novembre 28, 2007

Ci sono giorni che dici: malaitta sias!  Alla sveglia lo dici, sperando che si offenda per sempre e non ti rivolga più la parola. Beh, quando la misura è colma, non è che posso esprimermi orsolinianamente,  e che cavolo, suona da cinque minuti e sembra la banda musicale alla sagra delle angurie, la stronza. Invece è un giorno che inizia storto, una gamba qua una gamba là.
Non sei ancora del tutto sveglio e pensi a quante ore mancano per poter di nuovo dormire. Poi, uno dopo l’altro, metti in fila questi pensieri: devo aver sognato qualcosa di strano, mi sta venendo l’influenza, fra un po’ piove, ho finito il caffè, sono un grande uomo, sono un grande uomo.
Conti fino a dieci. Poi altri dieci. Poi altri venti. E quando ti alzi cominci a correre e a cercare mutande e calzini e dici op! op! Ma subito ti penti perché ti senti ridicolo.
Mmmh, magari se faccio un poco l’imbonitore: prego, accomodati, guarda come tutto ti sorride, oggi, anche la doccia non aspetta altro che sentirti cantare!
E cantiamo, va: “è uno di quei giorni che…” no, che cazzo, questa non va bene, sii un po’ più furbo.
Mi vengono in testa solo alcune canzoni di Claudio Lolli, l’angoscia metropolitana,  le antenne  conficcate, le nuvole frustate e compagnia bella. Meglio niente.
Allora mi impongo di sorridere. Mi guardo nello specchio e blocco le labbra in un’ espressione alquanto cretina ma indubbiamente sorridente. Forse così è un po’ troppo, cerca di far sorridere anche gli occhi, così è troppo finto…ecco così va bene. Non la cambio più.
Esco per andare al lavoro. Piove, ovviamente. In strada incontro solo Filippo Carcassoni, lo vedo ogni mattina. Chissà perché lo incontro sempre: se esco in anticipo lui c’è, se sono in ritardo lui c’è, se sono puntuale lui c’è. Avete capito no? Filippo Carcassoni c’è sempre, anche nelle giornate storte. E mi dice sempre buongiorno. Ma stamattina era coperto dall’ombrello e non mi ha visto.
Poi vedo uno che non conosco. Mi guarda e mi fa: che hai da ridere? Ho una faccia che ti fa ridere? Hai sognato Stanlio e Ollio? Hai una paresi?
Tiro dritto, non gli rispondo, so che potrebbe finire male.
Finalmente vedo per terra una cacca di cane. Ecco, tiè, ora ti calpesto, così la giornata è sistemata.
Quando arrivo in ufficio i miei colleghi mi guardano in modo strano: “Che avete da guardarmi in modo strano?”, chiedo. “Ho una faccia che fa guardare in modo strano? Avete sognato un film sperimentale di Ejzenstejn? Avete un blocco alle sopracciglia?”
“Va a cagare” mi rispondono, in coro.
Poi arriva un cliente. Mentre mi parla, chiedendomi cose che non capisco, si copre il naso con la sciarpa. Capisco ancora di meno, le parole mi arrivano tutte a pezzettini. Rimango lì, aspettando che mi chieda qualcosa di comprensibile. Invece si ferma e aspetta pure lui.
“Allora”, mi fa dopo un po’.
“Allora cosa?”
“Quello che le ho chiesto”
“Può ripetere più lentamente?”
“Sta male?”
“No, perché?”
Intanto faccio uno sforzo sovrumano per mantenere il sorriso stampato.
“Allora?”
“Allora cosa?”
“Vuole scherzare con me, eh. Ma non è la giornata giusta, guardi. Oggi stra..li…bel…chen…potrò.”
“Ma perché mi parla con la mano sul naso? Lei non è mica sottotitolato, sa.”
“Mi chiami il direttore.”

Chiamo il direttore. Se ne vanno nella sua stanzetta, quella con la pianta e le fotografie dei figli.
Dopo cinque minuti il direttore torna da me e mi annusa. Sembra un cane da tartufi. Poi mi dice: “Vada a cambiarsi le scarpe. Anzi per oggi se ne stia a casa.”
Forse la giornata si sta raddrizzando.
Invece no. Appena esco, una folata di vento mi spacca l’ombrello. E incontro di nuovo Filippo Carcassoni. Il suo ombrello è perfettamente integro.

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7 Risposte to “”

  1. RobySan said

    Brutta cosa svegliarsi col raffreddore!

  2. Da cosa si riconosce una giornata giusta?

  3. utente anonimo said

    Dalla faccia del Direttore!

    A.

  4. birambai said

    per sapere se una giornata è giusta devi chiedere a Carcassoni.

  5. cybbolo said

    a Filippo Carcassoni stanno fischiando le orecchie e da domani girerà con gli occhiali finti con i baffi sotto per non farsi riconoscere.
    un mio parente sorrideva sempre allo specchio, fisso e immobile.
    poi la badante gli asciugava il rivolo di saliva, lo pettinava e lo portava via.

  6. triana said

    Ha un potere diabolico il carcassoni che elide anche la proverbiale fortuna del pestatone alla cacca di cane:-))

  7. nosacher said

    la pestata della cacca è geniale, me la devo ricordare.
    ma non è che carcassoni è il tuo angelo custode ?

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