settembre 24, 2009

Ecco che allora ci siamo riuniti per una cena speciale. Stavolta l’idea è venuta a Franco Bullitta: “Sono andato a raccogliere lumache, ne volete?”
Ci sono i soliti Bulgaria e Polso, oltre a me e Polanca, naturalmente.
Bullitta arriva verso le nove con una pentola piena di lumache cucinate dalla madre: “Vogliono solo scaldate”.
“E poi vogliono messe nei piatti, e poi vogliono succhiate,  e poi vogliono digerite” fa Polanca, con un tono canzonatorio.
Bullitta se lo guarda. Poi guarda me. Non dice niente, ma dalle rughe della fronte si capisce che si sta interrogando sul senso delle parole di Polanca.
“Lascia stare,” lo tranquillizza Polanca “certe cose non vogliono spiegate. Non vogliono”.
Il profumo è di quelli buoni.
“Spero che tu le abbia fatte spurgare per almeno una settimana”.
“Sì Bulgarì, gli ho fatto pure la lavanda gastrica”.
“Non scherzare, io merda di lumaca non posso mangiarne, sono a dieta”.
“Le ho prese che si stavano svegliando dal letargo, non avevano niente nello stomaco”.
“Come fai a saperlo?”
“Lo so. Lo so e basta”.
“Al diavolo, adesso mi vuoi far credere che vedi dentro la pancia degli animali?  Io mangio un pezzo di formaggio, va bene così".
“Finiscila! Gli ho dato la farina per dieci giorni. Alla fine hanno prodotto solo filetti di pasta. Potevo cucinare anche quelli, volendo”.
Polso, in mezzo a tutta la discussione, inzuppa il pane nel sughetto piccante e succhia con voracità da una conchiglia. Fa un rumore strano, di quelli che senti di notte nella foresta.
“Non abbiamo le forchettine”.
“Stuzzicadenti”.
“Neanche quelli”.
“Basta fare un buco nella schiena e poi aspirare”.
“La schiena? La schiena di chi?”
“Qui, guarda…” spiega Polso, “qui dove inizia la spirale. Fai un taglietto col coltello e… ops, è fatta”.
Insomma, alla fine è tutto un concerto di risucchi per brodini e corna di lumaca. Nessuno parla più. Solo io, due o tre volte, faccio i complimenti alla mamma di Franco Bullitta.

Abbiamo quasi finito con i bis, quando Bulgaria se ne esce con la sua proposta: “Voglio fare le primarie”.
Nessuno di noi, presi come siamo dalla complicata battaglia con i gasteropodi, sembra dargli ascolto. Allora ripete: “Voglio fare le primarie!”
“Che primarie?” gli chiedo.
“Quelle della sinistra”.
“Ma perché ti sei iscritto al partito democratico?”
“Macché, dicevo qui, fra noi. Io mi candido. Chi si vuole candidare?”
“Mi candido anche io” fa Polanca, con aria di sfida.
“Bene allora ognuno illustri la sua tesi. Dieci minuti di tempo. Poi ognuno di voi può fare un intervento per le dichiarazioni di voto”.
“Ma piantatela, ” dico io, “non sareste in grado di convincere neppure vostra nonna”.
“A no eh? Allora stai a vedere…”
Non ha manco finito di dirlo che Polanca si alza e va a bussare nell’appartamento di fronte, quello dove abitano i due vecchietti, i coniugi Pitzalis. Bulgaria, che non si aspettava quella mossa, rimane basito.
Dopo qualche minuto sentiamo suonare alla porta. Vado ad aprire. Il signor Francesco e la signora Maria, tutti e due in pantofole e vestaglia, si presentano con un sorriso: “Noi votiamo per Polanca, è proprio bravo, ha le idee chiare”. E se ne vanno.
“Che cavolo gli hai detto, Polà?”
“Quello che ho sempre pensato” risponde, senza dare troppo peso alle parole.
“E Bersani? E Franceschini?”
“Non vogliono”.
“Non vogliono cosa?”
“Non vogliono e qualcosa”.
“Ritiro la mia candidatura!” dice Bulgaria, “ siete liberi di votare per lui”.
Bullitta e Polso, che nel frattempo avevano preparato una scatola di cartone come urna,  stanno scrivendo il nome di Polanca su un foglietto di carta macchiato di sugo.

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4 Risposte to “”

  1. cf05103025 said

    Non vogliono e qualcosa?
    E Se e qualcosa vuole lui, come la mettiamo?
    Io ci andrei piano a Polanca.
    Non si sa mai;
    se e qualcosa ci tira ‘na schioppetata che s’è offeso.
    Sì, io non avrei votato!
    Mi sarei ritirato nell’ovile mascherato da caprone.
    :7)

  2. e.l.e.n.a. said

    l’esprit d’escargot.

  3. lumachine&primarie.
    come infilzare la lumachina giusta.
    o come essere infilzati.
    chissà.

  4. bortula said

    Non riesco a finire di leggere il racconto, l’occhio mi torna sempre a quel piatto, con una strana salivazione.

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