settembre 17, 2009

Leonardo Pirolla si fermò per riprendere fiato e appoggiò il carico per terra. Guardò una volta a destra e una volta a sinistra: a quell’ora non c’era nessuno, poteva ancora riposare. Poi afferrò di nuovo la quercia, se la caricò sulle spalle e riprese il cammino. Sembrava una specie di gesucristo sardo, con i gambali e tutto il resto. Però non aveva un’aria sofferente. Anzi, sembrava molto soddisfatto.”Ancora pochi minuti e sarò a casa” pensò. Nell’ultimo tratto di salita, si lasciò andare a un certo compiacimento, pensando alla faccia che avrebbe fatto Mariantonia vedendo la quercia. La vendetta era compiuta e lui era un uomo degno del massimo rispetto.

Alcune ore prima, nella loro bella stanza matrimoniale, Mariantonia aveva cominciato a contare le pecore per prendere sonno. Ne aveva contato centotrentuno e non c’era stato verso di andare avanti. Allora aveva svegliato il marito: “Leonà, ne manca una, ti hanno rubato una pecora, vai subito a vedere!”
Lui era saltato giù dal letto come una molla e stava per uscire così com’era, in mutande e con la doppietta. “Mettiti i pantaloni!” gli aveva urlato Mariantonia.
Leonardo Pirolla aveva indossato i pantaloni e aveva riposto la doppietta. “Al posto della doppietta prendo la motosega”.
Arrivò al proprio ovile. Effettivamente gli mancava una pecora.
Allora, dando ascolto ai suoi sospetti, puntò dritto verso le campagne di Furanzones. Dopo un paio di chilometri, vide da lontano una striscia di fumo che si levava dalla capanna di Cesare il porcaro: “Lì hanno arrostito pecora”.
Con fare furtivo si avvicinò al recinto dei maiali, pronto ad accendere il motore e motosegare un verro. Però si trovò davanti una scrofa con i suoi maialini che suggevano dalle grasse mammelle. “I maialini non hanno colpa”. Così cambiò idea e decise di vendicarsi con un albero del querceto. Scelse la pianta più bella, un esemplare che sembrava disegnato, tanto era perfetto. Aveva un tronco così grosso che con le sue braccia, lui, non avrebbe mai potuto abbracciarlo. Sotto la luce della luna, Leonardo guardò e riguardò l’albero. L’idea della vendetta lo eccitava.
Si eccitò a tal punto che sentì qualcosa muoversi sotto i pantaloni di fustagno, qualcosa che gli stava diventando duro. Cercò di resistere alla tentazione del demonio. Inutilmente. Poco dopo stava infilando quella cosa dura dentro un buco del tronco secolare. “Amore mio, amore mio” diceva, fra un sospiro e l’altro.
Quando ebbe finito sollevò lo sguardo. Le fronde della quercia erano piene di piccole ghiande che sembravano tante faccine con un cappello in testa. No, non poteva motosegare quel dono della natura, era troppo bello e i riflessi della luna penetravano fra le foglie.
Per fortuna, lì vicino, c’era un’altra pianta più piccola e meno bella, con le foglie un po’ ingiallite dalla siccità. “Tu non mi freghi” disse. Si concentrò e in pochi secondi la segò.
Era pesante, nonostante fosse una pianta ancora giovane, e trasportarla fino al paese gli costò una fatica disumana.
Ce l’aveva fatta, però.  Anche senza i soldati che lo frustavano ad ogni caduta, anche lui aveva superato le stazioni della viacrucis. “Mariantonia sarà soddisfatta”.
Quando si svegliò, Mariantonia guardò l’albero: “Aspettami qui” disse.
Scese in cantina e prese il nervo di bue. Poi, senza aggiungere una sola parola, assestò ventidue nerbate sulla schiena di Pirolla.
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10 Risposte to “”

  1. AdRiX said

    “Aicci imparas, balossu tontu!”

  2. ladypazz2 said

    oh. ma che bella scrittura viva qua dentro đŸ™‚

  3. Se cerchi un libro da leggere e vuoi un consiglio, se sei appassionato di letteratura o semplicemente ti piace essere aggioranto visita http://www.recensionelibro.it

  4. triana said

    Ma sei troppo forte, BobbĂ²:))

  5. birambai said

    Adri, no ddu imparada mancu de aicci.(il mio campidanese zoppicante)

    mela: cappuccio!

    mylady: è viva solo per accanimento terapeutico.

    galdi: lo farĂ², forse.

    trianĂ¹: e tu sei sempre il mio tesoro.

  6. utente anonimo said

    Pirolla == o ‘l pirla!

  7. birambai said

    certi anagrammi da “sbornia” li sa fare solo lui.

  8. utente anonimo said

    m’ha fatto morire ‘sto terminator sardo telecomandato dalla moglie đŸ˜€
    petslog

  9. io dico che sei grande, Bobbotino.

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