intermezzo n 8

ottobre 6, 2008

Va a finire che ci mettiamo a parlare del più e del meno, senza un motivo preciso. In genere questo succede quando ci stanchiamo del silenzio, quando in tv non c’è neppure uno straccio di film e si capisce che l’umore sta finendo sotto i tacchi. Non so chi dei due abbia attaccato per primo, credo che sia stato Polanca. Sì, perché quella cosa delle parole crociate la tira fuori sempre lui e mi ricordo che siamo partiti da lì.
Di quando eravamo in spiaggia e a pochi metri da noi c’era una famigliola alle prese con un cruciverba. La ragazzina leggeva le definizioni e il padre e la madre aiutavano a cercare le risposte, una cosa di società, insomma.
Sono pari in classifica.
Lazio e Inter.
Ma papà sono solo cinque lettere. La prima è una L.
Allora è Lazio. Lazio.

“Eeesu”, fa Polanca, che più o meno significa gesù mio salvaci tu. Poi prende dalla sua sacca una copia della Settimana Enigmistica e comincia a far finta di leggere una serie di definizioni, come se volesse sfidare i nostri vicini di ombrellone.
“ E’ bianca a uoscintòn, quattro lettere.”.
“C’è un aiuto?”
“No, è tutto bianco.”
Silenzio. Fingiamo di pensarci per un po’.
“Neve”
“Giusto! Neve.”
“Vola di fiore in fiore. Tre lettere, l’ultima è una E.”
“Questa è facile, Bue”.
“Ma il bue non vola!”
“Come no, il bue alato. Esiste.”
“Vabbè, ci sta.”
Pausa.
“Uno dei sette nani. Otto lettere, le prime due sono B e R.”
“Bru, bru…com’è che si chiama? Bruno…bruni…brunetta. Sì, brunetta”
“Ma perché i ministri sono sette?”
“Certo come i re di Roma.”

Io non ce la faccio più, anche perché mi accorgo che i tipi ci stanno guardando con un’aria sospettosa. Ma Polanca va avanti e tira fuori la solita, quella che ogni volta mi fa crepare:
“Sei romano, due lettere.”
“No.”
No, la seconda è una I.”
“Allora SI’”

Ecco, a quel punto eravamo scoppiati a ridere come matti, piegati in due. E anche adesso, nel divano, io non posso fare a meno di ridere di gusto.
Ma dura poco. Il nostro umore è come le montagne russe, dopo pochi secondi precipita di nuovo in chissà quali profondità. Torna il silenzio e riprendiamo a pensare a tutte le cose che non vanno.

“Cosa vedi, adesso?”
“Mio padre.”
“Tuo padre?”
“ Lo vedo, sì. Va tutti i giorni davanti ai cancelli della fabbrica chiusa. Da quando lo hanno licenziato ci va tutti i giorni, quando fa buio. Parcheggia la macchina e se ne sta lì per dieci minuti. E’ come se cercasse di sentire il rumore dei telai. O forse è la voce degli operai quella che cerca di sentire.

Silenzio.

“Polà, avevano scritto anche Attore. Ti ricordi?”
Non risponde. E’ in fuga dietro suo padre, nella piana della zona industriale, nella bruma autunnale che circonda i capannoni vuoti.
“Ti ricordi? “E’ fuggente in un film, le prime tre sono ATT.” Attore! aveva esclamato la madre, deve essere un film d’azione, c’è sempre qualcuno che scappa.”

“ Ti ricordi?”
“No, non mi ricordo.”

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16 Risposte to “intermezzo n 8”

  1. undulant said

    piegato in due, come un portafogli (nonostante la nota malinconica)

  2. Geniale!
    Anche io colpito dalla figura del papà che quotidianamente cerca di ghermire il rumore dei telai, la voce degli operai. Ma poi…come si fa a non sorridere.
    E’ tremendo quando si sa la risposta e si sente uno che ci sragiona sopra…

  3. NoodlesD said

    bellissimo pezzo, magnifico stile. Ironico e melanconico al tempo stesso. Ho scoperto il tuo blog grazie al tumblr di tendarossa.

  4. birambai said

    Undu, ti sei spiegato? Cioè, voglio dire, ti sei ripreso?

    Latenda: Grazie, anche per la tua preziosa vetrina.

    Noodles: E così io ho scoperto te. E il piacere è tutto mio.

  5. simple said

    Bellissimo. Dolce, scanzonato e doloroso allo stesso tempo.
    Complimenti

  6. Ma da quanto tempo non passavo di qua. Secoli! Chissà quante cose mi sono persa. Mò faccio un bel giretto tra gli ultimi post…appena smetto di ridere 🙂

  7. undulant said

    ripreso? beh, come tutti i portafogli non passo un bel periodo (craaaaaaa!)

    😉

  8. AltraBetta said

    A parte l’ennesima comparsata di Brunetta (manco a farlo apposta!) che eviterei, essendo ormai bersaglio prediletto della satira di bassa levatura (ehm…:)), buono anche questo intermezzo: l’atmosfera goliardica s’inceppa amaramente sul dramma dell’operaio anziano che cerca un rumore o una voce oltre i cancelli chiusi (“Silenzio.”, invece, sentenzia la riga successiva). E allora, quasi ad anestetizzare l’umore, si prova a fingere di non sapere, trincerandosi al riparo d’un “non ricordo”…

  9. Ma chi è Polanca?! un giorno me lo devi presentare! mi avete fatto morire dal ridere. ciao birambai!:))
    (angurie e guai?)

  10. birambai said

    Dipoche: dovrai aspettare, c’è la coda delle donne che vogliono conoscere Polanca, ma mi farò tuo ambasciatore.

    Superbetta: grazie per le letture e per la segnalazione del refuso subitaneamente corretto.

    Simple: è Polanca, appunto.

    Rosatiziana: buona passeggiata. Attenta a non perderti, c’è bobboti dietro l’angolo.

    Undu: non parliamone…

  11. aquatarkus said

    10 orizzontale:
    “Non è in classe, ma non è in punizione”
    11 lettere

  12. birambai said

    aqua: fuori la soluzione, che ora non ho voglia di chiamare Polanca.

  13. birambai said

    eheh, non ci sarebbe arrivato neppure lui.

  14. triana said

    Comico e amaro, è un cocktail chetiriesce benissimo Bobbò. Comunque sottol’ombrellone con voi avrei voluto esserci anch’io,con la mia mania delle parole crociate. La storia del sei romano m’ha fatto morì.
    E questa la sai:

    Nota Bene: Ester Villiams

  15. Mi hai fatto ridere…nonostante la malinconia del papà che sta 10 minuti davanti ai cancelli chiusi…ma ti dico la verità…mi ha incuriosito da matti il richiamo a “bobboti”…

    Perdona ma per me sta diventando un’ossessione!

    : )

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