settembre 8, 2008

Prove. Prova n. 2

Da casa mia vedo gli ultimi tre piani di un palazzo, nove finestre illuminate.
Dopo un po’ ne rimangono accese due. Infine solo una. Mi concentro su quella, al quarto, e mi rivedo seduto sul divano.
E’ un martedì sera come tanti altri. C’è la tv accesa, una pubblicità che conosco a memoria. Mag, accanto a me, è completamente presa dalla lettura. Sembriamo due sconosciuti nello scompartimento di un treno.
“Di cosa parla?” le chiedo.
“Di noi” mi risponde, neutra.
In quel momento capisco quanta tensione aleggi dentro il soggiorno. Come altre volte, decido di far cadere il discorso, di starmene zitto. Afferro un giornale che sta sopra il tavolino e mi metto a leggere anch’io. Ma non riesco a concentrarmi.
“Della fine?”
Mag non risponde. Si morde un labbro, si tocca nervosamente i capelli.
“Della nostra fine?” insisto.
A quel punto, con uno scatto, lei chiude il libro, si volta verso di me e mi guarda negli occhi.
“Sì, è così.”
Stavolta il colore della sua risposta è diverso. E’ deciso, non ci sono sfumature d’incertezza.
“Ci siamo” penso.
Comincio a tremare, a torturarmi con le mani la fossetta del mento. Mag riprende a leggere.
“Ok” dico, senza aggiungere altro. Indosso il cappotto ed esco.
Prima di entrare in macchina mi appoggio alla portiera e vomito la birra che ho in corpo. Per fortuna in strada non c’è nessuno, per fortuna sta piovendo.
Faccio diversi chilometri, esco dalla città, senza una destinazione precisa.
E’ quasi mezzanotte quando mi fermo alla stazione di servizio.
Dentro c’è una luce accecante, un odore di spray detergente. Una commessa sta passando una spugna sopra i tavolini. Al bancone due uomini, seduti su alti sgabelli, conversano di calcio. Ogni tanto buttano l’occhio sul culo della cameriera e ridono.
Chiedo una birra. La cassiera mi guarda con un’aria di commiserazione. Anche uno degli uomini mi guarda. Il cuore mi batte all’impazzata. Quando vedo la mia immagine riflessa nello specchio dietro le bottiglie, mi sento mancare.
In quel preciso istante la finestra di fronte viene spalancata.
Ora riesco a intravedere la sagoma di un uomo che si muove nervosamente nella stanza. Apro la mia finestra. E sento che l’uomo sta urlando qualcosa.
“Della nostra fine? Della nostra fine? Della nostra fine? Rispondimi!”
Un lungo silenzio, poi la luce si spegne.
Mi trascino fino alla camera da letto. Mag sta già dormendo. Fra le mani ha un libro aperto.

Annunci

9 Risposte to “”

  1. La premonizione in fondo è una inversione temporale: il ‘dopo’ bussa alla porta del ‘prima’.
    E lo schiaccia di paura.

    Se l’intento è trasmettere inquietudine, caro birambai, obiettivo raggiunto e superato, ampiamente.
    Sono racconti a diverse entrate e a diverse uscite: in mezzo si sovrappongono segni della realtà (dal detergente al vaso) e simboli che la realtà deformano (lo specchio, il libro).
    E questo intreccio disorienta al punto che non sai più su quale sponta ti trovi: dal lato della veglia o dal lato del sogno…o…
    (C’è sempre una terza via, vero?)

    Mi sono piaciute molto queste prove.

  2. Prendaeoro said

    Ben trovato, Bobbottino.
    Peccato non essersi visti in estate, riesco a immaginarti solo col cappotto o con una giacca in velluto, come sei in versione estiva?
    Abbraccio.

  3. AdRiX said

    Multiasincrono. Mi piaciue.

  4. birambai said

    zop, lei è altrettanto inquietante ma solo quando scrive.

    Frade: bentrovato.

    Nebbiolina: spero anch’io che quella terza via esista ancora 🙂 Bella questa roba dei simboli deformanti.

    Prenda galana: dispiace più a me. Ma recuperiamo in autunno.

    Adrix: mi piaciue che ti piaciue.

  5. parolaia said

    avrei lasciato più aperta la possibilità d’una realtà “terza” (senza vincolarla alla prima persona). intendo, nella frase d’innesco “e mi rivedo seduto sul divano” perché non “e mi risiedo sul divano”. se da qui in poi si tratti di vita dell’io narante o di realtà immaginata (l’io narrante “vive” una storia dentro la famiglia che abita quell’utima finestra illuminata) o se lo specchio del tempo moltiplichi realtà dissincrone/metacrone a loop, potrebbe essere il lettore a deciderlo.
    casserei il “mi” di “mi batte all’impazzata” (che il cuore sia quello dell’io narrante è chiaro, e intorno hai già tre altri “mi”).
    ottimo brano, suggestivo e stimolante.

    baci
    🙂
    nano

  6. birambai said

    Malos sei prezioso. Sacrosante osservazioni.

  7. Petarda said

    bello. io leggerei un tuo romanzo, giallo, o noir. o anche giallonoir. ma così, tutto un po’ misterioso e raffinato, che alla fine ti chiedi (mi chiedo): ma avrò capito bene? bravò.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: