ottobre 24, 2007

Dopo tre anni ho capito che nel blog si può scrivere tutto. Tipo: oggi ho un leggero mal di testa; il nero muove e vince in tre mosse; questa torcia che ho comprato dal cinese è un pacco; devo conservare lo scontrino per la garanzia. Oppure: il mio colore preferito è l’indaco, riesco a trattenere il fiato per quarantacinque secondi, monica bellucci mmmmh, sono dei pesci e risiedo a nughes. E così via. Anche eccetera eccetera. Anche così di seguito.
Tutto. Posso parlare di tutto. Del fatto che mentre canticchiavo la mia canzone preferita ho incontrato un tizio che mangiava la salsiccia a morsi.
Sono strani i tizi che mangiano la salsiccia a morsi, hanno sempre qualche particolarità fisica che li rende originali. Questo non faceva eccezione, aveva le orecchie a sventola e il naso a patata.
Ero arrivato all’altezza del negozio di scarpe, me lo ricordo perché in quel momento ho pensato che i mocassini non mi sono mai piaciuti. E per uno strano fenomeno, proprio mentre pensavo ai mocassini, stavo anche ripetendo il ritornello della mia canzone, quanti ricordi fai rivivere tu. Strano no? Certe volte il caso ti combina proprio degli scherzi.
Ho visto il tipo. Impugnava la salsiccia con la mano sinistra e la stava addentando. Con uno strappo deciso ne ha staccato un bel pezzo e ha cominciato a masticare. Si è fermato proprio davanti a me, con la bocca piena e le orecchie a parabola. Mi sono fermato anche io.
Mi fissava e non parlava. Allora ho smesso di cantare.
Questo duello di silenzi in cui mi sono sentito Clint Eastwood mi ha stancato quasi subito, però.
Stavo per proseguire per la mia strada, lasciandolo lì come un fesso, quando mi ha detto: “Sei toatto”.
 “Che hai detto?”
Si è ficcato altra mezza salsiccia in bocca e ha ripreso a masticare voracemente.
“Si può sapere che cazzo hai detto?”
“Fei fonato.”
A quel punto me ne sono andato.
“Ve cchiò scarpooonequantote mpo è passatoooo”. Allegramente, proprio allegramente.
Era quasi il crepuscolo, il cielo stava diventato più scuro e gli ultimi storni piroettavavano in alto con le loro danze. Una delle figurazioni pennute mi sembrò l’isola di Tavolara.
Dopo dieci metri  ho sentito che le sopracciglia mi si stavano aggrottando: che avrà detto?
Sono tornato indietro di corsa, lui stava guardando l’insegna: scarpediem c’era scritto, proprio così.
“Si può sapere che hai detto?”
Aveva ancora mezza salsiccia.
“Eh ei conacho.”
“Senti, ma non puoi inghiottire e poi parlare?”
Ho aspettato che la finisse tutta. Solo allora mi ha sorriso con una faccia tonda tonda.
“Chescèi tonnatto.”
“Ma vaffanculo, va.”

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16 Risposte to “”

  1. io a fei fonato avevo capito già! 🙂

  2. cybbolo said

    a) – colpa dei filini di budello nei denti
    b) – ti sei imbattuto nel cugino del conte Mascetti, quello della supercazzula prematurata con scappellamento a destra
    c) – avvolte pocca pitare anche per iscritto di caspiti l’ora

    e ora non mandarmi a cagare, ché non sto addentando salsicce…;-)))
    canticchio il mondo è grigio il mondo è bluuuuuuuuuu

  3. triana said

    Me la vedo la scena parola per parola…ho anche provato a immaginarti coatto, poi fonato coi capelli tutti vaporosi e un po’ per aria e infine cosparso da una salsettina di tonno e maionese. Ma perché l’hai mandato affanculo? Mi ci vuole un raccontino così un paio di volte alla settimana, la mattina, altro che integratori.

  4. RobySan said

    E’ soprattutto lo Scarpediem a fare l’atmosfera. Anche dalle mie parti c’è un negozio che vende Cose e Robe e poco più in là, uno che vende Proposte abitative. Ho chiesto al commesso se avesse una sislunga e gli ho detto che lo avrei pagato con una promessa di credito. Questo era parlar chiaro, secondo me, ma – sorvolando sulla sislunga – disse di non capire le mie affermazioni sul credito.

