settembre 17, 2007

“Io ho finito” disse lui.
“Hai trovato gli asciugamani puliti?” chiese lei.
“Non intendevo la doccia.”

Dalla cucina arrivava il rumore delle stoviglie che lei stava lavando.
Jack si toccò i capelli. Poi fece scorrere il dorso della mano sulla guancia per sentire la lunghezza della barba. Era ricresciuta in una notte, ispida, come tutte le volte che non riusciva a dormire.
“Li avevo lasciati sul mobiletto in fondo a destra.”
“Sì, grazie.”

Aveva bisogno di una doccia ma l’avrebbe fatta più tardi, a casa sua. Richiuse la valigia e passò in rassegna la stanza, preoccupato di dimenticare qualcosa.

“Preparo subito il caffè.”

Era tutto a posto, a parte il mal di testa e il gran caldo che non gli davano tregua da tre giorni. E la strana sensazione per la poca luce nel soggiorno.
“Posso aspettare, fai con calma” disse lui.
“E’ già pronto, devo solo accendere il gas.”
“Ok” disse, dopo che l’ebbe raggiunta in cucina.
La osservò, china sul lavandino, di spalle. Lei non si accorse della sua presenza. La guardò ancora, e provò un po’ di tenerezza. Gli venne in mente una canzone, una vecchia canzone che parlava del tempo che scivola. Avrebbe voluto parlare con lei. Magari proprio del tempo che li aveva cambiati, cosa fai ora ti ricordi. Invece disse solo: “Sto partendo.”
“Sei sicuro?” chiese lei, “perché non ti fermi fino a domani?”
“Devo andare, domani ho da fare.”
“Come vuoi. Ora che conosci la strada puoi tornare a trovarmi.”
“Sì.”

Avrebbe voluto dirle che la musica di Costello gli faceva venire il magone. Che la sua nuova vitalità era sorprendente. Che era contento delle sue nuove amicizie, anche se lui si sentiva un po’ estraneo. Straniero, anche adesso.
Ma non disse nulla. La sera prima aveva visto un libro nella libreria di lei. Lettere non d’amore, glielo aveva regalato lui, se lo ricordava, anche se erano passati dieci anni. Al protagonista era proibito parlare di certe emozioni, allora parlava di fabbriche e di macchine e di poesia.

Jack uscì nel giardino e si accese una sigaretta. La spense dopo due tiri, poi si concentrò per trovare un’espressione meno triste e rientrò.
“E’ pronto. Quanto zucchero?”
“Due. No, uno e mezzo.”

Dopo il caffè ci fu un minuto in cui lei disse: “Oggi non vado al mare, mi voglio riposare.”
E lui: “Anch’io. Appena arrivo a casa penso che riposerò anch’io.”
Poi lui si alzò: “Grazie di tutto, la tua ospitalità è una cosa rara.”
“Non ti sei annoiato?”
“Ma scherzi!”
Si sentì osservato, e perciò a disagio. «Era simile a un uccello malato, scontento che lo si guardasse» recitò mentalmente.

“Hai preso il foglietto dove ti ho disegnato le indicazioni per uscire dalla città?”
“Sì, è nello zaino.”
“Allora…a presto.”
“Ciao.”
“Ti accompagno fino al portone. Dammi un bagaglio.”
“Ma no, stai qui, ce la faccio da solo.”
Mentre scendeva le scale, lei gli gridò: “Divertiti!”
“Io ho finito” sussurrò lui.

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10 Risposte to “”

  1. utente anonimo said

    …bravo che sia Già…vediamoci in questi giorni.

    Toti

  2. birambai said

    Ciao Toti! Sì, l’estate è finita, è tempo di qualche serata al caffè. Anche questo sabato.

  3. “Bae e no che torrese”, disse lei, finalmente sola. “I trecento euro più malspesi della mia vita”.
    Accese il computer e per prima cosa cancellò dai preferiti quel sito di Escort last minute.

    “Altro che TRE GIORNI DI PASSIONE D’ORIENTE SFRENATA PER SOLI 300 EURO TUTTO COMPRESO! Che imbroglioni. A malapena se ne è guadagnato 50 di euro, ma proprio ad essere generosi. Ma possibile che sanno mandare solo questi smidollati mezzi gay?” si chiese tra lo stizzito e l’amareggiato; non era la prima volta che la fregavano quelli dell’agenzia.
    Squillò il telefono. “Buon compleanno nonna”. Sua nipote si era ricordata.
    “Grazie stella, ci vediamo sabato per la festa, un bacione”.
    Indossò la solita lingerie, e si buttò di nuovo in chat.

  4. cronomoto said

    Una storia che mette il magone, senza bisogno di effetti speciali.
    un saluto!

  5. cybbolo said

    respiro atmosfere sardofrancesi…
    bobbotino narratore, che si lesina un poco troppo, è davvero da seguire.

  6. triana said

    Sei un maestro del magoncino:-))

    Stranoforte dissacratore:-((!!

  7. bravo, davvero, a parte le atmosfere malinconiche – tu, sei – è scritto con grande maestria

    te lo dico tra le lacrime dopo aver letto il commento di Stranoforte

  8. nosacher said

    birambai. ti ho letto poche volte e mi stavi simpatico.
    stavolta mi hai steso.

  9. molto bello;piccolo assaggio di storia che fa volare l’immaginazione ai prima e ai dopo scena e lascia cogliere un senso di malinconia e di abbandono che non invade ma delinea e definisce.. sei davvero bravo!

  10. simplyred said

    molto reale….altrochè….complimenti davvero!

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