sembrano gechi ma sono molto più grassi. Sono enormi, sono larghi almeno cinque centimetri e lunghi quindici. Forse mangiano coccinelle, non lo so, però sembrano obesi. Forse mi devo preoccupare perché stanno crescendo sempre di più e quando si spostano fanno anche rumore, che invece i gechi tu non dovresti accorgerti della loro presenza a meno che non li vedi. Invece li sento eccome, quando si spostano dietro un vaso o fra i rami dell’oleandro. Sono sgraziati, credo a causa della pinguedine. La cosa che ho notato è che cambiano colore, di notte diventano azzurrognoli, di giorno sono giallini. Però li vedo soprattutto di notte, anche perché di giorno in terrazza fa troppo caldo e non ci vado quasi mai, dunque può essere che quello che ho visto con la luce del sole è un geco vero e gli altri sono un’altra specie di rettile venuto da un paese straniero. Però anche questa è una teoria stravagante perché il geco è un animale notturno, perciò, semmai, dovrebbe essere il contrario. Vai a sapere, magari c’era una covata in una delle piantine di geranio quando le ho comprate. Tu ridi, ma chissà da dove arrivano le piantine, credo che importiamo anche quelle. Saranno gechi cinesi. Mi devo informare. O forse, come cercavo di spiegare prima, la colpa è delle coccinelle che si offrono in pasto ad ogni ora del giorno e della notte. Ho pensato che tutto quel rosso che hanno nelle alette influisca nella digestione dei gechi e gli faccia cambiare colore, tipo quando noi mangiamo molte carote e ci abbronziamo di più. Solo che le carote non fanno ingrassare, le coccinelle sì. E poi mica noi siamo gechi.
Quindi nella terrazza non ci vado più così volentieri, e a prendere il fresco vado in piazza, quella dove vanno tutti i vecchietti. Non parlo molto con loro, più che altro li ascolto. A volte raccontano cose belle, cose del passato che io non avevo mai sentito. Ma la maggior parte delle volte parlano di cosa hanno mangiato a cena e del tempo che farà domani o di quello che ha detto il telegiornale. E che il clima è cambiato e che importiamo tutto e che Buttiglione voleva il gelato… e trinta e baranta.
Ma quelle cose le so già. Allora me ne torno a casa.

luglio 16, 2007

Due vecchi esercizi, riesumati dalla memoria escavatrice. Appartengono a un periodo di giochi di società in un sito di scrittura creativa (in realtà poco scrittura e poco creativa). Nel mesozoico, più o meno.
Si trattava, allora, di scrivere delle piccole storie senza superare le 750 battute. A quel tempo (il cervello se n’era andato per cavoli suoi, e ancora lo sto cercando), una restrizione così semplice mi sembrava poca cosa. Allora ne aggiungevo sempre qualcuna: il tema, una restrizione più seria, la precisione.
Se 750 devono essere, 750 siano, mi dicevo. Né una di più, né una di meno.

Li metto qui, così, tanto per alimentare questo povero blog. Sempre che nel frattempo non sia morto d’inedia.

Costoso concorso

Sotto concorso, Rodolfo Grossomodo sgobbò: trovò lo snodo, lo sbocco. Col logo omologo sfrondò, spostò, sbozzò, scontornò.
Dopo, con comodo, contò: “ottoc…”
“Oh porco mondo, sforo! Non lo sopporto. O troppo o troppo poco, o sbrodolo o sono monco, mondo stolto corrotto!
No, non sono tonto. Sono colto, sono glottologo, compongo con poco sforzo, ho molto controllo, sono profondo, ho bon ton, non sono monotono. Solo… non sono ortodosso, ho torto. Non ho colto lo scopo.
Non sono pronto?
Boh, non so. Provo, provo, provo: non dormo, sto solo, non godo, non trombo… flop. Solo flop dopo flop.
Soffro, sono sconvolto.
No, non posto, non concorro, stop. Non sopporto lo scorno, lo sfottò stronzo. Non posso, non potrò, non…”

Non trovò conforto. Crollò.

Lo trovò Oronzo Scovolocorpo. Sotto l’olmo frondoso d’Orgosolo.
Colmo d’orror, lo scostò: collo storto, corpo corroso. Morto.

SMALL

“Sì, sarò scrittore settecentocinquantino!” sentenziò Silvio Small.
” Scriverò storie senza sforare, secondo statuto. 750 segni saranno sufficienti, stavolta sono sicuro."
Sparse sulla scrivania saggi sperimentali sulla sintesi, stampe sulla semiologia speculativa scandinava, sette studi superiori su significati/significanti secondo Sheliger.
Scartabellò significative scartoffie sullo slang statunitense, sulla simbologia sumerica, sugli sviluppi sintattici sardo/supramontani.
Stette seduto sei settimane, sfidando sovrumani sforzi, sognando soluzioni sostenibili, soggetti semplificati, snodi sensati, schemi sinottici, sottrazioni successive.
Smangiucchiò solamente salatini, subordinando sensi, scegliendo spirito superiore.
Soffrì, struggendosi. Si sfiancò, svigorì.
Sottovoce, sillabò solo: so-no stan-co.
Si spense sulla sedia.

luglio 4, 2007

Altra pubblicità

1.

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il 5 luglio alle 23 . Una cosa che si chiama ABBAS

2.

Ma soprattutto il grande concorso a premi del Maestro di Contos:  qui