marzo 30, 2008

aggiornamenti

Perché Polanca è fatto così. Se ne può stare ore e ore senza spiccicare parola, muto come la campana senza batacchio della chiesetta di San Pietro. Con quello sguardo che ti fa sentire inutile, un’aria eternamente annoiata che alla lunga può risultare indisponente.
Era così anche quando andavamo a caccia di nidi, ai tempi della nostra prima amicizia, nelle campagne di Sunis. O quando stavo a parlargli dei miei primi innamoramenti, nei pomeriggi senza fine delle estati al mare, dentro i lunghi riverberi del tramonto. Fissava il cielo, Polanca, poi ogni tanto mi guardava, fra lo storto e l’annoiato. Senza dire niente, ascoltava e basta.
L’altra sera c’era anche lui al bar di Canneddu. Con Gavino Palighetta parlavamo delle elezioni politiche, della scarsa voglia di andare a votare. Una discussione che non portava da nessuna parte. Io sostenevo che chi era di sinistra doveva votare a sinistra, Gavino continuava a ripetere che la cosa più importante era il prezzo della benzina, altro che cazzi. Da lì non lo smuovevi. Diceva che col controllo del petrolio si poteva tenere sotto scacco il mondo intero e che io mi preoccupavo solo del misero cortile di casa. E che si era stufato, diceva.
Ma tu la vuoi salvare o no la democrazia. Certo, ma vorrei salvare anche il pianeta. Le cose non sono separate. Cose così.
Nelle brevissime pause cercavo di capire come la pensava Polanca, cercavo di intuire qualcosa dall’espressione dei suoi occhi, un moto delle sopracciglia, un cenno delle labbra. Niente: sembrava immerso in un pensiero che non era di questa terra, come se avesse staccato la spina o messo le cuffie per isolarsi dal nostro cianciare. Si muoveva solo per accendersi una sigaretta dietro l’altra e versare la birra, appena vedeva i bicchieri a metà.
A un certo punto, infastidito dalla sua ignavia così palesemente ostentata, interrompo un ragionamento sul voto utile e gli chiedo: “Ma tu, Polà, cosa ne pensi?”
“Niente.”
”Come, niente? Avrai un’opinione! Stiamo parlando da tre ore e tu manco ci degni di una smorfia, neanche un “crepa.”
” Ma tanto, anche se te lo dico, a cosa serve? Non cambia niente. Niente.”
” Beh…serve ad arricchire la discussione, magari con un altro punto di vista, che ne so.”
Non risponde. Mi offre una Camel e ripiomba immediatamente nella sua apatia, si isola, come prima.
Noi continuiamo ad argomentare, ancora un poco, finché non subentra un po’ di noia. La questione del voto disgiunto ci dà la mazzata finale. Sfiancati, stabiliamo di andarcene, sono le due di notte.
Polanca abita vicino a casa mia, così decidiamo di fare a piedi la strada, anche se Palighetta insiste per accompagnarci in macchina.
Camminiamo, in silenzio. Fa freddo. L’aria è carica di umidità, le vie della città sono deserte e tristi come sempre, illuminate da pochi lampioni giallo-depresso, freddi e spettrali come lune d’autunno. Con le mani affondate nel giaccone di pelle e lo sguardo attaccato ai lastroni del corso, Polanca zoppica, trascinando la sua gamba più corta colpita dalla poliomielite. Mi concentro sul ritmo asincrono della nostra andatura e ho un brivido, nel sentire quell’unico suono controtempo, sento una sensazione di irrealtà che segue i miei passi. La solita malinconia mi spinge alle spalle. Mi interrogo sull’inutilità della vita passata così, che trascorre senza chiederti un parere, un giorno uguale all’altro, nella ripetizione dei nostri ruoli all’interno del gruppo. E mi pento di tutte le chiacchiere vane della serata, troppe e banali, quando tutto sembra perduto.
Per fortuna, per oggi, l’unica parola che dovrò ancora dire è ciao – penso – la stessa che sentirò da Polanca, non c’è rischio che lui mi chieda qualcosa che serva a interrompere questa pena. Lui, questa specie di Mammutone sordomuto cui voglio così bene senza sapere perché, non spreca parole. E forse fa bene.

Stiamo per arrivare sotto casa sua, cerchiamo entrambi le chiavi, prima di entrare nel buio dei nostri cortili da edilizia popolare.
D’un tratto si ferma, mi poggia una mano sulla spalla e comincia a parlare, come se volesse rispondere a tutti i pensieri che mi attraversano.
“Bisogna fare Il monte degli sfigati, mi fa, serissimo. “Loro fanno L’isola dei famosi, noi facciamo Il monte degli sfigati. Tanto, di questi tempi, se non fai un realitisciò non ti caga nessuno. Chiamiamo anche Bulgaria e Polso e ce ne andiamo sul Monte Ortobene. Ci accampiamo lì, ci vestiamo di pelli di capra e andiamo a porcini e a caccia di conigli, troveremo qualcosa da mangiare. L’acqua c’è, le sigarette ce le portiamo. E invece di giocare a Robison Crosue facciamo la civiltà dei neo-nuragici. Dobbiamo solo chiedere a qualcuno di informare Tele Tremula, figurati se quelli non vengono a riprenderci, imitano qualsiasi minchiata dalle televisioni nazionali. Ci facciamo crescere la barba, per qualche giorno emettiamo solo dei grugniti e ci muoviamo come i primitivi. In poco tempo faremo notizia, sono sicuro. Magari troviamo anche un lavoro. Poi, quando cominceranno con le stronzate delle eliminazioni e ci chiederanno di indicare chi vogliamo salvare, scriviamo tutti la stessa cosa: La costituzione italiana, i diritti umani, la sinistra. E le passeggiate di notte con un mio amico che ascolta i silenzi e si crede un poeta .
Ridiamo, sguaiati, senza riuscire a fermarci, facendo dei versi da scimmia. Per augurarci un buon sonno ci mandiamo a quel paese, fanculo e fanculo.
Quando gli volto le spalle per andarmene, lo sento che fischietta l’Internazionale e che impreca, con molte U, contro l’oscurità e la serratura del portone.
Continuo quel pezzetto di strada che mi è rimasto da fare. Penso che Polanca, per tutta la sera, ha ascoltato tutto, registrato tutto, anche i miei pensieri del cazzo. Sorrido da solo, mentre una nuvola fa spazio alla luna.
Nell’ascensore ripeto a me stesso che Polanca è fatto così.

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9 Risposte to “”

  1. utente anonimo said

    Mi pare quasi di vedervi, figure scure stilizzate dalla foschia arancione dei lampioni, fluttuare sul selciato del corso.
    Già, mi pare proprio di vedervi…
    A.

  2. Me lo ricordo, very good
    la filosofia al potere

  3. simple said

    Secondo me non arriva solo Tele Tremula!
    😀

  4. Petarda said

    sordomuto il polanca? a me pare tutto il contrario!

  5. Oh sìssì, ricordo bene di averlo pur scritto, da qualche parte, che siamo in presenza di un altissimo esponente della filosofia contemporanea, purtroppo misconosciuto. Bisognerebbe decidersi a raccoglierne in un libro i ponzamenti e diffonderli come si conviene. E a farlo potrebbe e dovrebbe essere proprio lei, che oltre a essere il fortunato titolare dell’amicizia del caposcuola che ha superato il “pensiero debole” per arrivare alle vertiginose profondità del “pensiero inutile”, è anche l’unico destinatario fin qui conosciuto delle sue rare e preziose esternazioni. Ma lei, purtroppo, è infingardo e cialtrone, ben si sa. E così noi – che al suo posto ben diversamente ci applicheremmo, a maggior gloria di Polanca e a beneficio dell’umanità – ci dobbiamo accontentare delle perle che di quando in quand lei si degna qui di pubblicare. Bah, guardi, è meglio che non ci pensi e cambi discorso: sulle donne, lavorando ci sta? (porc!, la domanda m’è venuta equivoca e indurrà qualcuno a pensare cosacce che, peraltro, hanno pieno fondamento. Ma lei mi ha ben capito…)

  6. birambai said

    Mastru gieffe, ci sono un sacco di donne. Dovrà darmi il suo indirizzo, me lo chiedono. Polanca mi ha detto di salutarla.
    E saluta anche tutti voi, affezionati lettorui.

  7. eccezionale.
    di quel bello cui non ci si abitua mai.

    mi mancavi

  8. birambai said

    Damone, che piacere rivederti!

  9. utente anonimo said

    Complimenti! Il realitisciò al monte, le passeggiate di notte chiusi nelle spalle, tutto molto intrigante!

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