aprile 9, 2009


Eravamo al buio, in spiaggia. Io, Polanca e due ragazze. Era una notte di Luglio, c’era una cappa di umidità che la potevi tagliare con un coltello. Le ragazze si spogliarono quasi subito. Noi due no, eravamo troppo timidi e troppo assorti nello spettacolo. C’era anche la luna che sembrava una torcia. Per non parlare della risacca, del bagliore sul mare, dell’odore dei pini e compagnia cantante.
Ogni tanto Polanca guardava il cielo e diceva : “Le stelle cadenti lassù”. E poi: “ Una cometa, l’ho vista, ne sono certo. Però che ci fa, fuori stagione, a Tresnuraghes?"
Gli risi in faccia ma lui continuò a osservare la volta celeste con un’espressione beata. Polanca è sempre stato un po’ mistico. Allora mi misi a cantare gingolbèll, ma lui se ne fregava altamente della mia ironia, nuotava a rana dentro il cielo. Alla fine anche io guardai il cielo.
Mentre eravamo così inebetiti, con le due sbarbe che intanto si facevano il bagno e lanciavano gridolini di felicità, apparve improvvisamente un tipo, un vecchio rincoglionito vestito di rosso.
"Merda, ho perso la strada” ci disse, quando ci fu vicino.
Io lo guardai come se avessi visto un marziano, provai anche un po’ di spavento.
“Sono Babbo Natale, non vedi che sono Babbo Natale! Che razza di film ti stai facendo in testa?”
Aveva una voce da vecchio, un po’ roca e un po’ metallica.
Polanca disse: “Senti, posso spedirti una lettera?”
“Quando?”
“Beh, per Natale…”
“Se vuoi, ma non so leggere”.
“E allora che ci fai?”.
”Mandamela lo stesso, chiederò a quel farabutto di mio fratello, lui sa leggere.”
“Che fai da queste parti?” gli chiesi, mentre continuava a guardarsi intorno e a lisciarsi la barba bianca.
“Te l’ho detto, ho perso la strada.”
“Dove sei diretto?”
“Mi hanno detto che qui vicino c’è un posto dove vendono dell’ottima malvasia.”
“Sì, è proprio dietro il promontorio, alla fine della spiaggia. Il paese si chiama Fulanas.”
Prima di andarsene, tirò fuori dalle tasche un po’ di coriandoli colorati e ce li lanciò addosso. Poi si mosse, improvvisando una danza tutta sghemba con i piedi che gli affondavano nella sabbia.
Restammo per cinque minuti in silenzio, immersi nella strana allucinazione. Nessuno dei due sapeva cosa dire.
Poi le ragazze uscirono dall’acqua e cominciarono a rotolarsi.
Una si chiamava Brenda.

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6 Risposte to “”

  1. utente anonimo said

    Non sarà mica la Brenda di Vincenzo ?
    Buona Pasqua

  2. birambai said

    ahahah, ti riconosco mascherina! Lei, proprio lei, la stessa che telefonò a Vincenzo dall’aeroporto (era un aeroporto?).
    ps.Tu non mi vuoi più bene.

  3. utente anonimo said

    Anch’io una notte a baja sardinia uscii dall’acqua, nel buio pesto, e mi accorsi di Franco quando accese un fiammero. Non ci rotolammo, ma nacque una bella amicizia.
    Entrambi avevamo perso la strada.
    Sgnà

  4. Babbo Natale che beve malvasia, chi l’avrebbe mai detto. Lo facevo più un tipo da fil’e ferru.
    Ma con le ragazze poi come finì?

  5. utente anonimo said

    Rif. Brenda-Vincenzo.
    No. Non è così.
    Mi farò viva dopo questi giorni di festa.

  6. AltraBetta said

    bello l’innesto surreale.
    epperò – non se la brenda – questo raccontino nel complesso scivola un po’ via.
    🙂

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