aprile 7, 2009

Mi aspetto che da un giorno all’altro quel pappamolle del mio capoufficio venga a dirmi: da oggi tu non conti più niente. Invece è proprio una mezza calzetta, non mi dice niente neppure per i ritardi. E se faccio qualche errore di contabilità si mette lì a scrivere delle note su un quaderno che tiene sempre chiuso a chiave nel cassetto da almeno ventidue anni. Un quaderno bruttissimo, nella copertina c’è scritto Il corrierino dell’auto, forse è un quaderno di quando faceva le elementari.
Così, oggi, per fargli vedere che invece conto molto, ho battuto il mio record personale e ho contato una mazzetta in trentuno secondi netti. Glielo ho urlato in faccia: in un minuto posso contare centomila euro, gli ho detto, in un’ora sono sei milioni, in un giorno posso contare cinquanta milioni di euro, ci metto poco a fare una finanziaria. Mi ha guardato male e poi ha abbassato lo sguardo. Ditemi se non è mobbing questo.
Per vendicarmi, da qualche tempo ho escogitato una tattica che lo fa innervosire. Ogni due ore mi alzo dalla mia postazione e mi presento davanti a lui. Alzo la mano e gli chiedo se posso andare alla toilette, come si faceva a scuola, non so se avete presente. Lui con un gesto della mano mi fa capire che posso, senza mai rivolgermi la parola. Quando torno gli ripasso davanti per dirgli che sono tornato e qualche volta mi capita di vederlo che chiude in fretta il quaderno.
Oggi, verso le tredici, alla terza volta che andavo a chiedergli il permesso, non era al suo posto. Aveva lasciato un biglietto sulla scrivania dove diceva che era in riunione con la direzione. Ho preso il biglietto, l’ho letto bene. Poi ci ho sputato sopra e ho steso la saliva su tutta la scritta, figuratevi che la parola riunione era talmente sbavata che alla fine si leggeva runtime.
Quando è tornato, più tardi, dopo l’intervallo, ha fatto finta di niente. Allora, mentre contavo per la quadratura, arrivavo a dieci e mi fermavo. Otto nove e dieci. E ricominciavo da capo. Questo per almeno sei o sette volte. Poi ho detto: “Oggi non ho il ran taim”. Figurarsi se lui ha capito, è una mezza calzetta.
Quando sono uscito dall’ufficio mi sentivo proprio bene. Ho visto un piccione che camminava tutto impettito fregandosene della gente che gli passava vicino. Quello sono io, ho pensato.

Annunci

7 Risposte to “”

  1. utente anonimo said

    sei un genio… non riesco a smettere di ridire pensando ad un’eventuale trasposizione nella realtà di questa raccontino..

  2. Ho letto tutto d’un fiato e ho visto Albanese in uno dei sui straordinari personaggi. La scena finale del piccione è una chicca.
    Bellissimo:)

  3. triana said

    sei il nostro riscatto vivente:))

  4. utente anonimo said

    Solidarizzo.
    Con il piccione ovviamente.
    ma i capoufficio saranno tutti figli della stessa mamma?
    Mah!

    Sempre pungente, frà.

    A.

  5. melacecca said

    come dire esilarante?…esilarante!

  6. utente anonimo said

    potresti pubblicare degli stralci dal “corrierino dell’auto”, le noticine del capufficio potrebbero riservarci grandi sorprese.

    sigiz

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: