dicembre 22, 2007


A Natale erano diventati tutti così buoni che si faceva una gran fatica anche a camminare per la strada. Ogni abitante di Ballacanò ne fermava un altro: che piacere vederti, il piacere è tutto mio, ti trovo in gran forma, venga signora l’aiuto ad attraversare la strada, proprio ieri pensavo a te, quanto tempo…
Anche i bambini: ti regalo questa figurina, ti presto la mia bicicletta, questa bambola la dono a te tanto io ne ho un’altra.
Le giornate erano miti, non pioveva da tre giorni e il vento si era calmato. Nella piazza si poteva sentire il suono delle cornamuse e nell’aria si mescolavano i profumi della festa: torroncino, spumanti, canditi, ragù molto speciali. Alla messa delle nove il prete aveva detto “scambiatevi un segno di pace” e tutti si erano abbracciati guardandosi negli occhi. Molti avevano pianto per la commozione. Persino Filippo Ungramala, che era sempre di malumore per via della sua unghia incarnita, aveva smesso di zoppicare e ora salutava i suoi compaesani con le espressioni più amabili. I gatti ronfavano, i cani rispettavano i tronchi degli alberi, i piccioni facevano ordinatamente la fila per raccogliere i chicchi di mais. Le automobili sembrava che si parlassero: prima lei, ma no la prego la precedenza è sua.
La magia del Natale aveva contagiato tutti, uomini e animali. E anche le cose sembravano ammantate di quella bontà. La fontanella di Via Abbanoa, per esempio, che era rimasta secca per cinque anni, aveva ripreso a far tintinnare il suo getto continuo d’acqua cristallina. Era tutto così bello che le pubblicità della televisione, al confronto, sembravano poco realistiche. Poco vere, ma per difetto.
Verso mezzogiorno, anche Natalino Piumone aveva deciso di fare una passeggiata per le vie del centro. Anche lui, l’uomo più introverso e asociale della comunità, sembrava deciso, quel giorno, a condividere la festa con gli altri. E gli altri ne furono felici, quando lo videro. Oltretutto era pure il suo compleanno e il suo onomastico, e così la gente cominciò a rivolgergli una sequenza interminabile di auguri: buon natale Natalì, buon compleanno Natalì, buon onomastico Natalì, buon anno Natalì, buone feste Natalì.
Resistette per cinque minuti, Natalino. Sforzandosi di sorridere, rispose grazie grazie. Poi, improvvisamente, come succede quando un pensiero che cerchi di allontanare ti torna inevitabilmente in testa, Natalino cambiò espressione. Divenne cupo, i suoi occhi si fecero freddi e stanchi. E cominciò a non rispondere. Oppure faceva solo un cenno con la mano, senza guardare in faccia nessuno e tirando dritto per la sua strada.
Alcuni non ci fecero caso. Ma altri non sopportarono che il clima di festa e di benevolenza si potesse guastare così in fretta. Non era possibile che un granello di sabbia potesse frenare il motore ben oliato dell’affetto di Ballacanò.
“Al diavolo la sua malinconia!” disse, a un certo punto, Giovannantonio Trippide.
“Oh, hai detto diavolo!” gli rispose Marietto Fileddi, “non dovresti usare simili espressioni il giorno del Santo Natale”.
“Va’ a cagare!” ribattè, l’altro.
"A cagare vacci tu, pezzo di merda!"
Presto ne nacque un battibecco, proprio al centro della piazza. Arrivarono decine di ballacanesi e ognuno aveva da dire la sua. In pochi secondi la discussione diventò una gazzarra.
“Cosa facciamo?” chiese dopo un po’ il sindaco Fazzodeo, cercando di ristabilire un po’ d’ordine.
“Arrestiamolo!” urlò qualcuno dalla folla.
“Ma poveraccio, non ha molti motivi per essere allegro, non ha più un lavoro, gli hanno dato lo sfratto” provò a replicare, un altro.
“Ma oggi non conta, che cazzo me ne frega a me se a lui non gli và. Deve sorridere e basta!”
“Sì, hai ragione, questo coglione sta rovinando la festa!”
“Uccidiamolo!”

Una delegazione si incaricò di catturare Natalino Piumone. In cinque andarono a prenderlo a casa sua. Lo legarono, gli misero un cappuccio in testa e col nastro da pacchi lo infagottarono per bene.
Poi, con il sindaco in testa, tutti i ballacanesi formarono un corteo e portarono Natalino in cima al monte Assamuda. Lì, vicino alla quercia più grande, lo scannarono e lo tagliarono a pezzetti.  E dall’alto di una rupe, fra le risate d’allegria,  gettarono i resti del pover’uomo in pasto agli avvoltoi che avevano cominciato a volare nel cielo limpido di quella giornata splendente.
Quando anche l’ultimo pezzo di carne fu lanciato nella vallata,  ricominciarono a farsi gli auguri, ad abbracciarsi e a promettersi un anno nuovo di felicità.

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9 Risposte to “”

  1. aquatarkus said

    Non ce niente di meglio di un Natalinciaggio, altro che appendere palline agli alberi.

  2. ne ho pure di propriamente comuniste, sai!
    che le regali a Natale, la maglietta taglia tre mesi del Che?
    Buon natale, anche torno a domo mea, ohi s’ora chi no l’ido!

  3. RobySan said

    Avvoltoi? Dai, non esageriamo, facciamo che erano corvi!

  4. E io che ero venuto fin qui per augurarle Buon Natale, abbarra abba’… Menzus chi mi ch’ando: lei comincia a diventare pericoloso, per sè ( e fin qui…) e gli altri.
    Cerchi di arrivare al 2008! Auguri, in ogni caso

  5. birambai said

    Buonnatale.
    A tutti quelli che mi vogliono bene.

    Roby, hai ragione, poi questo è pure “il nido di corvi”.

    Magister: auguri anche a Lei.

  6. triana said

    allora buon natale anche a me:-))

    Che bello sto raccontino e che bella la tua ferocia natalizia, bobbò (me fa morì la scelta dei nomi), però diventa buono nei prossimi giorni, che non vorrei fare una brutta fine assieme agli altri toriani..

  7. xdanisx said

    Se Giannantonio e Marietto fossero stati “affetti” da stipsi cronica, ogni espressione sarebbe stata gradita.
    danis

  8. parolaia said

    un gran bel raccontino, che con posa esopesca ci appende tutti all’amo natalizio. vero assai è che, quando fa comodo, si finisce sempre per scotomizzare la realtà e per coagulare gli animi contro chi osa grippare l’ingranaggio oliato del così dev’essere.
    ergo, senza pietà alcuna, l’atmosfera disneyana sapientemente affrescata dai tuoi lemmi lemmi vira in splatter, facendo a pezzi natalino (nonché lo spirito natalizio) sull’altare dell’anestesia affettiva e della felicità di stato.
    inzomma, un *oltredickens*, id est, una bella boccata d’aria pura.
    🙂
    mi resta un dubbio: a balla-canò i balla-canesi perché non si fanno i *bauguri*?

    baci
    🙂
    nano

  9. Mi raccomando

    per capodanno
    non far danno!
    🙂

    A U G U R I

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