  5. dariedda said

    ahahah che ridere!

    off topic:
    mi scrivi a nome.cognome@gmail.com???
    mille grazie!

  6. birambai said

    @ pet: ma io sono tardo,mica petardo.
    @cyb: pocca pitare eccome!
    @trianuzza: l’ho mandato al diavolo perché mi aspettavo una rivelazione.
    @roby:ahah, sulla sislunga non ha battuto ciglio, dunque. Qui c’è anche un “Punto e pasta”, vendono ravioli fatti in casa.
    @dariè: fatto.

  7. il drama vero è che “scarpediem” esiste davvero a Nughes, e anche “il pomidoro quadrato”
    son cose

  8. RobySan said

    Bah, quando uno ha fatto i ravioli in casa che fa? li porta al negozio per venderli? no! se li mangia e pasta! P’unto!

    Sì, la proliferazione di negozi e bugigattoli con le insegne “made by creativo” ha raggiunto un apice negli anni ’80, ma ancora oggi non si scherza. Però perle come queste non sono comuni (genere: creativo “fai da te”): Drog Mark (miscela tra “drug store” e “market”), Hear stailing (volevano scrivere “Hair styling”) e la catena di negozi Pipol che starebbe a di’ “People”, ma per la plebe va bene.

    Ricordo che, qualche tempuscolo addietro, Tango bandì un concorso per “la più stupida insegna di negozio” e se ne videro delle belle. Però, secondo me, la cosa in assoluto più stupida che si possa vedere in un negozio è un cartello con la scritta “Ingresso libero”.

  9. cybbolo said

    beh, anche “torno subito”, soprattutto se appesa alla porta di una impresa di pompe funebri…

  10. RobySan said

    “Torno subito” sulla porta delle pompe funebri ha un che di humor britannico della specie più classica, ma non mi pare si possa definire una “stupidata”. Invece, nel mondo del libero mercato in cui dopo decenni di sforzi ci si è finalmente liberati dalle pastoie dell’economia indirizzata dalla politica sottobanchescamente egemonica della sinistra, in questo mondo, libero, – dicevo – io entro nel negozio che mi pare, ci sto quanto voglio, chiedo il prezzo di tutta la merce ed esco senza aver comprato nulla. Sennò a che cacchio serve il libero mercato? E’ per questo che la dicitura “ingresso libero” apposta alla porta di un negozio è di una stupidità inenarrabile: ma pezzo di cretino di un tagliamortadella o brutto gnoccolone di uno spacciatore di scarpe se l’ingresso non fosse “libero” di default (senza il tuo cartello!) mi spieghi perché dovrei entrare a vedere se hai qualcosa da vendermi? Manica di idioti!

    Però, qui sto parlando di tutto fuorché del post di Biramba!!

  11. birambai said

    Robygno, a me pare che nel nostro paese il mercato sia libero soprattutto di farsi i “cartelli” suoi. E le sue corporazioni e le sue regole e i suoi monopoli. E’ libero perfino di truffare la gente, di evadere le tasse e di dare liquidazioni milionarie a manager fallimentari.
    E ora, soprabanchescamente (uh quanti significati nasconde l’avverbio) la sedicente sinistra, -anzi no, non più sedicente, ché il termine è stato rimosso- campa di liberismo a gogò, altro che storie.

  12. giuba47 said

    Un post che mi ha piaciuto molto, Giulia

  13. triana said

    Bobbò, guarda che avevo capito…:-))

  14. MariellaT said

    Apprezzato anche qui. a quello che hai il negozio con l’insegna Scarpediem darei un premio: mi fa sganasciare dal ridere. Ora come ora lo tradurrei così: “scaglia l’attimo in faccia al primo che passa”. Nel tuo caso con un vaffanculo appropriato.

  15. RobySan said

    Appropos: pensa che casino se la salciccia l’avesse mangiata a sorsi!

  16. Abitate strani posti, frequentate strana gente, fate la spesa in strani negozi: tout se tient. Mi perdoni se, di quando in quando, compio l’imperdonabile errore di rivolgermi a lei come a una persona normale…

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