settembre 28, 2007

Ho visto una donna molto bella. Mi tremavano le mani da quanto era bella, ho dovuto ricontare i soldi tre volte. Non si è accorta di niente.
Per fortuna che sta per nascere il partito democratico.
Al mio collega lo vogliono trasferire d’ufficio, a Nughes ci sono le strisce pedonali bianche  con lo sfondo rosso però ci sono anche un sacco di buche, il vento mi ha rovesciato una pianta. Per fortuna che sta nascendo il partito democratico.
E’ tutto finto, anche il vecchietto di Is Mirrionis, anche il pacco di pasta, anche le interviste.  Anche il clima, anche le tette. E’ tutto finto, è tutto finto. Meno male che sta per nascere il partito democratico.
A Mario gli hanno detto tranquillo ti rinnovo il contratto. Al settimo cielo non c’è neanche quello che fa rima con biliardo. Davanti a casa un lampione si accende e si spegne. Uno continua a martellare su un muro. Per fortuna che che fra un po’ ci sarà il pd.
Cosa vuoi che siano due anni in più, la pensione la pagano i giovani, i coefficienti, il sistema contributivo, un fuorigioco, quota 97.  Le tasse: se aumenti le tasse non comprano più i Bot e poi lo stato come fa. Ho macchiato una maglietta con la candeggina, questa mozzarella è scaduta, il decoro della città, gli sbarchi clandestini nel Sinis. Ma il quattordici variamo il PD.
La sicurezza, dove la vuoi mettere la sicurezza? E la compatibilità economica? E il problema del teatro eliseo? Ohi, è qualunquismo! Poi dicono che c’è la casta. Grillo trema, Rizzo e stella. Nooo, che a cinque punte, quattro quattro due. Sgravi fiscali per tutti. La Nuorese è ultima in classifica, sgravi fiscali, ho le farfalline che escono da un pacco di riso aperto, dice che faceva caldo invece è arrivato l’autunno, fa buio presto, sciopero sì sciopero no.
Pd, salvaci tu.
Costa solo un euro, per votare si paga solo un euro: che bello, che democratico! Che ricambio, che svolta! Nella finanziaria aiuti alle famiglie. Il prete ha detto: il valore della famiglia, l’amore è procreazione, non si fanno più figli. Ma itte famiglia e famiglia chi semus tottu fiudas. Non c’è più comunicazione, non si parla abbastanza, c’è un egoismo smisurato: il piddì ci aiuterà.
L’obesità, la taglia 38, il lato B, Mike vs Goggi, Mastella contro tutti, il San Paolo a porte chiuse, tracce sui pedali, tanti misteri. Un nuovo plastico per Vespa. Per fortuna che arriva il pd.
Preghiamo: noi vogliamo tanto bene alla madre superiora.
Un tizio mi fa: se è per questo a spasso con un cinghiale ci andava anche quello di Oniferi. Ma non è che era contro le moschee.
Il direttore, invece, mi ha detto di stare più attento alle richieste della clientela. Costumer satisfaction. Sisse, sì.
C’è troppe stock options, ma adesso aumentano le pensioni basse, riformano anche l’uelfar. E poi vedrai quando nasce il partitone. Uh, non vedo l’ora. Adesso conto: meno sedici alle primarie, niente passeranno in un baleno. Fai passare in fretta queste ore, mio piddì.
La Birmania? Sì, risolveremo anche quello. E anche il traffico, e le zone interne e le polemiche sul redentore, e la movida al corso oltre la mezzanotte, la cellulite e l’alopecia.  Cantiamo: godiam la tazza e il cantico, la notte abbella e il riso.
Come non ti chiama? Ma tu l’hai chiamata? Le ho mandato un sms. E lei non ti ha risposto. No. Vota la lista numero uno.
Un po’ di forfora, questo non è bello. E’ lo stress. Bevi almeno due litri d’acqua al giorno. Il candidato giusto è il nostro.
Mi farei una tisana, ma non ce l’ho. Mi piacerebbe anche un bicchiere di Porto. Ma non ce l’ho. Tutto perché non è ancora nato il piddì.

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settembre 21, 2007

Tragedie in due battute, otto

Amplessi

Personaggi:
Don Giovanni
Un’ amante

Una camera da letto. Buio. Si sente il respiro affannoso di un uomo. Poi un gridolino di piacere di una donna. Silenzio. La luce sale, molto lentamente.

Don Giovanni: Ti è piaciuto?
Lei (guardandolo con tenerezza): Sì, moltissimo. Quando un uomo ansima così, io impazzisco di piacere assieme a lui.
Silenzio
Don Giovanni: Ti devo confessare una cosa.
Lei (allarmata): Hai un’altra?
Don Giovanni: Sono asmatico.

Sipario

Le origini

Personaggi:
Un soldato romano
Due sardi pelliti

La scena si svolge in una foresta della Barbagia. Siamo nel II secolo a. C. ai tempi dell’invasione romana della Sardegna. Il soldato, mandato in avanscoperta, perde l’orientamento. E’ altissimo e per avanzare nella fitta vegetazione è costretto a strisciare. All’improvviso vede due esseri molto piccoli, barbuti e incappucciati che stanno raccogliendo bacche nere da un arbusto.

Il soldato (sguainando la spada): Chi siete?
I sardi pelliti (all’unisono) : Zedda e Piras!
Il soldato: Gnomi?
I sardi pelliti (guardandosi con aria interrogativa): Marieddu, Zizzu.

Sipario.

Antipolitica

Personaggi:
Un signore anziano
Una signora anziana

La scena si svolge in cucina. I due stanno consumando una frugale cena. Non parlano, si sente solo il rumore delle posate e lo speaker del telegiornale. Si riesce a sentire una notizia che parla di una possibile crisi di governo.

Lei: E questa sarebbe la sinistra?
Lui: Ma tesoro… bisogna avere pazienza.
Lei: Prima sono andati al centro, ora si spostano a destra.
Lui: Ma stella…è un governo di coalizione.
Lei: (con irritazione crescente) Tu li giustifichi sempre!
Lui: Ma stella…non c’è altra soluzione!
Lei: Ma stella, ma stella…vaffanculo!

Buio, sipario.

settembre 17, 2007

“Io ho finito” disse lui.
“Hai trovato gli asciugamani puliti?” chiese lei.
“Non intendevo la doccia.”

Dalla cucina arrivava il rumore delle stoviglie che lei stava lavando.
Jack si toccò i capelli. Poi fece scorrere il dorso della mano sulla guancia per sentire la lunghezza della barba. Era ricresciuta in una notte, ispida, come tutte le volte che non riusciva a dormire.
“Li avevo lasciati sul mobiletto in fondo a destra.”
“Sì, grazie.”

Aveva bisogno di una doccia ma l’avrebbe fatta più tardi, a casa sua. Richiuse la valigia e passò in rassegna la stanza, preoccupato di dimenticare qualcosa.

“Preparo subito il caffè.”

Era tutto a posto, a parte il mal di testa e il gran caldo che non gli davano tregua da tre giorni. E la strana sensazione per la poca luce nel soggiorno.
“Posso aspettare, fai con calma” disse lui.
“E’ già pronto, devo solo accendere il gas.”
“Ok” disse, dopo che l’ebbe raggiunta in cucina.
La osservò, china sul lavandino, di spalle. Lei non si accorse della sua presenza. La guardò ancora, e provò un po’ di tenerezza. Gli venne in mente una canzone, una vecchia canzone che parlava del tempo che scivola. Avrebbe voluto parlare con lei. Magari proprio del tempo che li aveva cambiati, cosa fai ora ti ricordi. Invece disse solo: “Sto partendo.”
“Sei sicuro?” chiese lei, “perché non ti fermi fino a domani?”
“Devo andare, domani ho da fare.”
“Come vuoi. Ora che conosci la strada puoi tornare a trovarmi.”
“Sì.”

Avrebbe voluto dirle che la musica di Costello gli faceva venire il magone. Che la sua nuova vitalità era sorprendente. Che era contento delle sue nuove amicizie, anche se lui si sentiva un po’ estraneo. Straniero, anche adesso.
Ma non disse nulla. La sera prima aveva visto un libro nella libreria di lei. Lettere non d’amore, glielo aveva regalato lui, se lo ricordava, anche se erano passati dieci anni. Al protagonista era proibito parlare di certe emozioni, allora parlava di fabbriche e di macchine e di poesia.

Jack uscì nel giardino e si accese una sigaretta. La spense dopo due tiri, poi si concentrò per trovare un’espressione meno triste e rientrò.
“E’ pronto. Quanto zucchero?”
“Due. No, uno e mezzo.”

Dopo il caffè ci fu un minuto in cui lei disse: “Oggi non vado al mare, mi voglio riposare.”
E lui: “Anch’io. Appena arrivo a casa penso che riposerò anch’io.”
Poi lui si alzò: “Grazie di tutto, la tua ospitalità è una cosa rara.”
“Non ti sei annoiato?”
“Ma scherzi!”
Si sentì osservato, e perciò a disagio. «Era simile a un uccello malato, scontento che lo si guardasse» recitò mentalmente.

“Hai preso il foglietto dove ti ho disegnato le indicazioni per uscire dalla città?”
“Sì, è nello zaino.”
“Allora…a presto.”
“Ciao.”
“Ti accompagno fino al portone. Dammi un bagaglio.”
“Ma no, stai qui, ce la faccio da solo.”
Mentre scendeva le scale, lei gli gridò: “Divertiti!”
“Io ho finito” sussurrò lui.

settembre 17, 2007

Per gentile concessione di Giorgioflavio e della Contos Production, direttamente dal suo magnifico concorso appena concluso: "quando ero piccolo credevo che…"

Quando ero piccolo credevo che "s’istentu" fosse una trappola per i topi. Oppure un colino per il latte. Invece non era niente.
Quando ero piccolo mi mandavano a comprare un po’ d’ombra di campanile. Quasi tutti i negozianti mi dicevano che l’avevano appena finita. Tiu Paulinu, invece, incassava le cinquanta lire e mi dava dieci "giggiole".
Quando ero piccolo ero sicuro che le code delle lucertole mandassero delle maledizioni micidiali, quando si staccavano. Continuavano a muoversi e sembrava che urlassero tutti i "frastimi" del mondo, quelle bastarde. Meglio non guardare, meglio non guardare.
Quando ero piccolo, a furia di sentire mia madre che diceva "quando torna tuo padre vedrai cosa ti fa, quando torna tuo padre preparati", credevo che "tuopadre" fosse un modo per chiamare quell’uomo che era mio babbo. Per questo dicevo a mia madre: "è tornato tuopadre".
Quando ero piccolo ascoltavo l’aradio.
Quando ero piccolo credevo di diventare saragat. Tutti volevano diventare astronauti o cantanti, io volevo diventare saragat.
Quando ero piccolo mi immaginavo Abramo come  uno cattivo che si nascondeva a Sunis. Uno che poteva uccidere tutti i bambini del paese perché gliel’ aveva detto Dio.
Quando ero piccolo non capivo le parole delle preghiere (peggio per loro, erano tutte in italiano). "Maria concepita senza peccato?"  Pensavo a una che si chiamava Maria di nome e Concepita di cognome: una donna bravissima.
Quando ero piccolo sentivo il mare dalle conchiglie. E il treno, appena partito da Macomer, appoggiando l’orecchio sul binario di Sunis.
Quando ero piccolo ero sicuro che che San Giorgio era grasso e Sant’Isidoro piccolo e magro.
Quando ero piccolo mi avevano fatto credere che inghiottire la "cingomma" era pericolosissimo: "si attacca alle budella", e che mi avrebbero potuto operare. Credevo anche che i fichi, mangiati di sera, avrebbero parlato di notte: Ti occo, ti occo (ti uccido, ti uccido).
Quando ero piccolo pensavo che quello che stavo facendo lo stavo sognando.
Quando ero piccolo pensavo che la città di Roma fosse sempre in costruzione, che ci fossero milioni di muratori al lavoro.
Quando ero piccolo mi avevano insegnato che se mi cadeva un pezzo di pane dovevo raccoglierlo e baciarlo tre volte. E questo era bello.
Mi dicevano che il 31 di Luglio passava "su traigoldzu" e non bisognava affacciarsi. Che avrebbe bussato a casa di qualcuno e quel qualcuno sarebbe morto: e questo era brutto.
Quando ero piccolo credevo  che le due pietre sporgenti dal tetto della chiesa di san Demetrio fossero le teste pietrificate di due ladri che avevano cercato di rubare il tesoro dei frati.
Quando ero piccolo, la macchia nella porta del bagno era una  donna bellissima.
Quando ero piccolo le lumache mi ascoltavano e quando glielo chiedevo tiravano fuori le corna, corros de boe corros de acca billoe busciacca.
Quando ero piccolo credevo che il nuraghe di Santa Barbara contenesse tutti fulmini caduti sulla terra.

settembre 8, 2007

– Un tempo si diceva "falce martello e stella". Ti ricordi, no?

Polanca è in vena di nostalgie. O di stronzate. Vediamo.

– Era il simbolo, la storia.
– Certo che mi ricordo. Polà, le radici, come no: falce martello e stella sulla bandiera rossa…
– Ecco, appunto. Qualcosa rimane. Solo la stella però.

Uh, sento che sta per spararla.

– Quella di latta. Quella da dare ai sindaci democratici.
– La sicurezza è un problema serio, Polà.
– Come no…e il decoro delle città.
– Anche.
– Tu comincia a cercarti un avvocato. Digli che hai partecipato alle notti bianche, ti servirà come attenuante.
– Parlare seriamente con te è impossibile.
– No no. Pare che dopo i lavavetri, i writers, le prostitute, i gay, gli zingari e i barboni tocchi a quelli che non parlano bene l’italiano.
– Beh, io lo parlo discretamente.
– Sì, ma sei più basso di un metro e settantacinque e stai perdendo i capelli.