novembre 25, 2007

-Nome?
-Bobboti.
-Nome?
-Bobboti.
-Ho detto nome, cazzo! Come ti chiami?
-Bobboti.

Sono all’angolo, come un pugile che sta per finire al tappeto. Dentro una stanza spoglia, bianca, bianchissima, qualcuno mi sta processando. Il mio naso sfiora la parete, posso sentire il freddo del muro e l’odore del cemento. Alle mie spalle, il tipo continua a urlare la domanda senza senso e a far schioccare un frustino sugli stivali. Ho paura, mi sembra che da un momento all’altro possa infierire su di me. C’è un momento di silenzio. L’aguzzino comincia a passeggiare, fa avanti e indietro come se stesse pensando a un’altra strategia di tortura. Io conto i passi: ventisette. E aspetto la prima scudisciata sulla schiena. Non so perché mi trovo lì, non ho fatto niente. Non ricordo neppure come ci sono finito. Maledico la sorte.
-Il liberismo è di sinistra. Quando cazzo ve lo metterete in testa, piccoli scarafaggi? E tu, merdoso di un sardo non hai neppure votato all’ultima puntata dell’isola dei famosi. Qui c’è un plastico che ti inchioda, abbiamo le prove, c’è anche il parere dello psichiatra. Ambarabàcicicocò. Nome?

A quel punto mi rendo conto di essere in un sogno. Certo, non può che essere così, è un falso Bicchiere della staffa e ci sono finito dentro per colpa dei funghi che ho mangiato a cena.
Mi volto, lentamente. Nella stanza non c’è nessuno. Le domande e il rumore dei passi provengono da due casse acustiche appese vicino al soffitto. Per terra c’è lo schermo di un computer che trasmette una puntata di Porta a porta. Prendo un po’ di coraggio, mi muovo con cautela, cerco di uscire dalla stanza, ma la porta è chiusa a chiave.
-Fatemi uscire, maledetti bastardi! Lo so che è tutto finto, fatemi uscire, fatemi uscire.
Di nuovo la voce: – Taci, stronzetto. Decidiamo noi quando è il momento di liberarti, ammesso che lo faremo. Nome?
-Bobboti.
-Nome?
-Bobboti.

Si spengono le luci, rimane acceso solo lo schermo. Nello studio televisivo ci sono due politici, un criminologo, una velina, un cane e Polanca. L’inquadratura indugia su una scritta gigantesca che fa da scenografia: COLPEVOLE.
I politici confermano che il liberismo è di sinistra, il criminologo dice che tutte le prove sono schiaccianti, che i miei comportamenti spazzano via ogni ragionevole dubbio “ha sempre vissuto dentro la finzione”. La velina dice che sono un nano. Il cane mi ringhia contro. Polanca mi guarda e non dice nulla. Perché non parla il mio amico Polanca?
Dopo la pubblicità, Vespa si rivolge proprio a lui: – Cosa ci può raccontare dell’adolescenza di Bobboti?”
Polanca si alza. Va verso il conduttore. Lo guarda attentamente in faccia. “Lei è un neo-conservatore. Perché non si fa una plastica?”

A quel punto mi sveglio. Sono davanti allo schermo del mio pc. Mi sono addormentato a metà racconto, una storia senza senso che parla di incubi e tempi moderni. Il cellulare sta squillando: è Polanca.
-Pronto.
-Sono io.
-Lo vedo che sei tu, Polà.
-Stavi dormendo?
-No, perché?
-Hai una voce strana.
-Anche tu hai una voce strana.
-Ho appena sognato che andavo a cavallo con Nicole Kidman. Te lo volevo proprio dire.

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7 Risposte to “”

  1. utente anonimo said

    Più che i funghi direi il cannonau: poggialo il fiasco zio!
    Sempre tua nipote

  2. cybbolo said

    sì, anche cannonau, ma circa i funghi: peyote, eh?

  3. RobySan said

    I sogni di Polanca indicano una persona dall’animo, tutto sommato, sereno.

  4. birambai said

    Che sia davvero il cannonau? Cyb, la barbagia assomiglia un po’ al messico, ma di quella roba non ne cresce.
    Nipotastra, ti ricordo che mi devi portare rispetto. A prescindere.

    Roby, Polanca è sereno a giorni alterni.

  5. aquatarkus said

    Con Nicole Kidman mi accontenterei di essere la sella, altro che cavalcare (trattasi di accordi segreti nell’ambito matrimoniale, io solo con Nicole Kidman, lei solo con George Clooney).

  6. no, se c’è polanca me lo conservo

  7. da bello diventa fantastico quando fai entrare polanca 🙂

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