settembre 15, 2008

prove. prova n 3
 
Tutto era giallo: le facce dei bambini, gli ulivastri, le acque del mare.
C’era odore di morte in paese, e uccelli neri che aspettavano. Non pioveva da un anno.
Allora chiamarono Tia Badora: “Liberaci dall’occhio cattivo, liberaci dal demonio Siccagno.”
Tia Badora, col corno di muflone e una piccola croce di legno, giunse a Berruìle all’alba di un giovedì.
Non parlò con nessuno, neppure con prete Basile, il padrone delle anime e del grano.
Si sistemò nella piazza, sulla seggiola di sughero. Per un giorno intero guardò lontano, oltre la linea dei monti. Col corno tracciò segni nel vuoto e disse parole piccole: ra isè trubà.
Coperta dallo scialle nero, si vedevano solo gli occhi, sembrava un bobboti.
Dopo ore si alzò. Puntò la croce a Nord e sputò con rabbia una bestemmia: “bae a sa furca!”
Subito, un lampo rosso illuminò il cielo e si udì un muggito assordante.
Lei andò via, lenta e silenziosa come una lumaca, senza mai voltarsi.
Allora cominciò a piovere. Tanto.
Troppo.

Dopo un mese la dovettero richiamare per fare la fattura dell’abbamala.

Berruìle, alle otto di sera. Il cielo è nero come il tormento. I vicoli intorno alla chiesa sono ruscelli che trascinano fango e preghiere. Si sente la litania di un rosario, il pianto di un bimbo, l’invettiva di una donna: “bae in oromala!”
Badora non ascolta.
Giunta sotto una quercia secolare, raccoglie tredici sassi e alcuni rametti. Disegna per terra un cerchio e vi dispone dentro le pietre e i legni, fino a ottenere uno strano labirinto.
Prende un sacchetto di iuta e rovescia il contenuto dentro il cerchio: sei stercorari cominciano a zampettare. Ognuno ritrova la sua palla di sterco e ognuno cerca la fuga, facendo rotolare le sfere nelle vie del labirinto. Badora guarda, immobile. Poi dice: Essinde a pizzu de grodde su fizzu essinde a fora su male in bonora”
Quando uno stercorario riesce a trovare l’uscita, Badora guarda il cielo. Improvvisamente cessa di piovere. Badora,con passo deciso, prende la via del suo villaggio.
All’alba, Bachis Barui, mentre si reca ai campi per valutare i danni dell’alluvione, vede il corpo di prete Basile che penzola dal ramo più grosso della quercia grande, impiccato. Sorride Bachis, sorride al sole che sta nascendo.
Badora è distante, ma anche lei sorride. Nella stessa direzione

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7 Risposte to “”

  1. RobySan said

    Sabato notte, dopo ore diluviali, la pioggia è finalmente cessata (in quel di S. M. C. e limitrofi) ma quel vecchio puttaniere di Don Mario è ancora lì. Chissà chi è intervenuto.

  2. birambai said

    RobySan, chiederò a Badora se lavora anche in trasferta.

  3. Custa est bella a beru. Lo vede che se si applica…?

  4. Petarda said

    bellissima, e non ho ancora letto la seconda prova. bravò.
    messer GF, macheffà? si dia una mossa, perdiana.

  5. AdRiX said

    Mi barluma di una doppia fattura Badoriana simile in un racconto precedente. Ita ses fendi, o Bobbotti, riciclaggiu?

  6. birambai said

    Grazie su mastru, grazie Petardella.
    Adrix, eja, sto facendo bignamini.

  7. aquatarkus said

    Questa, proprio questa. Hai ragione.

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