ottobre 31, 2007


Hanno tutte qualcosa da dire. Se ci metti un po’ d’impegno, puoi fare lunghe conversazioni. Puoi fregartene allegramente della stupidità umana. Le mattonelle hanno una testa.
Me lo disse Polanca, la prima volta. Serio serio, come fa lui. Io gli risi in faccia, e gli dissi che quelle di casa mia avevano una coda. Una specie di coda di pesce, a parte quelle del bagno che sono diverse e non si capisce che cosa ci sia disegnato.
"Vabbè, fai come ti pare, continua a startene zitto, allora" mi disse con un sorriso amaro. "Io ci sono cresciuto con loro. Se vuoi diventare afasico continua così."
Questa risposta, ogni tanto, mi ritornava in mente. Tutte le volte che mi cadeva un bicchiere, per esempio, e mi chinavo a raccogliere i fottutissimi frammenti di vetro, facevo buh, oppure cuccusettete! Mi veniva da ridere, vedendole così da vicino, e rimuginavo sul consiglio di Polanca. Poi, un giorno, mi sono impegnato un po’ di più nell’osservazione. Seduto sul pavimento, in una finta posizione yoga e senza mai abbassare le palpebre, ho guardato fisso una di loro, come uno scienziato in laboratorio: niente, vedevo solo la coda di pesce. Il pavimento era freddo e  mi faceva male l’osso sacro. Mi gocciolava anche il naso, a dire il vero. Allora gli sorrisi a modo mio e decisi di alzarmi. E la coda si mosse. Sì, si mosse, quasi impercettibilmente ma si mosse."Hai bisogno di parlare eh?"mi disse, in un tono canzonatorio.
 "Oh merda, allora è vero!" pensai, senza dire niente. "O forse è solo questa luce dorata del tramonto che sta entrando dalla finestra."
Per un po’ distolsi lo sguardo, alzai gli occhi verso il soffitto per sfuggire all’incantamento, ma fui subito riconquistato dalla voce flebile che proveniva dal basso.
"Ultimamente stai mangiando delle schifezze, dovresti dedicare più tempo a te stesso."
"Chi sei? Con chi parli?" provai a replicare, stizzito.
"Non cambiare discorso. Che fine ha fatto quella ragazza che ogni tanto portavi qui a cena?"
A quel punto la guardai di nuovo. E dopo qualche secondo mi inghiottì. Quella fu la prima delle migliaia di volte che sprofondai in una mattonella.
Sapevano tutto, quasi tutto, sul mio conto. Conoscevano pure i miei pensieri segreti, le mie fisime, le mie incazzature. Quelle della cucina sapevano che vino bevevo, quelle del soggiorno i film che guardavo. Con quelle della camera da letto non ho mai avuto il coraggio di parlarci, mi spaventa l’idea che possano aver visto anche i sogni.
"Chiamala no? Così almeno ti metterai a cucinare cose un po’ più sane. Lo so che c’è la partita del Cagliari, ma una volta potresti rinunciare!"
"Taci!"
"Lei è carina. Tu sei distratto."
"Taci ho detto, o ti calpesto."
Improvvisamente il labirinto si è fatto più scuro, sono finito fra le braccia di una donna che mi baciava sul collo e dietro l’orecchio. "Ti amo ti amo" mi diceva. E io la stringevo e il cuore mi batteva furioso e le mani volevano toccare tutto. Nello sguardo di un’altra che vidi, una sera, all’uscita dal cinema, uno sguardo che mi aveva lasciato un segno, come un graffio sugli occhi.
Poi ho sentito la voce e la risata di Marta e una carezza il giorno del mio compleanno.
"Taci, dannazione, taci!"
"Vabbè, allora mangia qualcosa, e goditi pure la stupida partita. Guarda che nel frigo c’è ancora del pollo. Mangialo, prima che vada a male."

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ottobre 24, 2007

Dopo tre anni ho capito che nel blog si può scrivere tutto. Tipo: oggi ho un leggero mal di testa; il nero muove e vince in tre mosse; questa torcia che ho comprato dal cinese è un pacco; devo conservare lo scontrino per la garanzia. Oppure: il mio colore preferito è l’indaco, riesco a trattenere il fiato per quarantacinque secondi, monica bellucci mmmmh, sono dei pesci e risiedo a nughes. E così via. Anche eccetera eccetera. Anche così di seguito.
Tutto. Posso parlare di tutto. Del fatto che mentre canticchiavo la mia canzone preferita ho incontrato un tizio che mangiava la salsiccia a morsi.
Sono strani i tizi che mangiano la salsiccia a morsi, hanno sempre qualche particolarità fisica che li rende originali. Questo non faceva eccezione, aveva le orecchie a sventola e il naso a patata.
Ero arrivato all’altezza del negozio di scarpe, me lo ricordo perché in quel momento ho pensato che i mocassini non mi sono mai piaciuti. E per uno strano fenomeno, proprio mentre pensavo ai mocassini, stavo anche ripetendo il ritornello della mia canzone, quanti ricordi fai rivivere tu. Strano no? Certe volte il caso ti combina proprio degli scherzi.
Ho visto il tipo. Impugnava la salsiccia con la mano sinistra e la stava addentando. Con uno strappo deciso ne ha staccato un bel pezzo e ha cominciato a masticare. Si è fermato proprio davanti a me, con la bocca piena e le orecchie a parabola. Mi sono fermato anche io.
Mi fissava e non parlava. Allora ho smesso di cantare.
Questo duello di silenzi in cui mi sono sentito Clint Eastwood mi ha stancato quasi subito, però.
Stavo per proseguire per la mia strada, lasciandolo lì come un fesso, quando mi ha detto: “Sei toatto”.
 “Che hai detto?”
Si è ficcato altra mezza salsiccia in bocca e ha ripreso a masticare voracemente.
“Si può sapere che cazzo hai detto?”
“Fei fonato.”
A quel punto me ne sono andato.
“Ve cchiò scarpooonequantote mpo è passatoooo”. Allegramente, proprio allegramente.
Era quasi il crepuscolo, il cielo stava diventato più scuro e gli ultimi storni piroettavavano in alto con le loro danze. Una delle figurazioni pennute mi sembrò l’isola di Tavolara.
Dopo dieci metri  ho sentito che le sopracciglia mi si stavano aggrottando: che avrà detto?
Sono tornato indietro di corsa, lui stava guardando l’insegna: scarpediem c’era scritto, proprio così.
“Si può sapere che hai detto?”
Aveva ancora mezza salsiccia.
“Eh ei conacho.”
“Senti, ma non puoi inghiottire e poi parlare?”
Ho aspettato che la finisse tutta. Solo allora mi ha sorriso con una faccia tonda tonda.
“Chescèi tonnatto.”
“Ma vaffanculo, va.”

ottobre 14, 2007


Mi stanno venendo i poteri paranormali, sono in grado di prevedere il futuro. Se mi concentro un po’ e punto gli indici sulle tempie, scopro al mattino quello che succederà alla sera. E’ brutto, non pensiate che sia una bella sensazione. Annulla la magia dell’imprevedibilità, l’imponderabile svanisce, la vita diventa abbastanza piatta.
Ora, per esempio, quando sono da poco passate le quattordici, io so già che stasera il sole tramonterà alle 18 e 32 e che stanotte ci sarà luna nuova. Sono sicuro che Margherita mi dirà al telefono: “stasera ho un altro impegno”. Che sul canale Fox, alle 17 e 25, trasmetteranno un episodio dei Simpson. Ho già visto che intorno alle 21 mangerò un ottimo minestrone.
Adesso aspettate qualche secondo, devo fare uno sforzo un po’ più serio: …sì, Walter Veltroni vincerà le primarie.

ottobre 14, 2007

Rumori o voci di manganelli
d’annunzio, il fuoco
come una bestia feroce. Bunker.

Notte infinita, cielo di battaglia
i cento uccelli di guerra.

Ma cos’è quest’amore di campanile
questioni di frontiera, di fortini.

Chiedi alla polvere di fante
angelo di bellezza.
Croce e delizia di penna
i racconti di soldati.

ottobre 9, 2007

quaranta
                                      

ottobre 6, 2007

Protocollo


M
angia la pappa, mangia il minestrone, guarda che non cresci,
cosa ci fai chiuso in bagno, non entrare in quella stanza, in quella stanza c’è mommoti,
la nutella ti fa male, stai dritto che ti viene la gobba, non masticare l’ostia,
non dire bugie che il arriva il demonio, non giocare col fango, non puoi fare il bagno,
hai appena mangiato.
Sputa quella gomma.
non desiderare la donna d’altri, non leggere troppo,
spegni la luce, ti cala la vista,
la maglia di lana, vuoi diventare cieco,
prima devi fare i compiti,
santificare le feste.
La birra ghiacciata, o così o pomì,
il senso di responsabilità, non essere impulsivo,
non toccarti,
se non li schiacci guariscono prima, fammi sentire l’alito,
così fai tardi,
non desiderare la roba d’altri.
La tv è accesa da stamattina, dio ti vede,
un fioretto,
poi starai meglio,
non fornicare.
Non sovrapporti, non frequentare cattive compagnie, ti sembra noioso ma non lo è,
non fare il qualunquista.
Non puoi astenerti, vince la destra, non essere romantico,
le ideologie,
lavati le mani, il segno della croce, è una mediazione,
il programma è di tutti,
l’aria è di tutti.
Il rilancio economico, la globalizzazione, non fare il radicale,
rivince il demonio,
il contingente,
meglio questo che quello,
la competizione,
la meritocrazia.
Il cerchio e la botte, la moglie ubriaca, vota sì, non fare il negativo, non puoi manifestare,
la piazza non esiste,
governo di coalizione, sii ragionevole.
Un passo alla volta, sano e lontano, meglio gli scalini,
ora è diverso,
vota sì,
può tornare la destra,
la botte piena.
Onora il padre e la madre,
rispetta le regole,
 il congresso due anni fa,
c’era scritto superare,
non c’era scritto cancellare,
la legge 30 può servire,
pacificazione,
il senso dello stato,
la governabilità,
ora et labora,
 la storia ci insegna,
vuoi andare a Roma tu sei pazzo,
il comunismo è morto,
è un protocollo equilibrato, la fiom non può,
non toccarti, cambiati la camicia,
devi spostare le ferie.
Non fare il qualunquista,
la sicurezza,
è un sindaco di sinistra, tu che cosa sei,
i magistrati esagerano, è una trasmissione squilibrata.
più presidenzialismo,
la politica ha un costo, bisogna stare uniti,
tu non la vedi ma c’è molta differenza,
liberal di sinistra,
liberismo e diritti,
profitto e qualità,
liberismo di sinistra,
pubblico e privato,
meglio privato.
Non fare il disfattista, approva.
Ubbidisci.