ripescaggi

dicembre 2, 2008

Io la coltivo come un fiore. Sette novembre 1917. Fedora Zoe Zenobia.
Ci apparteniamo, Ismene, occhi di sorella. 
Salmo 72-Io non capivo.
Les Films du Carrosse 1980 .  Le dernier métro, il bambino che ero allora.
Bando di concorso per n. 2 posti da elettricista.
L’abbonamento s’intende tacitamente rinnovato.
Dossilamina succinato 0,0250g.
Scontrino N.00123 € 14,80.
Piacere, sono Marina Cappelletti.

Ho la testa piena come un uovo di struzzo, mi sembra di scoppiare. Voglio un cestino, un pozzo profondo, il bianco della neve. Un falò così grande. Per coprire o bruciare. Gettare via un po’ di roba.
Fanculo.
Ricordo tutto, da sempre. Le date, le capitali, i fiumi, l’aoristo, subvenio e il dativo. Ma anche tutto ciò che ho sentito una sola volta, una stonatura della voce, una risata isterica, un’unghia che graffia sulla parete, un barattolo vuoto che rotola sull’asfalto.

La linea della vita dell’ostetrica che mi aiutò a nascere. Era molto corta e frastagliata e s’interrompeva bruscamente, di netto. Non l’ho più vista da quel giorno.
La tonalità del mio primo vagito, era un MI minore. La prima parola che udii, CI. "Siamo" fu la seconda. Poi sentii “lo voglio vedere”. Ma forse c’era anche un NON davanti, di questo non sono sicuro.
Ricordo che a cinque mesi e ventuno giorni dissi “ngaaha”, che a tredici mesi e due giorni caddi dal seggiolone mentre cercavo di prendere una forchetta dal tavolo apparecchiato con quattro piatti, otto posate, tre bicchieri e due bottiglie d’acqua. Sulla bottiglia a sinistra l’etichetta era storta. Mia madre scolava la pasta e mio padre leggeva, a pagina dieci del Resto del Carlino, della vittoria del Genoa. Mio fratello piangeva per la fame e anch’io piangevo.

Una sera,  un cavallo mordeva il freno e galoppava su un campo di baseball coperto di materassi gonfiabili. Aveva occhi di fuoco. La tribuna numerata era desolatamente vuota.
Questo è un sogno: il sogno delle 3,45 del ventisette marzo  1974.
E ricordo che il giorno ventotto, mentre raccontavo il sogno al signor Mario Fabelli, in coda all’ufficio postale di Via Rockfeller, il Franco francese valeva 167 lire. Quel Fabelli aveva un puzzo di sudore da far venire il vomito e le monete che tenevo strette nel pugno sapevano di rame ossidato.
Mi ricordo che la macchia di umidità sul soffitto della cucina di mia nonna cambiò forma per quattro giorni di seguito: un cacciavite si trasformò in tartaruga, che diventò albero poi palafitta. E infine Polifemo. Quell’occhio mi guardava, era il maggio del 1970 e pioveva a dirotto da una settimana. Volevo tornare a casa da mamma e papà, “perché non posso tornare, perché?”
Un mese dopo, durante la partita Italia- Svezia della Coppa Rimet, poco prima che Domenghini segnasse da trenta metri, il telefono di casa squillò cinque volte ma mio padre non si alzò a rispondere.
Ricordo che durante i titoli di coda, alla prima di Apocalypse Now, uno spettatore, seduto due file dietro di me, al cinema Ariston nella proiezione delle diciannove e trenta, disse “insomma”. E che Tito Stagno il 20 luglio del 69 portava una cravatta a pallini bianchi. Forse non erano bianchi, non si poteva vedere nella TV in bianco e nero, e infatti mi ricordo che pensai che potevano essere gialli. Anzi, a volte gialli a volte bianchi. Come la luna.

Questo mi succede.
E questo vale anche per i rumori, i sapori, gli stati d’animo, le sensazioni tattili, eccetera eccetera.
A proposito di eccetera, nel terzultimo libro che ho letto ve ne compaiono sette, nell’ultimo solo due. Ma questo vince sul primo per i "però" : 49 a 26, lo stesso punteggio con cui finì il primo tempo della partita di basket fra l’URSS e la Spagna alle olimpiadi di Monaco. 104 a 78 il finale.

Quelli che mi conoscono lo sanno. E infatti mi chiamano per qualsiasi stronzata: quand’è il compleanno di Marco, quando hanno scoperto l’America, che vestito aveva Marina quando si è sposata, chi ha vinto il grande fratello tre anni fa. Porcate.

Porcate a milioni.  E milioni di dettagli che spingono contro le pareti del cranio. Oppure battono, per cercare spazio. Ecco, come in questo momento. Sento i colpi.

– Perché non vuoi bene a tua madre?
– Perché all’inizio mi avevano affidato a una balia, poi quando sono mancati i soldi, mi hanno mandato da mia nonna…quando lei è diventata troppo vecchia per tenermi, allora sono tornato dai miei genitori, in quel momento, avevo già otto anni, mi sono accorto che mia madre non mi voleva molto bene.

E’ Antoin Doinel, di nuovo. Lui vorrei conservarlo.
Con pochi altri. I primi che vi ho detto, per esempio, vorrei tenerli. Ma la maggior parte no.
Perché ora non posso più sopportare tutto questa baccano. Sto male, mamma.

Mamma dove sei? Sto naufragando e sento in bocca un sapore strano. Un sapore nuovo. Che non ricordo.

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8 Risposte to “ripescaggi”

  1. e.l.e.n.a. said

    “Ecco, come in questo momento. Sento i colpi.”

    i 400 colpi?

  2. RobySan said

    Una memoria simile è Funes-ta!

  3. triana said

    E’ bellissimo questo pezzo e molto intenso emotivamente; delizioso per l’humour che niente toglie alla drammaticità crescente del testo. Lo ricordo bene, lo rileggo con grandissimo piacere.

  4. birambai said

    Niente sfugge al grande Robysan, neppure i richiami dell’ Ireneo borgesiano. Quello però è un prodigio insuperabile, questo solo un povero cristo.

    Trianuzza, grazie.

  5. AltraBetta said

    intensamente borghesiano (non c’è scampo dalla memoria, sentenziava il mito, e mee too).
    l’ipotesi più credibile è che lo sventurato protagonista si trovi presso la cantina cooperativa Co.Vi.P. all’ingresso di Minervino e stia affogando in una cisterna di mosto ottenuto da una quinta parte di clinto alsaziano, due terzi di vermentino rosso e due terzi di nuragus, un antico vitigno di origini fenicie.
    🙂
    e in bocca quel sapore nuovo, ignoto, tra l’ebbrezza e l’incoscienza, un attimo prima di.
    insomma, proporio bello, ‘sto raccontino, su cui calzerebbe cinica la citazione savonarol-troisiana “ricordati che devi morireeeee”.
    😦
    eh, si sa, la vita è truffauldina (credo che antoine sia con la “e”)

  6. birambai said

    superbetta mi è sempre più simpatica, sa pure di vini nostrani.
    Antoine, bien sur.

  7. utente anonimo said

    In controtendenza ripsetto ai miei commenti precedenti ed in linea con le recenti politiche sociali, tutte tagli, controtagli e ritagli, posto il seguente commento:

    Minchia!

    a.

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