marzo 25, 2011

Come torno a casa, li trovo che discutono a manetta, sembrano ospiti della tivvù. Manca il conduttore ma Bulgaria e Polanca se le danno di santa ragione.
“Fino a ieri dicevi che il tuo capoufficio è una merda e ora ti preoccupi per lui”.
“Non è che mi preoccupo, però un po’ mi dispiace”.
“Per un’unghia incarnita?”
“E’ doloroso, cazzo!”
“Ma ben gli sta! Sii coerente, almeno, non puoi dirmi che è diventato bravo solo perché ha un’unghia incarnita!”.
“Ho detto solo che mi dispiace vedergli quella smorfia di dolore ogni volta che mi passa vicino”.
“Veramente hai detto che ti senti addolorato”.
“No”.
“Cosa, no?”
“Non ho mai usato quell’espressione”.
“L’hai detto. Tre minuti fa hai fatto una pausa, sembrava che non ti venisse la parola, poi hai detto proprio “addolorato”.
“Polà, tu sei un bugiardo!”
“Attento a come parli”.
“Non posso averlo detto, quella parola mi ricorda le sagrestie”.
“Le sagrestie?”
“Proprio così, mi ricorda il freddo della sagrestia. C’era un’immagine della Maria Addolorata che mi terrorizzava. Aveva un fazzoletto fra le mani e guardava in cielo con un’aria disperata. Piangeva e si disperava. E io pensavo che stesse giudicando i miei peccati.”.
“Che peccati?”
“Quelli che sai anche tu Polà, non ti ricordi quando avevi paura di diventare cieco?”
“Io non mi sono mai masturbato”.
“Non abbiamo mai smesso!”
“…”
“E il capoufficio ha la stessa espressione della Mater Dolorosa?”
“Non guarda in cielo, però un po’ si assomiglia”.
“Ma non è che hai una crisi mistica?”
“Vai al diavolo, discutere con te è come discutere con Luttwak”.
“Chi?”
“Luttwak, l’esperto americano. Sa sempre tutto lui, quando parla sembra pronto a raccogliere le parole che ha appena detto per conservarle in un sacchetto”.
“Esperto di cosa?”
“Di tutto. Ma soprattutto di guerra”.
“Ah, ecco perché mi paragoni a lui. Finalmente lo ammetti, in fatto di guerre ti surclasso”.
“Il comando è mio!”
“Macché tuo, il comando per il momento non è di nessuno”.
“Adesso è mio, te lo dimostro”.
 
A questo punto, Bulgaria si alza, va nell’altra stanza e torna con una scatola di cartone piena di aeroplanini di carta. La poggia per terra, apre la finestra e comincia a lanciarle i razzetti.
Polanca non si fa pregare. Prende anche lui una scatola e comincia a fare altrettanto.
Da sotto, sento una signora che urla: “Ma che fate, siete impazziti?”
“Non si preoccupi signora, sono solo dei Tornado, non fanno del male a nessuno” risponde Polanca.
“Quello non era un Tornado” dice Bulgaria.
“Certo che era un Tornado, era appena partito dalla base di Decimomannu”.
“Vedi che non sai una sega! A Decimomannu i Tornado non ci sono”.
“Il comando è mio e li faccio partire da dove voglio”.
“Addolorato!”
“Luttwak!”
“Addolorato!”
“Unghia!”
“Mi dolgo!”
 
E continuano così. A me neanche mi considerano. Continuano a far volare quei pezzi di carta e a contendersi un pezzo di finestra. Sono proprio scemi.

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2 Risposte to “”

  1. rido.
    adrix, sloggato da splinder

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