maggio 5, 2009

Se scrivi cose che non si capiscono è meglio che non scrivi. Carletto Bingia, che era un vero concionatore, ripeteva spesso questa sentenza. Lo diceva a tutti. Un giorno lo disse al macellaio, Antonino Pettorra. Glielo disse mentre quest’ultimo cercava di spaccare l’osso di una bistecca a colpi d’accetta. C’era un tale fracasso che le parole si persero fra i quarti di maiale.
“Non ho capito” disse Antonino,  fermando la sua azione squartatoria fracassona.
“Vorrei anche un pezzo di quel sottospalla”, replicò Bingia, ignorando totalmente il macellaio.
“Questo non è sottospalla, è lombata.”
“So riconoscere la lombata, per chi mi hai preso?”
“Signor Bingia, le assicuro che è proprio lombata.”
“Allora tieniti anche le tue stupide bistecche.”
E se ne andò, lasciando il macellaio con un palmo di naso.
Un’altra volta, nel bel mezzo di una mattina serena di Maggio, incontrò al parco un professore di matematica in pensione. E sentenziò.
Quello voltandosi disse: “Ma io non scrivo proprio un bel niente!”
“Ci manca solo che anche i professori di matematica si mettano a scrivere.”
“Perché, cosa ha da dire dei professori di matematica?”
“Sono tutti dei cretini, ecco cosa sono. Pensano che i numeri siano Dio.”
“Io non lo penso menomamente. E dianzi ero in chiesa, per sua informazione.”
“Menomamente, dianzi. Allora lei è anche più cretino degli altri professori di tutto il globo.”
A quel punto il professore assestò un colpo d’ombrello sulla nuca del Bingia il quale cadde a terra come paralizzato. Mentre era lì, immobile, con una guancia sull’erba fresca del giardino, Carletto Bingia pensò che le pecore passano quasi tutto il tempo con le labbra a contatto con l’erba fresca.
“Le pecore non scrivono poesie sui prati!” Concionò così, sollevandosi lentamente. Poi si massaggiò il collo e se ne tornò a casa sua. Più tardi, mentre guardava il telegiornale, ebbe voglia di una bistecca.

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19 Risposte to “”

  1. Comunque è vero, se scrivi cose che non si capiscono, la colpa è solo tua (è vero, uno che scrive se vuole che gli altri capiscano, deve farsi capire). Detto questo: ma perchè i macellai fanno tutto quel baccano quando tagliano la carne?
    Comunque: “Le pecore non scrivono poesie sui prati” fa il paio con quel proverbio ebraico che dice che il cavallo parlerebbe, se avesse qualcosa da dire.

  2. melacecca said

    devi continuare a scrivere cose incomprensibili…chè sono belle lo stesso!

  3. Chissà perchè ho pensato ad Antonio Ligabue.
    Forse perchè lui l’erba la mangiava…
    O forse perchè era matto o perchè girava conl’ombrello sgangherato o perchè ne ho giusto un ritratto qui davanti.
    Con le sue belle labbra rosso vermiglio che sembra gradiscano molto l’erba fresca.
    Ciao birambai

  4. AltraBetta said

    meno (-) mamente. ma mente.
    eheheh.
    in realtà anche il lettore sta sulla gaussiana. e forse non c’è nulla da non capire.
    :))))
    sempre armonica anti-sinfonia il tuo scrivere, anche quando ha voglia di steccare due volte…

  5. triana said

    … e anch’io, modestamente non mi sento troppo bene (vedi tuo post precedente) webbisticamente parlando. Peccato, perchè almeno come lettrice troverei luoghi ameni dove brucare l’erba con Carletto Bingia e scrivere poesie con le pecore (che, checché ne dica Carletto, scrivono bellissime poesie oulipiane e dadaiste). Per non parlare del gesto lento e maestoso del macellaio quando taglia fettine come facesse carezze – e qui mi schiero dalla sua parte – e che sempre mi affascinò. Insomma, questo blog – che masochisticamente troppo diserto – è tutto una frescura.

  6. triana said

    ovviamente il macellaio mi tocca immaginarlo tra un fracasso e l’altro. ma il bello del fracasso è che esso prelude al taglio carezzevole.

  7. utente anonimo said

    Be’, lei non ci crederà, Bobbote’, ma l’hanno fatto. Anzi, l’ha fatto. Un collega, Lello Gurrado, giornalista di vecchio corso del quale avevo perso le tracce una venticinquina d’anni fa, quando faceva sodalizio con un altro giornalista delle nostre parti, Romano Asuni, anch’egli poi scrittore (“Il ritorno – Boìcu e altre storie”, per Simonelli) e mio caro amico. La mia abituale spacciatrice di libri (che Iddio o chi per lui me la conservi, ché senza la mia vita sarebbe infinitamente più triste e povera) mi ha segnalato, fresco d’uscita, un giallino a sua firma edito da Marcos y Marcos (“Assassinio in libreria”), dove Gurrado fa morire – assassinata, of course – una storica libraia milanese, alla presenza di una ventina di scrittori di “noir”, indigeni e foresti (tutti li mejo fichi der bigoncio, da Cammilleri a Fred Vargas, da Lucarelli a Joe Lansdale).
    Insomma, mutatis mutandis, lo spunto e le atmosfere sono dalle parti di quel “Leggitore di scrittore morti” che lei ben conosce, per aver preso parte al gioco or sono un paio d’anni. Coincidenze, ça va sans dir. Che però un po’ inquietano. E dimostrano come il fancazzismo precluda a operine come la nostra ogni possibilità di vedere la luce, per divertenti che possano essere. Ma noi questo lo sappiamo, e – per usare una fine espressione molto in voga nei salotti del centrodestra – ce ne sbattiamo ugualmente le balle, da inguaribili cazzari perdigiorno, ché altro alla fine non siamo. Hasta Polanca siempre!

  8. birambai said

    Maestro, ora finalmente ci credo: quella cosa delle orecchie che fischiano, del pensiero telepatico e compagnia cantante è tutta roba che funziona. Sì, perché qualche ora fa si parlava di lei, qui nel nido dei corvi. Con “la Madame” (incontrata per caso dopo mesi) si facevano illazioni sulle sue sparizioni. Madame e Madama, questo è il sunto, il titolo, da gran poeta quale sono. E non più tardi di tre giorni fa, stavolta sotto la Madunina, un’altra gran Dama (questa molto più elegante della prima- ihihih-) mi chiedeva ancora di Lei. La Nebbiolinafavorita protestava anch’ella, sentendosi, come tutti noi, alquanto trascurata.
    Su Mastru, lei butta il sale sulle ferite, a proposito del fancazzismo. Lo sa, lo sappiamo bene, che neppure se ci recludessero in una comunità di disintossicazione riusciremmo a guarire. Siamo destinati a questo, a godere dello stato di mandrones e a maledirlo a un tempo.
    Adesso, per esempio, un po’ mi rode che sia stato pubblicato il giallino in questione. Penso che eravamo arrivati prima noi, che tutto quel lavoro (Suo, per la verità) non ha prodotto altro che il nostro divertimento e di qualche sciagurato che ha avuto la disavventura di leggerlo. Ma so anche che fra un’ora me ne sarò già dimenticato. Dopo aver fatto spallucce dirò: ih, e tantu…
    Quando viene sull’isola di pietra? Mi deve raccontare un sacco di robe. Piano eh, senza fretta, a sa lena, senza stancarci.
    Un abbraccio Maè, a presto.

  9. In effetti, sto pensando a qualche giorno isolano, per l’inizio di giugno. Ma i pensieri – lei lo sa – stancano meno delle azioni, quando non si tratti di pensieri pesanti. Dunque, al solito, non so se alla fine partirò (può essere di sì, ché Madama chiude per qualche giorno). Ma se decidessi di farlo, magari finisce che colei che gira per casa si impunta di andare a Trieste o a Ferrara, e così… Boh, si vedrà, Bobotte’: se vengo le farò un fischio, così lei organizza una bella rebotta, mandronìa permettendo. Ma lei e il suo sodale filosofo, benedett’uomini, possibile che giriate sempre al largo dall’Urbe? Che è mo’ ‘sta frenesia di Milano? Non gliel’hanno ancora detto che la mitica città da bere se la sono già bevuta tutta, e pure da un pezzo?
    Passi pure da qui, una volta, che diamine. O mandi Polanca. Insomma, veda lei. E mi saluti Madame, se ha la (s)ventura di incontrarla (e tanto già non me la immagino, tutta impegnata a spaccare i marroni a tutti i mobilieri dell’isola di pietra per arredare la nuova magione. A occhio, direi che si orienterà sul finto-barocco, più che sul design minimalista… Però, siccome quest’ultimo va molto di moda, potrebbe essere tentata dal mettere i due stili insieme, con qualche ninnolo in sughero, due panchette in ferula e un tappeto di Mogoro, giusto per dare un tocco folk al tutto. Che Dio salvi il povero Paperi…)

  10. Di tutte le cose che avete detto – tutte false è dir poco -, non mi curo, così come si addice a una vera regina
    Prima di congedarmi vorrei però esprimere grande soddisfazione: sono contenta che vi abbiano fregato il romanzo, così imparate,
    siete solo due inveterati e inconcludenti cialtroni
    Mi chiedo perfino se non l’abbiate fatto leggere a troppe persone (ma che bello ma che bravi ma che creativi) e se qualcuna di queste, sebbene involontariamente, ne abbia menzionato in giro

    Ma cari amici: le storie sono praticamente sovrapponibili, sebbene nel vostro romanzo sia morta – nell’ecatombe letteraria – una valentissima scrittrice e non una libraia storica

    PS: messaggio per il Sor Treccàni
    Va’ che la descrizione di Madame che arreda casa è una metafora di pessima fattura

    pps: il Paperi è cialtrone par vostro, Ello ha ciò che si merita

    mi ripeto: siete due allocchi che altri non ce n’è

  11. in che senso ‘molto più elegante’?

  12. birambai said

    eh, Dottorè, che la sua erre moscia si capisce subito che è di oroteddiettottu.

  13. erre moscia? quale erre moscia?
    quella ce l’avete voi di Suni(s)

  14. Skeight said

    A forza di concionare, finisce che ti conciano per le feste 🙂

  15. melacecca said

    no, ma dico..un post nuovo no?

  16. vieenblues said

    Reclamo un post nuovo, come il commentatore precedente. (Tu) è meglio che scrivi; di pecore, macellai o di qualunque cosa.

  17. birambai said

    vabbè, mi arrendo. Quanto tempo ho a disposizione?

  18. birambai said

    naturalmente voglio un tema.

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