febbraio 2, 2010

Come se niente fosse, camminavo da due ore. Ma mica nel parco o, che so io, in una bella spiaggia con la risacca che ti culla dentro e tutto quanto. No, camminavo nelle strade piene di freddo, dalle parti della zona industriale. Faceva un freddo tale che sentivo il gelo punzecchiarmi dappertutto, sotto i vestiti, come se volesse fare l’amore con me in modo strano. E anche se cercavo di dirgli di no in tutte le maniere, lui continuava a farmi le proposte più oscene.
Oltre a questi aghi di ghiaccio petulanti, sentivo anche un po’ di fame mista a infelicità che ogni tanto mi stringeva nello stomaco.
Allora, non sapendo cosa fare, mi sono fermato e ho guardato il cielo. C’era una luna bianca, sola come me.
Da lì in poi è stato naturale che io mi sia sentito un poeta sconsolato. Così ho subito chiesto alla luna che cosa faceva, anche lei tutta sola, silenziosa e compagnia bella, in quella notte indisponente. E lo chiedevo alla luna più che altro per chiederlo a me stesso, proprio come fanno i grandi poeti.
Chi poteva mai immaginare che a quell’ora, lì, vicino alla campagna, con cinque gradi sotto zero, poteva esserci qualcuno?
Invece sento il rumore di un finestrino che si abbassa. Dalla macchina posteggiata sul ciglio della strada, si affaccia un tipo e mi chiede se ho bisogno di qualcosa.
“Dell’amore” gli rispondo, riprendendomi dallo spavento.
“Vieni con me”, mi dice.
Non ho pensato che potesse essere uno pericoloso, aveva una faccia simpatica. E poi non avevo niente da perdere.
“Sali in macchina”, mi fa.
Parte, facendo fischiare un po’ le gomme.
Per due minuti non parliamo. Poi mi dice che anche lui era andato a finire laggiù per guardare la luna.
“Ti ha lasciato?” gli chiedo.
“Come un sacco di patate”.
“Per me è lo stesso”.
Per il resto del viaggio penso ai sacchi di patate, mi chiedo come vengano lasciati. Forse al buio, al freddo, in modo che le patate non germoglino.
“A proposito di patate…ti andrebbero delle patate arrosto e un bicchiere di vino?” mi chiede il tipo, mentre cerca un posteggio.
“Mi sembra una buona idea!”
Dopo un po’ siamo davanti a un caminetto, in una cantina del centro storico, a sbucciare patate che il tipo aveva lasciato a cuocere sotto la cenere calda. Il vino è di quelli speciali.

Non sono mai stato così male.
Eppure deve esserci una via di salvezza. Un altro amore. Non esiste un altro amore.
Per fortuna nessuno dei due dice chiodo scaccia chiodo.
Però penso lo stesso a come si rincoglioniscono i maschi quando vengono abbandonati da una donna. Penso anche che siano rincoglioniti già da prima.
Dopo aver sbucciato una patata un po’ più piccola e più rotonda delle altre, ci disegno sopra due occhi e una bocca all’ingiù.

“Sono io”
“No, è la luna”.
“Salute”
“Salute”.

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10 Risposte to “”

  1. utente anonimo said

    Infatti, è crudele lasciare le patate alla luce. Ché poi, marcendo, cominciano a puzzare terribilmente, senza potersi conservare un minimo di dignità. Ma, volendo, si può anche considerare la cosa una forma di eutanasia perché germogliano di consumano più velocemente. Ad ogni modo io preferirei finire sotto cenere. Magari, poi, in compagnia di qualche cipolla in agrodolce. La morte sua.
    t. sloggata

  2. utente anonimo said

    Rincoglioniti già da prima, senz’altro.

    P.S.:

    Alla "t. sloggata" suggerisco di aggiungere, a patata arrosto e cipolla agrodolce, qualche fetta di carne cruda aromatizzata alle erbe: da resuscità li morti.

  3. e.l.e.n.a. said

    è così.
    quando ti ha lasciata luna e non è ancora arrivata laltra.

  4. birambai said

    Viva la patata in cappotto!

  5. e.l.e.n.a. said

    e l’uovo in camicia?

  6. birambai said

    quello è l’uovo che non deve chiedere mai.
    L’uovo in camicia andrebbe anche nel calzone.

  7. undulant said

    se l’uovo é in camicia  e la camicia è con i baffi, allora stiamo cercando il  pelo nell’uovo…

  8. e.l.e.n.a. said

    se il calzone è un jeans l’uovo è di colombo.
    un uovo con tentente.

  9. birambai said

    Undu, tu coque?
    Selene, il mondo nuovo.

  10. utente anonimo said

    L’uovo è di Colombo perché il blu è di Genova

    eppoi…

    uovo alla coque? UOVO ALLA COQUE? Lo sapete che non sopporto la cucina francese!!!

    P.S.: anche Cesare notò che Bruto, figlio suo, s’era fatto un uovo alla quoque.

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