ottobre 13, 2008


Andende camminu camminu app’àppidu unu soddu
accoe a Mrettina cun su fulcone a coddu…


In testa mi risuonano le voci dei bambini più coraggiosi e più stupidi di me, un gruppetto nascosto dietro la casa diroccata, prima dei campi, dove il paese finisce. O forse sono un po’ più lontani, sulla collinetta di terra rossa, non riesco a calcolare la distanza. Indovino solo che  si stanno spostando da un’altra parte, per ripetere lo stornello in una via stretta, più vicini al passaggio di Marettina. Faranno così anche oggi, l’ho fatto anch’io qualche volta.

Ho trovato un soldo mentre andavo per la mia strada.

Eccola Marettina, con le sue scope di rami sulle spalle. Eccola che avanza col suo carico di povertà, senza voltarsi al canto di scherno.
E’ scalza, come sempre, e chissà se i piedi incalliti non bruciano a quest’ora, quando le pietre del selciato si fanno roventi, al sole delle tre.
No so dove stia andando, ma prima o poi si fermerà e busserà a qualche casa. Di gente povera che aprirà la porta e le dirà di entrare, che fuori fa caldo. E lei con un cenno della testa dirà di no, non vuole disturbare e ancora deve fare un lungo giro.
 “Prendo questa, dammi questa, proprio domani devo rifare il pane e quella dell’altra volta mi si è bruciata mentre pulivo il forno.”
Allora lei poggerà l’intero carico per terra e prenderà il “fulcone” più lungo, quello dove i rametti sono legati meglio, col filo di ferro ben stretto. Lo benedirà, con una formula che nessuno è mai riuscito a capire, e lo consegnerà alla massaia. Non dirà altro. Aspetterà sull’uscio che la donna metta a posto la sua scopa e che ritorni con un pacco di pasta, con un sacchetto di fave secche. O con un pezzo di formaggio.

Ho trovato un soldo mentre camminavo per la strada.

Marettina a casa dei ricchi non ci va, che quelli non le darebbero niente, neanche un po’ d’acqua. E poi, quelli, il pane se lo fanno fare dai poveri, da altri poveri come lei. Quasi come lei. Perché lei è la più povera di tutti a Sunis, e non può comprarsi le scarpe. Ha sei bocche da sfamare e un marito con la schiena curva che non ce la fa più.
Marettina sa dove andare. Si ferma nelle case dove si fa il pane, dove c’è bisogno di lei, delle sue scope, della  formula benedetta. Che fa il pane buono da mangiare per mille anni,* ancora.
Perché l’elemosina, lei, non la vuole chiedere, no. Anche se i piedi le bruciano. Anche se i bambini, che dio li benedica, cantano le beffe, sotto il sole di Luglio.

Ho trovato un soldo nel cammino.
E Marettina sparisce, veloce. Le sue scope sembrano la coda di una stella cometa.
Una cometa di sambuco e rami secchi di ginestra. Di mirto, di alloro.

Trallallero llallero llero llero
trallallero llallero lero là.

* Da "Urlo" di A. Ginsberg

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11 Risposte to “”

  1. simple said

    un racconto da lasciare senza parole, tanto è delicato

  2. utente anonimo said

    Che dire? E’ sempre bello passare da queste parti…
    Bobbotti, dovrebbe pensare a raccoglierle queste storie…
    Doremifasol

  3. utente anonimo said

    Che dire? E’ sembre bello passare da queste parti…
    Bobbotti, dovrebbe pensare a raccogliere queste storie…
    Doremifasol

  4. AltraBetta said

    Un affresco storico di grande sensibilità, tenero tendente al *ruffiano* o, al limite, al deamicisiano andante (in senso buono s’intende:))
    Ecco: forse mi è mancato qualche “spigolo” nel ritratto di Marettina (dico un’assurdità: se puzzasse o si grattasse il culo, ne guadagnerebbe in umanità tangibile).
    Ma a parte i miei deliri, mi ha colpita il passo strascicato “blueseggiante” del brano, con quel “ho trovato un soldo” a far da ritornello trallallero. Particolare anche come muti gradualmente il senso del viaggio: “andavo per la mia strada” vira in “camminavo per la strada” e infine “nel cammino”, quasi che da un piano egoistico soggettivo, la strada s’aprisse a qualunque viandante, fino a *ingoiarlo* nel cammino stesso (buono da mangiare per mille anni), facendone una e una cosa sola col viaggio “dettato” dalla tua/sua originalissima cometa di rami secchi.

  5. utente anonimo said

    Magistrale.
    Mi sa che a fine mese ci vediamo a Nughes, frade mannu.
    In bon’ora.

    A.

  6. utente anonimo said

    bravo

  7. utente anonimo said

    Bobbotti, mi scusasse…m’è partito il doppio messaggio.
    Doremifasol

  8. triana said

    bellissimo caro Bobbi. Un acquarello delicato per raccontare una vita e una terra, dura, aspra. Da cui possono bocciare fiori di tenerezza.

  9. triana said

    Chi è Bobbi? Mi sono partite due lettere: Bobboti,Bobboti

  10. Bè, qui c’è l’anima vera. M’inchino e combatto con la nostalgia.

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