marzo 7, 2009

Giochiamo a carte. E’ stata un’idea di Bulgaria: oggi mi sento infelice, giochiamo a scalaquaranta.
Non lo facevamo da anni, l’ultima volta era successo in ospedale, quando Bulgaria era stato operato di appendicite.
– Ma non sarà un po’ noioso?
– Tanto che vuoi fare?
– Potremmo uscire, per esempio.
– Stasera inizia la festa della donna.
– Appunto.
– Appunto cosa?
– Boh, non lo so. Giochiamo a carte.
Polanca le mischia e io taglio il mazzo. Non c’è storia, le prime due mani le vince Polanca in un baleno.
– Hai il culo più grande della lavatrice.
– Vabbè, Bulgarì, ma tu sei fortunato in amore.
Bulgaria si adombra. Poi, mentre distribuisce l’altro giro, dice vaffanculo.

Avevo ragione io, dopo venti minuti siamo stufi marci.

– E allora che si fa?
– Niente, non facciamo niente, ognuno si tenga la sua noia. Anzi, io me ne vado ad ascoltare un po’ di musica.
Mi trasferisco nella mia stanza e mi metto le cuffie. Lester Young è un toccasana in pomeriggi come questo. Loro due rimangono in cucina. Ogni tanto sento che ridono e sono contento che Bulgaria abbia ritrovato il buon umore.
Dopo qualche minuto bussano alla porta. Dico avanti e me li vedo comparire, conciati in modo stravagante. Polanca ha indossato una tuta da lavoro, di quelle blu che usiamo quando imbianchiamo le pareti di casa. Bulgaria ha sulla testa un pezzo di copertone, legato con uno spago sotto il mento. Ha un sorriso stampato, come certe maschere di carnevale.
“La situazione non è così tragica” dice, con un accento che vorrebbe imitare il milanese.
“Ma presidente, ho perso il lavoro!” esclama Polanca, con un tono esageratamente afflitto.
“Bè, avrebbe potuto perdere un occhio. Invece mi sembra che lei ce li abbia ancora tutti e due.”
“Se vuole me lo cavo, ci metto un secondo.”
“Lasci stare, le potrebbero essere utili entrambi.”
“Ho tre figli, tutti disoccupati.”
“Ma non sono drogati. Sono rumeni, per caso?”
“ No, siamo sardi.”
“Dunque conterranei, cribbio, qua la mano!”
In quel momento mi accorgo che Polanca finge di essere monco, nascondendo la mano destra sotto il maglione.
“Mi dia l’altra. Con la sinistra si possono fare molte cose”
“A me la sinistra fa schifo, presidente, è disfattista.”
“Non intendevo quella, volevo dire la mano, la sua mano, quella che usa per…beh, lasciamo stare.”
Polanca, a quel punto, dopo che l’ha tenuta in tasca per tutto il tempo, tira fuori dalla tasca la mano sinistra. Stavolta, tenendole chiuse, finge di non avere le dita. Tranne il medio che continua a guardare, facendolo ruotare da una parte all’altra sotto il naso e poi sollevandolo in aria.
“Mi consenta, lei è un uomo non del tutto sfortunato, può ancora usare il telecomando. Bisogna sorridere, ce la faremo.”
Bulgaria, senza aggiungere altro, gira sui tacchi ed esce dalla stanza, con lo stesso sorriso che aveva quando è entrato. Polanca si mette il medio nel culo, “ma cos’è questa crisi, paraparapapapà”. E se ne va anche lui, trascinando i piedi.
Certi pomeriggi è così.

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9 Risposte to “”

  1. AltraBetta said

    sei ineccepibile, certi pomeriggi.

  2. Tutto molto bello, alla frase “Dunque conterranei, cribbio, qua la mano!” ho avuto un sussulto (mi sembrava di essere in uno di quei telefilm tipo “Ai confini della realtà” o anche dentro una puntata di Voyager). Fortuna che era un sogno. Perché era un sogno, vero? 🙂

  3. Che lungo pomeriggio.
    Il pomeriggio è troppo Azzurro e lungo, missà.

    … e c’è poco da cantare, perché non sempre se canti passa.

    (Applaudo al post)

  4. sottolineo l’applauso a questo racconto, si legge e si gode.
    e detto per inciso, che fatica trovare una mail cui scriverti!
    le vecchie tornano indietro…
    ad ogni modo ci si rivedrà? magari durante un viaggio in sIndìa…
    enrico

  5. birambai said

    grazie amici, grazie.

    enrico, e certo che ci vediamo. e quando verrai sarò sIndiano guida, puoi contarci.

  6. utente anonimo said

    Chissà se hai letto “Casi ” di Daniil Charms.
    Complimenti
    Chaminade

  7. xdanisx said

    Nulla si può di sette marzo con polanca ed un incubo di presidente.
    bellissimo.
    d.

  8. triana said

    grandissimi i magnifici tre:))

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