ottobre 29, 2009

Questo fatto è accaduto la mattina del 23 di Settembre, il giorno dell’equinozio. Non credo che c’entri nulla con la diminuzione delle ore di luce, ma non posso dirlo con assoluta certezza.
Giambasilio Murrone, dopo aver indossato le scarpe nuove, disse: “Le devo provare”.
“Dovrai fare una passeggiata” propose una voce.
“E’ quel che farò”.
In casa non c’era nessuno, dal momento che Giambasilio abitava da solo, e per un po’ si chiese da dove potesse arrivare quella voce che gli veniva da dentro a suggerirgli le cose. Non trovò una risposta convincente e la sua voce interiore, in quel caso, non lo aiutò.
Uscì verso le undici e tre quarti.
“Sono troppo lucide, faccio la figura del signorino”. Ma una vecchia con un sacchetto pieno di castagne gli passò vicino senza neppure guardarlo.
“Beh, però, per quello che mi sono costate, sono delle ottime scarpe. Fondo in cuoio e pellame di prima qualità. Mi ci devo solo abituare”.
Aveva già fatto trecento metri, con le suole nuove che risuonavano ad ogni passo, e stava per tornare indietro: “Ora vado e scrivo un racconto che lascerà stupefatti tutti i lettori”.
“Non proprio tutti” lo ammonì la voce.
Così pensando svoltò a destra, in Via Pintorserra. Fu lì, vicino alla casa di Pietro Perino, che vide la fila di formiche. Migliaia di piccoli esserini andavano uno dietro l’altro, formando una linea sottile che si perdeva in un punto imprecisato. Giambasilio Murrone, incoraggiato dalla voce, decise di scoprirlo.
Dovette fare altri dieci passi per arrivare in Piazzetta Bonghi.
“E’ un bellissimo formicaio, non ne vedevo uno così da quando ero bambino”.
Si chinò e cominciò a osservare le formiche.
In quel momento arrivò uno sconosciuto. Si avvicinò a Giambasilio e chiese: “Mi sa dire dov’è Piazza Bonghi?”
“Ci sta sopra in questo momento”.
“Ah, che stupido!”
“Già”.
Lo sconosciuto stava per andarsene. Poi, vedendo che Giambasilio scostava un po’ di terra con un rametto, chiese: “Ma che fa, così piegato?”
“Osservo le formiche”.
“ Lei è uno studioso?”
“No”.
“E allora?”
“Allora cosa?”
“Perché le osserva?”
“Perché mi va”.
Lo sconosciuto assunse un’espressione perplessa e arricciò il naso.
“ E cosa ci trova di interessante?”
“Lei lo sa che le formiche coltivano i funghi? E che vanno in ibernazione? E che si orientano col sole? E che trovano la via del ritorno contando i passi? E che…”
“No, non lo sapevo” disse lo sconosciuto, sempre più sorpreso.
“Ecco, adesso che lo sa mi lasci in pace”.
Il tipo, pensando di avere a che fare con un pazzo, se ne andò senza aggiungere altro. Giambasilio pensò a quanto è misera la vita di molti uomini.
Poi, avvicinando l’orecchio al formicaio, cercò di ascoltare il rumore del lavorio incessante delle operaie.
Ma ecco che la voce lo ammonì di nuovo: “Dovresti camminare ancora un po’, domani non puoi andare in ufficio con le scarpe così nuove”.
Stavolta, Giambasilio Murrone non le diede ascolto. Se ne rimase lì per altre due ore. Fece rientro a casa intorno alle quattordici. Nel tragitto contò i passi e, per lunghi tratti, camminò ad occhi chiusi. Prima di infilare la chiave nella serratura del suo portone, si chiese come mai i vivai sono così silenziosi e i mortai fanno invece tutto quel rumore.

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10 Risposte to “”

  1. è qui la fontana dei racconti? ho due o tre taniche da riempire! đŸ˜‰
    (ma murrone sarebbe come topolone?)

  2. birambai said

    No, pet, Murrone è Murrone. Ti sei forse ricordata di mutrucone? :))

  3. birambai said

    altro che fontana, questo blog è più secco del basalto di Sunis. Missà che ci dobbiamo arrendere alla logica di fessobuco.

  4. e.l.e.n.a. said

    venderò le mie scarpe nuove
    ad un vecchio manichino
    per vedere se si muove
    se sta fermo
    o se mi segue nel cammino.

    secondo me, giambasilio murrone poi le ha vendute. ché mica si sopporta una voce che ti dice cosa devi fare o non fare. e poi i colleghi sarebbero stati invidiosi. 

    (e comunque no, fessobuco no, che poi non ti posso legger più. )

  5. a me piace osservarle quando trasportano semi più grandi di loro e mi viene la voglia di sollevarle di peso e appoggiarle delicatamente vicino al formicaio.

  6. melacecca said

    già…sono domande inquietanti! anche a me questi tuoi racconti mi danno un senso di secchezza, ma forse è solo perchè sono ambientati in sardegna in quelle zone che una si immagina un po’ brulle. però la cosa più bella sono i noi…!

  7. triana said

    Che bello, ma che bello, ma che bello! Anche perché stamattina anch’io ho indossato scarpe nuove che cigolano giusto per camminarci un po’ e snuovirle. Ho una specie di zattera basculante che peserà mezzo chilo sotto a ogni piede, ma dice che fa tanto bene alla schiena. Sarà, ma se avessi sentito anch’io una voce che mi portava di piazzetta in formicaio me la sarei passata meglio.
    Mi fai sempre sorridere tanto quando ti leggo e il sorriso resta appiccicato sulla faccia anche dopo, per un bel po’. perciò ti meriti un bacino speciale. E un altro per il bel commento che mi hai lasciato.

  8. triana said

    ….Giambasilio pensò a quanto è misera la vita di molti uomini…:))))

  9. il mutrucone đŸ˜€
    veramente pensavo a mus, muris…

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