ottobre 25, 2008

Doveva andare a scuola di erre, ecco una buona idea. Un’idea che avevo cercato di suggerirgli più volte, quando ero riuscito a parlarci. Indirettamente, utilizzando frasi che contenessero quella stupida consonante. Una volta gli avevo pure detto: “Oggi il tempo promette trentatretrentini.”
“In che senso?” aveva detto. “Così, tanto per dire” avevo risposto.
Perché non era mica cinese, era di un paese qui vicino, tipo di Corrumannu, e da quelle parti la erre esiste eccome. Vibrante, moscia, doppia, arroidigò e compagnia bella.
Ma il signor Pinnìca era attento a tutto tranne che alla pronunzia.
Era l’amministratore del condominio, uno di quelli che stanno sempre a controllare che le cose funzionino bene, che stanno a ricordarti che c’è da versare la tale quota mensile, che forse è il caso di stabilire la data per la riunione, che non si accettano deleghe, che la spazzatura da domani passano a ritirarla alle otto.
Non so se mi capite. Uno che sa tutto ciò che succede nel palazzo e che ti vuole coinvolgere negli aggiornamenti delle tariffe e nell’andamento del prezzo del gasolio. Cortese, molto cortese. Ma con questa voglia inappagabile di fare conversazione a tutti i costi. Ogni mattina, proprio quando non hai voglia di parlare neanche col padreterno e sei in ritardo e come al solito non troverai parcheggio. Lui era lì, nell’atrio, ad aspettarti.
“Ha visto signor Bob? Anche oggi il prezzo del barile è calato di un dollaro e settantacinque. Cosa ne pensa signor Bob?”
Aveva deciso di abbreviare così il mio nome, Bob. Chissà, forse lo faceva sentire più giovane.
“Bene, molto bene, signor Pinnica.”
“Noi però il carico lo abbiamo già fatto… pultroppo.”
Ecco, diceva pultroppo. E questa è una cosa che mi fa venire un senso di nausea. E’ più forte di me. Neppure i suoi capelli unti col riporto e l’odore di cane bagnato riuscivano a schifarmi in quel modo. Per fortuna che andavo di fretta.
“La borsa di Tokio ha chiuso a meno cinque. Signor Bob.”
“Male, molto male.” E via, veloce.
“Ha visto signos Bob chi hanno nominato all’isola dei famosi?”
“Purtroppo no, purtroppo no, purtroppo no.”
“Buona giornata signos Bob.”
Signos. Questa non l’aveva ancora detta. Lieve capogiro.
Presto, in macchina, non voltarti, fai finta di niente.

Però, l’altra mattina è successo l’irreparabile.
“Ha visto? Il Milan non meritava di perdere, è tutta colpa dell’albitro.” Così mi ha urlato, alle spalle: l’albitro!
No, questo è troppo. Torno indietro.
“Senta signor Pinnìca, vorrei chiederle una cortesia.”
“Mi dica, signos Bob.”
“Vorrei chiederle in prestito un coltello.”
“Un coltello? Che deve fare?”
“Devo affettare del prosciutto e non ho un coltello adatto.”
“Va bene, signos Bob, più tardi passi pure da me.”
“No, mi serve subito.”
“Subito? Ma non stava andando a lavorare?”
“No, oggi ho degli ospiti a pranzo e devo preparare dei piatti che richiedono un po’ di tempo.”
“E li prepara così, con l’abito e la cravatta?”
“Sì, mi vengono meglio.”
“Se è così… venga, signos Bob, glielo do subito.”
Quando entriamo in casa sua, l’odore di cane bagnato è ancora più forte.
“Le va bene questo? Guardi, è un coltello dalla lama speciale.”
“Oh sì, questo va benissimo. E…senta, signor Pinnìca, non è che per caso avrebbe anche un guanto?”
“Un guanto ha detto? Certo che ce l’ho, ma che ci fa, con un guanto?”
“Sa, non vorrei sporcarmi le mani.”
“Le mani no e l’abito sì. Lei è proprio strano, signos Bob. Oggi è molto strano.”
Ecco, “strano” l’ha pronunciato bene. Per ben due volte. Forse avrebbe potuto fare dei progressi.

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12 Risposte to “”

  1. Io l’avrei squaltato lo stesso.

  2. L’hai affettato Pinnìca? Ok. Ben fatto.
    Ma lo hai almeno avvisato che quel giorno il tempo prometteva trentatré tranci tutti e trentatré tagliati di netto e magari trotterellando?

  3. utente anonimo said

    Il pranzo di Bobott !
    Scommetto che poi il banchetto l’hai organizzato davvero…
    Dimmi un po’…in umido o arrosto?

    a.

  4. utente anonimo said

    Riguardo la Brigliadori.
    La notizia so che è di qualche anno fa, ma l’altro ieri era sul nordsardegna (il quotidiano un trafiletto, dove lei ha chiesto di pagare un tot e di voler abbandonare la causa. Quello in cui volevo sperare io, è almeno in un cospicuo risarcimento del danno, perchè di danno si tratta e non deciso da lei ma da noi sardi. Qui ogni coglione che viene in vacanza fa il cazzo che vuole, forse pensando che i sardo siano una sorta di pigmei da pigliare per il culo. Tutto qui. Non penso di essere fuori come dici tu. Aggiornati….prima di sparare sentenze.

  5. zop said

    ma che bLavo semPle!

  6. simple said

    Ah, i condizionali!
    🙂

  7. e.l.e.n.a. said

    comunque s’è sentito benissimo…
    pinnìca ha detto: “un cortello? che deve fare?”
    e a quel punto, anche se avevi avuto un minimo tentennamento, hai affondato la lama!

  8. Ploprio con un mallancio!
    Quanti colpi?
    Non meno di quartodici, spelo…
    :))

  9. AltraBetta said

    Già, “avrebbe”.
    🙂
    Ma anche un exitus più *spletterale* non mi sarebbe dispiaciuto, del tipo che entri in casa di Pinnica, gli chiedi di farti strada fino in camera sua e gli infili il coltello nel letto.
    In tal caso, il titolo del brano (che peraltro manca), sarebbe: “Procterregia”
    Brrr…
    🙂

  10. Io non ho capito il commento n.4, e sono troppo curiosa. La brigliadori, i pigmei, ma che è?:)

  11. triana said

    Gnam! polchetta d’amministratore!!

  12. Petarda said

    mi mancava, cattivik.
    comunque una volta facevo riunioni con un signore che raccomandava un approccio solf: è morto.

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