gennaio 7, 2008

Non è per conquistarla che comincia a parlare. Sente il bisogno di parlare e basta.
Comincia a parlare di guarnizioni. Di quella dello scarico del water. L’ha dovuta cambiare qualche mese fa. Non ha trovato il pezzo di ricambio originale e allora è stato costretto a adattarne un’altra di uguale diametro ma di diverso spessore. E così non scorre bene dentro il cilindretto che sta dentro la cassetta dell’acqua. "Sai, c’è una specie di stantuffo che si abbassa, mano a mano che la vaschetta si riempie. Ecco il motivo di quella fastidiosa perdita che senti, non farci caso, lo so che può risultare seccante ma diossanto non puoi sapere quanto ho cercato l’originale, ho girato per giorni e giorni in tutti i negozi di ferramenta e in quelli che vendono sanitari. Ho chiamato anche la ditta fornitrice: niente. Le guarnizioni di gomma sono come le stagioni, cambiano e non tornano più come una volta."
Dice che per la caffettiera è successa la stessa cosa. Però con la moka l’operazione adattamento è riuscita meglio, dice.
Racconta di averne acquistato un set al supermercato di Via Ballenco, felice di aver trovato un’offerta così vantaggiosa, quel giorno. Che lui non avrebbe voluto comprarne dieci in una sola volta ma c’era la promozione, "e così mi è sembrato conveniente."
Lei lo ascolta e non dice nulla.
Allora lui riprende: "Erano più piccole, non erano le originali neppure quelle, anche se nel contenitore c’era scritto caffettiera da due. Imbroglioni, le hanno fabbricate in Cina di sicuro, ma che ne sanno i cinesi di caffettiere che la caffettiera l’ha inventata uno che si chiamava Renato Bialetti, figlio di Alfonso,nel 1933, a Crusinallo…"
Fa una breve pausa. Lei continua a guardarlo, silenziosa. Ha uno sguardo languido.
"Però in quel caso sono riuscito a adattarle proprio bene. Le ho stiracchiate un po’, per allargarle, e alla fine si incastravano perfettamente con il filtro. Solo che si rovinano troppo in fretta. Ma questo forse dipende dal fatto che stringo troppo le due parti, il serbatoio dell’acqua con il contenitore della bevanda.
O forse perché qualche volta lascio la fiamma del gas troppo alta, la mattina quando ho fretta. Fatto sta che devo cambiarle spesso. Le stiracchio e le rimetto. Ne ho ancora cinque, comunque."
A questo punto si ferma di nuovo e la guarda: è bellissima.
"Potrei parlarle dei poeti futuristi. O del cinema neorealista. Forse anche di Raymond Carver e del minimalismo…" pensa.
Invece continua con le guarnizioni. Dice di quella volta che l’idraulico ha risolto un problema di una perdita d’acqua nel lavandino, utilizzando una guarnizione della bombola del gas. "Perché io non butto mai le vecchie guarnizioni e così è stata davvero una bella fortuna. Sai, quelle piccole, di gomma dura, quelle che per toglierle dall’incastro i bombolari ci picchiano sopra con la chiave inglese. Proprio una di quelle, che non diresti mai che possano servire a qualcosa. E invece io le avevo conservate. Meno male."
Lei comincia a toccarsi i capelli e lui sa bene che quel gesto è un chiaro tentativo di seduzione.
Lei ha degli occhi bellissimi e una bocca talmente sensuale. E nel divano si è seduta vicino a lui, molto vicino.
"Forse potrei stare un po’ zitto, al diavolo l’horror vacui. Magari guardarla e basta. Dire semplicemente: "sono un po’ emozionato."
Invece, dice: "Non sempre, ma molto spesso le cose che ci sembrano insignificanti, quelle che butteremo via perché di poco valore, nascondono un’utilità insospettabile. Ce ne accorgiamo solo quando è troppo tardi, quando cerchiamo, che ne so, una vite, un tassello, un chiodo da tre. O una guarnizione della bombola. Frughiamo dentro le scatole di cartone, pensando di trovarle lì ad aspettarci e invece le avevamo buttate via. E’ così anche per le parole, se ci pensi. Qualche volta ci sembrano inservibili.Tipo iperbole, per esempio. O pensile. O ferri corti, tanto per dire. Quando il tempo è bello, dell’ombrello non ce ne frega niente."
Lei lo guarda. Poi guarda l’orologio: "Si è fatto tardi, è meglio che vada."
"Aspetta" pensa lui, "devo dirti che sei bellissima, che sei simpatica, che mi piace parlare con te."
Mentre lei si infila il cappotto, lui non parla. Quando libera la chioma di capelli dalla stretta del bavero e si sistema la sciarpa, gli appare come un angelo.
Ma lui non sa dire altro che arrivederci allora.
L’accompagna alla porta. Sorride in modo esagerato. Anche lei sorride.
Dopo aver chiuso il portone, se ne sta fermo per qualche secondo. Poi va in bagno e lì, per alcuni minuti, ascolta il gocciolio continuo che arriva dallo scarico.
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