novembre 3, 2008

La riscrivo, anche quest’anno, in questo giorno. Per ricordare.

Una canzone soffocata
giù da qualche parte
in quest’aria muta di Novembre
nell’ora che rabbuia i vicoli
e addensa veloce la sera.
Una mezz’ora di campane
gli operai che lasciano il cantiere
muti anch’essi
senza il “futuro Aprile” che dicevi.

Con te “in luce”, rincaso
col rimpianto ancora ingenuo
di ogni passato.

Sarà che ho visto i morti
ieri
e i racconti di tavole imbandite
un giorno almeno, a casa
cose buone, solo a loro
la tovaglia di cotone e un poco di tepore.

Sarà che il calendario mi ricorda.

L’ospedale
Ero ancora bambino, un “Gennariello”
che niente sapeva, se non di figurine.
Tutto era nuovo, recente mi era il mondo
e un chirurgo aveva aperto la mia carne.
E rideva rideva una mattina,
brandendo un giornale come un manganello
urlando la notizia
che qualcuno aveva chiuso
con uccellacci ed uccellini.
Nella corsia, mostruosamente calma,
urlava lo strillone infame.

Così ridevano le streghe nelle fiabe,
i ricchi alle sventure dei servi,
le mosche grasse nei granai
di contadini secchi.

Una smorfia d’animale riaprì la mia ferita
e piansi,
come piangono i fanciulli di dolore e di paura.
Non sapevo niente, se non di figurine…

Una cicatrice
di quel bisturi di boia
a eterna memoria
come una brutta scultura
all’idroscalo grigio.
.

Sarà che non ho più le tue bandiere belle
sarà che Pilade è sconfitto.
O forse il freddo, la pioggia
fuori tempo la canzone
che si spegne nel livido quartiere.
Sarà Novembre, i primi.
Il due il tre. Settantacinque.

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5 Risposte to “”

  1. la sera si con_densa. è qui tutta una vita che l’inverno accorcia. e i dolori e i ricordi li sai far brillare come un grido che rassicura.

  2. Sono sparita ma ci sono e leggo ancora.

    Valeria Samere.

  3. triana said

    E di nuovo la rileggo con commozione. Grazie Bobbò.

  4. AltraBetta said

    Potente e terribile l’immagine del chirurgo (camicia nera vs camice bianco) che ride, brandisce – pare un verso animalesco – ed urla: non può non lasciare un segno, anche in chi nulla sa, se non di figurine e (forse) appendiciti.
    Poesia intensa.
    Resta la cicatrice, che a oltre trent’anni dall’assassinio stilla ancora gioventù e parole.

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