febbraio 18, 2008

E’ presto detto, fu colpa della Smorfia. Sì, di quella specie di libro dei sogni da cui si ricavano numeri fortunati, i numeri della vita, come crede qualcuno.
Perché io, fino a quel momento, non ci avevo mai neppure pensato al gioco del lotto e avrei continuato a ignorarlo bellamente se a un tratto non si fosse diffusa la voce che Antioco Dibbidobbo, alla fine dei suoi giorni, stava vedendo gli spiriti. Avrei continuato a condurre la mia  vita tranquilla da impiegato comunale, se quella voce non fosse diventata l’argomento di conversazione preferito dei miei compaesani.  
Da un po’ di tempo non si parlava d’altro a Tresinnoghe: “Eja, l’at intesu su dottore, eja, l’at nadu fintzas su pride, eja, ti naro chi er gai”.
Proprio così, erano stati il medico condotto e il prete a mettere in giro la notizia. Il primo andava a visitare il vecchio sul letto di morte e somministrargli l’ennesima dose di acqua zuccherata dall’effetto placebo; il secondo, che non vedeva l’ora di dargli l’estrema unzione e incassare la somma che i parenti gli avrebbero elargito per la messa funebre, stazionava a casa del moribondo un giorno sì e l’altro pure. Ma Antioco Dibbidobbo, di morire, proprio adesso che gli mancavano due mesi al compimento del centesimo anno di età, non voleva sentirne parlare e ogni volta che vedeva quel corvo del prete ritrovava la forza di sollevare la mano destra e chiuderla lentamente, lasciando ben dritto solo il dito medio. E da qualche giorno aveva anche ricominciato a parlare, a fare i nomi di persone del paese passate a miglior vita e a pronunciare altre cose senza senso. Per Don Ungredda non c’erano dubbi: stava vedendo le anime dei compaesani che lo chiamavano da quell’altra parte.

“E vede le ciambelle?” aveva chiesto la figlia di Antioco.
“ Perchè, ha detto anche ciambella?”
“Sì, ha detto ciambella e mediocredito. E anche dopolavorista. Cosa c’entra con l’aldilà?”
Il reverendo aveva risposto che la fede è un mistero, che la morte è un mistero, che il trapasso è un mistero. E che a certe cose non era necessario dare spiegazioni.
Il medico, invece, aveva detto che era un mistero il fatto che il centenario continuasse a campare ancora, nonostante tutta l’acqua zuccherata che gli aveva fatto bere.
Presto, in casa di Antioco Dibbidobbo le visite al malato si moltiplicarono. Tutti volevano sentire il vecchio, tutti volevano assistere a qual fenomeno paranormale. E qualcuno cominciò a scrivere le parole in un quaderno. Per interpretarle, si disse. O per metterle in relazione fra di loro, come voleva fare Maria Vulana, la maga di Tresinnoghe esperta di segni e di cabala.
Dopo dieci giorni, però, Maria Vulana disse che doveva studiare ancora,  c’erano cose che non era riuscita a spiegarsi, e che alcune parole lei non le aveva mai sentite prima, come “galoscia”, per esempio.
Così il vecchio proseguì la sua speciale battaglia contro la "comare secca" e per altre due settimane continuò ad arricchire il dizionario della megera.
Un sabato pomeriggio, facendomi vincere dalla curiosità, andai anch’io a fare visita al matusalemme. Accompagnato da una nipote, mi presentai al suo cospetto e con fare molto riservato, parlando sottovoce, gli chiesi come stava e gli augurai una rapida guarigione. Lui non rispose. Teneva gli occhi aperti ma era come immerso in un altro mondo. Allora gli sfiorai una mano e volendomi congedare con una frase piena di saggezza gli dissi : “A kent’annos, ti’ Antiò, che possiate campare fino a cent’anni”. Subito mi resi conto della gaffe, ma pensando che non mi avesse neppure sentito, feci finta di niente. Lui, però, continuando a guardare nel vuoto, alzò il dito medio in direzione del soffitto e subito cominciò a pronunciare una di quelle serie di parole che tanto avevano fatto discutere il paese. Non le afferrai tutte, poiché la sua lingua era ormai legata dalla debolezza e dal deperimento, ma alcune le scandì con voce più ferma: carciofo, gavotta, partenopeo, rutilio, benincasa.
Fu una polverosa enciclopedia ad aiutarmi. Tornato a casa, sfogliai le pagine dei tomi dimenticati nello scaffale, alla ricerca delle parole del vecchio, e con mia grande sorpresa scoprii che Rutilio Benincasa era un matematico del cinquecento che aveva elaborato alcune tavole numeriche attraverso le quali, secondo la credenza popolare, sarebbe stato possibile prevedere l’uscita dei numeri al lotto. Eccola la soluzione: Antioco Dibbidobbo ci stava suggerendo i numeri da giocare!
Senza aspettare oltre, decisi di recarmi alla vicina ricevitoria del signor Bonaventura Corricocco, pronto a fare una puntata sulla ruota di Napoli. Lì, vicino alla macchinetta delle scommesse c’era, a disposizione dei clienti, una nuovissima edizione della smorfia. Lì avrei potuto cercare i numeri corrispondenti alle parole che avevo bene impresse nella mente.
Arrivato sul posto, però, il tabaccaio mi disse che il libro l’aveva chiesto in prestito Maria Vulana : “Ha detto che le serviva per studiare alcune cose, lo riporterà stasera.”
Erano quasi le diciannove, mancava pochissimo alla chiusura delle giocate, non potevo aspettare. Allora andai dalla megera.
“Ho bisogno di dare uno sguardo alla smorfia”, dissi.
“Hai fatto un sogno?”
“No, ho alcune parole del vecchio.”
Maria Vulana fece spallucce e mostrando i suoi pochi denti cariati mi rivolse un sorriso sprezzante: “Credi davvero che ti possano tornare utili? Con tutte le cose che dice quel rincoglionito, i numeri dovrebbero essere ben più di novanta!”
“Magari a me ha dato quelli fortunati, non si può mai sapere. E tuttavia voglio provare.”
La maga, senza aggiungere altro, si diresse in un’altra stanza e poco dopo ricomparve con il libro che cercavo.
“Dimmi, quali sono queste parole magiche?”
“Carciofo…”
“Carciofo fa 37. Poi?
“Gavotta…”
“Gavotta fa 20”
“E partenopeo.”
“Partenopeo è 18. La ruota la sai già?”
“Credo di sì.”
“Buona fortuna allora”, aggiunse, con uno sguardo evanescente.

