aprile 14, 2009

Le unghie mi crescono in fretta. Le avevo tagliate qualche giorno fa e ora me le ritrovo di nuovo lunghe. Le unghie sono come i pensieri inutili, quelli che si presentano all’improvviso, inaspettati, mentre ascolti che questo tempo è grande.
Il cervello non smette di darti buoni consigli.
Lascia stare, ti dice, guarda che bella giornata è oggi, perché non te ne vai a prendere un poco di sole a guardare le ragazze che passano vicino al mare.

“Chi sei?”
“Sono uno straniero capitato qui per caso.”
“E cosa guardi?”
“Una barretta che pulsa su uno schermo, affianco all’ultima parola.”
“Non ti annoi?”
“Sì, ma non riesco a vedere nient’altro.”
“A cosa pensi?”
“Alla barretta. E’ un cuore che batte.”

“Se vuoi aspettiamo il raggio verde.”
“Insieme?”
“Sì, mi piace questa panchina. E anche tu mi piaci.”
“Dobbiamo stare in silenzio, dobbiamo solo guardare.”
“Abbiamo qualche minuto. Prima che il sole diventi rosso possiamo dire qualcosa.”
“C’è sempre qualcosa che accade aldilà delle parole.”
“Ci sono cose che accadono e si estinguono nello stesso istante.”

E’ primavera, ora le ragazze fanno come le lucertole, se ne stanno al sole.

“ Mi crescono le unghie.”

E anche tu dovresti uscire, andare in posti all’aria aperta, respirare un po’.

“Non è quello che dici che conta. E’ come lo dici.”
“Non è quello che aspetti che conta. E’ come lo aspetti.”
“Cosa vorresti dire?”
“Niente, non voglio dire niente.”

Ce n’è una che passa tutti i giorni, verso le tre del pomeriggio. Ha i capelli neri che fanno risaltare il pallore del viso. Ha un’andatura particolare, elegante, i suoi passi sono leggeri. Certe volte va a sedersi su una panchina del molo e legge un libro. Ogni tanto solleva lo sguardo dalle pagine e guarda lontano, come se volesse mettere a punto un pensiero.

“Che libro stai leggendo?”
“Una novella. Ma mi sono arenata e oggi non ho voglia di leggere.”
“Di cosa parla?”
“E’ una storia assurda. Non è molto interessante.”
“Perché no? Abbiamo ancora qualche minuto.”
“Parla di un uomo che misura il tempo con lo sguardo. Lo sguardo sulle cose, le persone, le piante. In base ai cambiamenti che riesce a scorgere, calcola i giorni. Se i giorni passano lenti o veloci. Quando le cose cambiano in fretta si preoccupa, si spaventa. Anche una foglia che cade finisce per inquietarlo. Alla fine trova conforto nelle sue unghie. Le guarda spesso, più volte al giorno. E giunge a una conclusione, pensa che il tempo dipenda solo dalle cose che guardiamo e dalla lentezza del nostro sguardo. Perciò possiamo rallentarlo. Così finisce col guardare sempre di più le sue mani.”
“E poi? Che succede, dopo?”
“Non lo so, sono arrivata a quel punto. Non riesco ad andare avanti.”

Ha gli occhi verdi e lineamenti delicati. La cosa che noterai è una fossetta che le si forma sulla guancia quando sorride. E le pause, le lunghe pause che inserisce fra le parole.

“Non so, è come se non avessi più la curiosità. E’ strano, ma è così.”
“So cosa intendi dire.”
“Ecco, il sole sta per toccare la linea dell’orizzonte.”
“Sì, aspettiamo.”

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5 Risposte to “”

  1. Così dovrebbero sempre nascere le storie d’amore. Quando ad un certo punto tutto pare avere un senso nel non chiedere più nulla che tutto è stato chiesto. E ottenuto.
    Commovente:)

    A me le unghi si spezzano sempre.
    Saraà per quello allora…

  2. AltraBetta said

    unghie-pensieri: felice parallelo. entrambi artigliano un’idea, magari inutile, magari no.
    a volte si colorano di smalto rosso, a volte si scheggiano, altre si limano. personalmente, talvolta arrivo al punto di mangiarmi le unghie più scomode…
    ma parte questo, il cervello dà sempre buoni consigli (se non può dare cattivo esempio): quindi può essere che spesso non dici quello che t’aspetti, che non la conti giusta, la storia, mentre calcoli giorni.
    🙂
    ecco, questa narrazione ne è un esempio godibilmente straniante.
    una colica di tempo, dove, alla fine, se il sole *staccasse* la linea all’orizzonte, forse sentiremmo tu tu tu di sottofondo.
    e suonerebbe bello.
    magia, la tua capacità di mettere appunto un pensiero e graffiare l’attesa “aldilà” delle parole: io godot da morire. compliments.

  3. triana said

    quante belle cose bobbotiane stai scrivendo, Bobboti!

  4. melacecca said

    quoto il n° 3…senza scompormi troppo esteriormente ma facendo la ola interiormente!

  5. bagar said

    Mi piace. Mi piace. Mi pace.

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