dicembre 3, 2008

Le palpebre continuano a ballarmi senza tregua, soprattutto quella sinistra. Sembrano le tette di Aldona, quando certi pomeriggi corre dietro al suo cane. Aldona è la mia amica d’infanzia, quella che ha giocato con me "al dottore" per molto tempo. Fino al giorno in cui la mamma  glielo proibì, perché era diventata una donna, e le comprò un reggipetto. Forse è per questo che ora  non  lo porta più , forse si ricorda  di quel divieto inspiegabile. E così è un ballonzolare continuo, come le mie palpebre.
E’ la stanchezza, lo so. Tutto dipende dalla scarsa qualità del sonno. Perché neanche stanotte ho sognato Scarlett.
Neppure questa volta, Scarlett, sei venuta a dirmi ti voglio Bobboti, da quando ti ho visto ho un rimescolio, una gran voglia di baciarti e di accarezzarti e di soffiarti nell’orecchio e di fare l’amore con te.
Che ti costa, Scarlett?
Eppure ho applicato una tecnica che avrebbe dovuto funzionare.
Ho preso tutti i ritagli che ho di lei, in tutte le pose possibili, ho speso una cifra per procurarmi i giornali che la ritraggono. Li ho distribuiti in tutta la casa: sul tavolo della cucina, sulla scrivania, attaccati allo specchio del bagno, alle pareti della camera da letto e via discorrendo. Poi ho passato circa due ore a fissarla, da un’immagine all’altra, da una stanza all’altra, senza soluzione di continuità. Non ho acceso neppure la tele, pur di vedere solo lei.
L’ho fatto perché mi sono ricordato di cosa succede quando per molte ore vedi sempre la stessa cosa. Quando vai a raccogliere olive, per esempio. O pomodori, o patate. O quando vai a cercare lumache. Quando torni a casa, la sera, stanco come un mulo, appena chiudi gli occhi per rilassarti continui a vedere olive, patate o lumache. Non riesci a liberarti di quella roba lì fino al giorno dopo.
" Ecco, la stessa cosa deve per forza succedere anche con Scarlett ", ho pensato.
Anzi, per rendere più efficace l’esperimento mi sono fatto venire un’idea che era un capolavoro: ho sparso i ritagli anche sul pavimento e poi mi sono fatto il giro della casa. Per raccoglierli e metterli dentro un cestino, come si fa con i funghi, tanto per essere precisi. Perché anche quelli continui a vederli per tutto il maledetto tempo. Finito con questo lavoro, ho chiuso gli occhi e lentamente, a tentoni, mi sono spostato nella stanza da letto. Mi sono infilato sotto le coperte e ho cominciato a pensare a lei. In modo intenso, non proprio romantico. In modo esclusivo, anche se ogni tanto mi compariva Aldona.
"Deve funzionare", continuavo a dirmi, "il passaggio deve funzionare, stavolta sarai mia"
Invece no. Mi sono addormentato e all’inizio non ho sognato proprio un bel nulla o sicuramente qualcosa che non aveva la pelle bianca e le labbra così carnose. Qualcosa di insignificante, tipo pecore che brucano,  ravioli al ragù, il capufficio.  Infatti non mi ricordo nulla.
Poi,  però, verso l’alba, è arrivata tzia Marianzela, una vecchia che abitava nel nostro vicinato, brutta come la fame. Una che stava sempre lì a protestare, quando giocavamo per la strada.
Mi si è fatta incontro, mentre con un pallone immaginario dribblavo tutti gli avversari altrettanto inesistenti. Mi ha offerto una caramella e mi ha sorriso con i denti tutti neri. Mi ha chiesto se volevo andare con lei, a casa sua: “Facciamo un po’ di pellati.” Ho pensato che avesse bisogno d’aiuto a fare la conserva di pomodori e nonostante fosse la donna più antipatica e più brutta del mondo l’ho seguita. Giunti nel suo cortile mi ha detto: “Hai mai fatto la pellati? Con Aldona eh, brutto mascalzone!” Come con Aldona, come… la pellati? I pelati sono maschili, al limite la conserva. E poi con la mia amica non avevo mai giocato a “casalinga”. Mentre penso a tutto questo, mi mette una mano proprio lì e cerca di sbottonarmi la patta dei pantaloni. A quel punto mi viene il panico. Scappo via e comincio a correre lungo la via che mi riporta a casa. Ma lei, Marianzela, mi insegue. Non riesco a staccarla, sembra una mezzofondista, la strega. Anzi, a un certo punto mi ha quasi raggiunto. “Pellati, pellati”, continua a gridare. Quando mi giro per vedere la distanza che sono riuscito a mantenere, la vedo a due metri da me, con la faccia posseduta dal desiderio. Uno spettacolo orribile. Mi sono svegliato con quel fermo- immagine, col fiatone. Sudato e tremante.
Era chiaro che non avrei più chiuso occhio. Altrettanto chiaro che le palpebre avrebbero cominciato a ballare, qualche ora più tardi.
Ma io ti amo ancora, Scarlett, anche se adesso ti vedo come nel cinema muto.
E tu, Aldona, molla quel cane rognoso e vieni qui, porca paletta. Siamo ancora amici, no?

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13 Risposte to “”

  1. zop said

    ci vorrebbe una macchinaetta in grado di intervienire se non almeno sul sogno, almeno sui personaggi… tipo telecomando… ensa se invece dell’aldona si riusciva a cambiare con qualcos’altro!

  2. utente anonimo said

    Agghiacciante.
    Quando ho letto “la pellati” mi è mancato il coraggio di andare avanti. Come quando al cinema, durante le proiezioni dei film “dell’orrore” ti coprivi gli occhi con le mani. Così, allo stesso modo, ho chiuso gli occhi e con le mani ho inevitabilmente ed istintivamente coperto altro.
    “La pellati” di Tzia Marianzela, Bobbò, è la cosa più agghiacciante che mente umana possa concepire.

    A.

  3. simple said

    :-0
    (stupore-ammirazione-paura-tutto-insieme)

  4. Skeight said

    Arrivato a “pellati” anche io ho avuto un orribile presentimento, purtroppo confermato 😉

  5. e.l.e.n.a. said

    pellati sine qua non

    (almeno fosse servita a sognare scarlett. invece niente. però è vero che certe volte ti concentri e cerchi in tutti i modi di sognare qualcuno che desideri. ma poi le cose non vanno mai così. anzi.)

  6. Superlativo e divertente e stupefacente e angoscioso come sono i sogni, ma per fortuna solo sogni:) Poi, purtroppo, a volte la realtà supera inconscio e fantasia ma in questo caso credo che la Marianzela possa solo snocciolare il rosario e niente altro. Fortuna tua:)) Ho riso molto, è un racconto bellissimo e pieno di ironia.

  7. Ma adesso, come stai? Secondo me in linea di principio l’idea è buona – l’intuizione scaturita dalle olive e dalle lumache, una delizia- ovvio visti i risultati qualcosa da limare ancora c’è. qui per caso, per tornare. (A)

  8. AltraBetta said

    scarletteratura d’evasione, direi, godibilissima.
    🙂
    bello il ballo nevrotico della palpebra che si fa ballo delle tette (vedasi un lillo e greg d’epoca).
    eniuei, ho pronto il rimedio infallibile per adescarlett oniricamente entrambe: devi disseminare la casa di immagini raffiguranti tzia marianzela e una volta a letto, com’è evidente, sognerai la scarlett con le tette dell’aldona.
    :))

  9. birambai said

    Lo dico a tutti: tranquilli, sto sperimentando altre tecniche.

  10. Vuoi dire che il prossimo post sarà sulle “nuove tecniche”? 🙂

    Cmq i sogno a comando funzionano, è solo una questione di comandi giusti. Se tu avessi pensato a Carla Bruni…sono certa che tutta sarebbe andato diversamente.
    Non chiedermi perché. Lo so e basta.

  11. Divertentissimo il tuo racconto, mi piace molto il contrasto tra i sogni e i desideri e la realtà…. grazie!

  12. triana said

    eh eh eh:))
    Il ghigno sgangherato e lascivo di tzia Marianzela che vuole fare la ‘pellati’ mi ha fatto drizzare i peli delle braccia! meno male che ci sono le tette dell’Aldona,placido porto a cui il pensiero ritorna, e dove il cerchio si chiude (meglio di Scarlett, meglio!)
    Delizioso raccontino, Bobbò.

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