Annotai tutto su un foglietto e senza troppa convinzione ringraziai Maria Vulana: mi sembrò strano che la vecchia avesse trovato così in fretta i numeri, senza dover sfogliare troppe volte il libro. Ma non c’era tempo di farsi venire altri dubbi, mancavano solo cinque minuti alla chiusura delle puntate e perciò mi precipitai di corsa alla ricevitoria. Puntai venti euro, su un terno secco.
Più tardi, con l’ansia che mi divorava, con le farfalline che mi svolazzano dentro lo stomaco, mi incollai al televisore per seguire in diretta l’estrazione dei numeri. La bonazza di turno parlò: Napoli: 20-58-38-62-54.
Niente, era uscito solo un numero, la gavotta: le mie solide speranze si sciolsero come neve al sole. Non me la presi più di tanto, in fondo ero sempre stato un uomo molto razionale e considerai che quella smania di vincita era stata, a ben giudicare, uno sbandamento, una pericolosa perdita dell’equilibrio. E così, nei giorni seguenti, dimenticai l’accaduto.

Tresinnoghe è un paese di poche anime, le notizie si diffondono in un battere di ciglia. Non passarono molti giorni prima che cominciasse a circolare la voce che Maria Vulana era stata vista nell’ufficio di corrispondenza della banca, mentre consegnava al direttore un tagliando del lotto e firmava alcuni fogli. Qualcuno disse che con i suoi poteri la maga poteva vincere tutte le volte che voleva, altri affermarono che era stato solo un colpo di fortuna, sebbene immeritata. Io, semplicemente, feci due più due.
Tornai da Bonaventura Corricocco e, di nuovo, gli chiesi di poter consultare il libro della smorfia.
“Stai sognando molto eh!”
“No, è solo una curiosità.”
“Prego, fai pure.”
Afferrai il volume e cominciai a cercare. I pochi dubbi che mi rimanevano si chiarirono in pochi secondi: le pagine in corrispondenza della lettera C e della lettera P erano state strappate. Non dissi nulla al tabaccaio, feci una puntata da niente, per giustificare la mia richiesta e lo salutai.
La mattina dopo ero a Biddalonga, la cittadina più vicina a Tresinnoghe. Trovare una libreria fornita e acquistare la versione aggiornata della smorfia, la stessa di Bonaventura Corricocco, fu un’operazione semplice e neppure tanto costosa, visto che il libro lo davano a metà prezzo. Un’ora dopo ero a casa che ripetevo i numeri 62 e 54, gli altri due che erano usciti sulla ruota di Napoli la sera della mia giocata. Ero lì, seduto sul divano, che cercavo di capire che cosa significassero le parole corrispondenti a quei numeri: ammazzare, pungere.
Io lo capii. Non credo che l’abbia ancora capito il maresciallo dei carabinieri di Tresinnoghe. Si starà facendo ancora un sacco di domande sul mistero dell’assassinio di Maria Vulana, uccisa così barbaramente e infilzata da tante spine di carciofo. Si starà chiedendo chi fosse quell’ombra che qualcuno ha visto passare, nella notte fra il tredici e il quattordici di febbraio, vicino alla casa della strega, vestito da Pulcinella. E, assieme a tutti gli altri, non sarà ancora riuscito a capire come mai, Antioco Dibbidobbo continui a ripetere Maria Vulana, Maria Vulana, Maria Vulana. E a ridere, come se la morte gli facesse il solletico sotto i piedi.

Annunci

6 Risposte to “”

  1. aquatarkus said

    Ah…Ci berremo un Cynar alla salute dell’infida maga, canticchiando “Funicolì funicolà” e accennando a due passi di gavotta sotto il tavolino. Guardando i terni passare.

  2. AdRiX said

    Un’abbardente al carciofo è quello che ci vuole per festeggiare.

  3. utente anonimo said

    Sai, sono passato da tziu Dibbidobbo; ancora ride, con una strana smorfia sul viso.

    MORETTE

  4. triana said

    Troppo bello. Mi ha ricordato un po’ ‘Non ti pago’, di Eduardo (e, naturalmente, Flavietta mia:-))
    Ma qui c’è anche un po’ di enigma a colorire e la figura del centenario che resiste alla morte e trova le forze per spingere il dito medio verso l’alto è grandiosa.

  5. amoilmare said

    mi ha fatto ricordare i racconti di paese che ascoltavo da bambina, quelli pieni di personaggi ambigui, aneddoti e superstizioni.. bello.

  6. Prendaeoro said

    A me ha fatto venire in mente Macondo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: